martedì, 18 Giugno 2024
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NUOVE TECNOLOGIE IN AIUTO AGLI STUDI SULLE DECORAZIONI PITTORICHE DELLE TOMBE DI TEBE, EGITTO

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Nell’ambito di un vasto programma di ricerca intrapreso in coordinamento con il Ministero egiziano delle Antichità e l’Università di Liegi, un team internazionale, composto da scienziati del CNRS, dell’Università della Sorbona e dell’Université Grenoble Alpes, ha rivelato alcune “licenze artistiche” esercitate in due antiche decorazioni pittoriche funerarie egiziane, risalenti rispettivamente a circa il XV secolo e circa il XIII secolo a.C., come evidente nei dettagli recentemente individuati e invisibili ad occhio nudo. I loro risultati sono pubblicati sulla rivista PLOS ONE.

La lingua dell’antico Egitto non ha una parola conosciuta per “arte” e la sua civiltà è spesso percepita come estremamente formale nella sua espressione creativa, le opere compiute dai pittori delle sue cappelle funerarie non fanno eccezione.

Eppure un team internazionale e multidisciplinare guidato dai ricercatori del CNRS, Philippe Martinez e Philippe Walter, ha portato alla luce tecniche e pratiche pittoriche le cui deboli tracce avevano a lungo permesso loro di essere eluse da ogni rilevamento.

Studiando le sembianze di Ramses II nella tomba di Nakhtamon, un sacerdote responsabile dell’approvvigionamento quotidiano degli altari nel Ramesseum, o “Tempio dei milioni di anni“, di Ramses II, e le pitture della tomba di Menna (Sorvegliante dei Campi del Signore delle Due Terre e responsabile della loro produzione agricola), tra centinaia di altre tombe di nobili a Tebe, trovarono segni di ritocchi apportati alle pitture nella corso della loro produzione.

Ad esempio, il copricapo, la collana e lo scettro nell’immagine di Ramses II sono stati sostanzialmente rielaborati, sebbene questo sia invisibile ad occhio nudo. In una scena di adorazione raffigurata nella tomba di Menna, la posizione e il colore di un braccio sono stati modificati. I pigmenti utilizzati per rappresentare il colore della pelle differiscono da quelli applicati per la prima volta, determinando sottili modifiche il cui scopo rimane ancora incerto. Così, questi pittori, o ‘disegnatori-scribi’, su richiesta dei singoli committenti delle loro opere, o su iniziativa degli artisti stessi al mutare della loro visione delle opere, potevano aggiungere i loro tocchi personali a motivi convenzionali.

Per fare la loro scoperta, i ricercatori si sono affidati a nuovi strumenti portatili che consentono l’analisi chimica e l’imaging non distruttivi in ​​situ. Alterati dal tempo e dai cambiamenti fisico-chimici, i colori delle decorazioni tombali hanno perso il loro aspetto originario. L’analisi chimica realizzata, unita alle ricostruzioni digitali 3D delle opere tramite fotogrammetria e macrofotografia, dovrebbero consentire il ripristino delle cromie originarie e cambiare la percezione di questi capolavori, troppo spesso visti come manufatti statici, da parte die fruitori.

La ricerca del team dimostra che l’arte faraonica e le condizioni della sua produzione erano certamente più dinamiche e complesse di quanto si pensasse. La prossima missione dei ricercatori sarà quella di analizzare altri dipinti alla ricerca di nuovi segni dell’artista e delle identità intellettuali degli antichi disegnatori-scribi egiziani.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: CNRS

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