L’IMPERO PERSIANO ACHEMENIDE: ORIGINI E STORIA

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La Mesopotamia ha accolto grandi regni, come quello accadico, ma anche grandi imperi, come quello assiro-babilonese e quello achemenide.

Quando gli Assiri stavano consolidando il primo vero “super impero” del mondo, tra il X e il VII secolo a.C., un’ondata di tribù di pastori proveniente dal nord del Mar Caspio era impegnata a stabilirsi nella parte orientale dei Monti Zagros, in un vasto altopiano che si estendeva fino all’India occidentale.

Queste tribù componevano quel popolo semi-nomade di origine indo-iraniana che affollava quelle nuove terre fondando, persino, proprie istituzioni religiose con principi “universali”. Uno di questi principi riguarda il profeta Zoroastro e il suo approccio quasi monoteistico alla religione, con l’attribuzione di divinità suprema creatrice all’essere Ahura Mazda.

Queste nuove credenze religiose, senza particolari restrizioni, erano chiaramente in contrasto con il sistema assiro-babilonese vigente, in cui ogni città aveva un dio patrono esclusivo con il proprio insieme di poteri “divini”.

A sud dell’attuale Iran è emerse una “confederazione” di circa 10 o 15 tribù credenti del zoroastrismo e che hanno chiamato il loro regno come Persia. La tribù principale di questa fiorente lega era la Pasargadae il cui re proveniva sempre dal clan achemenide. Nel 559 a.C., fu scelto un nuovo leader: Ciro II, detto poi Il Grande, noto anche come Kurosh-e Bozorg, Ciro il Vecchio, fondatore dell’Impero persiano achemenide.

L’emergere di Ciro II al potere arrivò solo dopo aver sottomesso i Medi, una tribù dell’Iran settentrionale che inizialmente era più forte della sua controparte persiana. E dopo aver preso il controllo dell’intero Iran, che da ora si chiamerà Persia, si è dichiarato Shah, Re della Persia. 

L’ambizioso Ciro ha assunto immediatamente, come primo sforzo, quello della conquista del mondo, il cui primo obiettivo era l’Impero di Lidia, con sede in Asia minore.

Governati dal leggendario Re Creso, presumibilmente l’uomo più ricco del mondo contemporaneo, accreditato per l’emissione delle prime vere monete d’oro, i Lidi controllavano tutta l’Anatolia a ovest del fiume Halys, tranne la Lycia. Creso fu sconfitto da una capillare pianificazione militare condita da stratagemmi accuratamente elaborati del tutto nuovi nel mondo antico. 

La vita di Creso è stata risparmiata per uno stratagemma politico e psicologico che divenne il marchio personale di Ciro il Grande: il re vittorioso ha sviluppato una magnanima reputazione per aver risparmiato i sovrani conquistati in modo che potesse, presumibilmente, usare i loro consigli su come governare le loro terre.

L’atteggiamento di Ciro, o almeno dalla sua presunta generosità nei confronti delle culture e delle religioni straniere, ha permesso ai Persiani di confrontarsi con i Babilonesi. Dopo aver sconfitto l’esercito babilonese in alcuni scontri, l’esercito persiano ha compiuto il suo ingresso trionfale, senza sangue, nel gioiello del mondo antico, la città di Babilonia, un compito reso facile dalla fuga del tirannico re babilonese Nabonidus.

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Questo evento è stato sancito nel Cilindro di Ciro, un rotolo persiano di argilla redatto nel 539 a.C.: vi si sostenevano i diritti degli oppressi, facendolo considerare il documento simbolico più antico sulla salvaguardia dei diritti umani universali.

Le iscrizioni in lingua accadica usano una scrittura cuneiforme e il contenuto del documento è divisibile in tre temi fondamentali: tolleranza per tutte le razze, religioni e lingue, comunque sorvegliate dall’autorità politica dominante; indennità per gli schiavi e i deportati con ritorno nelle proprie terre d’origine; restauro dei templi distrutti e degli edifici religiosi a sostegno della libertà religiosa. Per i Persiani, dunque, una rivalutazione a livello “umano” necessaria e molto più evoluta rispetto ai più “evoluti” popoli greci.

Dal VI secolo a.C., la società dell’Impero persiano achemenide può essere classificata come “feudale”, con la popolazione in crescita all’interno delle terre centrali dell’impero che si divideva, approssimativamente, in tre classi: la nobiltà (azada), i servi (bandaka) e gli schiavi (mariaka ). Tutte le classi erano ufficialmente i “servitori” del Grande Re, ma la portata della servitù gerarchica tra il re e i suoi nobili esisteva solo in concetto.

In altre parole, il potere del re non era assoluto e, come tale, doveva fare affidamento sul sostegno dell’aristocrazia persiana che aveva interesse a mantenere la propria indipendenza ispirata alla tribù originarie persiane, nonché le proprie ricchezze, i propri palazzi e il loro status di abili guerrieri dell’esercito imperiale.

Come menziona Erodoto, la coesione, l’identità nazionale e l’ardore marziale degli uomini dell’Impero persiano achemenide sono stati rigorosamente mantenuti dalla sua popolazione d’élite attraverso un sistema di istruzione e di etichetta che incoraggiava i costumi, la tradizione e la cultura della Persia. 

A differenza dei Greci antecedenti al IV secolo a.C., in cui gli eserciti endevano a essere ispirati dalla loro singola poleis e dai loro condottieri, l’esercito persiano è riuscito a mantenere un sistema identificativo unico anche attraverso gli abiti da guerra, risultato della natura centralizzata dell’organizzazione dell’esercito direttamente influenzata dai suoi nobili comandanti e dal re.

Uno di questi gruppi di elite era costituito dai cosiddetti ImmortaliAmrtaka, scelti del re persiano stesso: la loro immortalità derivava dal fatto che il loro numero era costante, secondo Erodoto. le perdite in questa divisione erano costantemente sostituite il più presto possibile dai migliori candidati delle migliori tribù persiane. Erodoto descrive scrupolosamente questi Athanatoi nella Battaglia delle Termopili (480 a.C.), molto diversi da quelli rappresentati nella finzione del film 300!

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Nella sua massima estensione, l’Impero persiano achemenide si estendeva dall’Anatolia e dall’Egitto attraverso l’Asia occidentale fino ai confini dell’India settentrionale e dell’Asia centrale

Oltre a conquistare nuove terre, i Persiani achemenidi hanno anche rafforzato la loro presa di forza sui territori attraverso progetti “pubblici” che hanno migliorato le comunicazioni su lunghe distanze. Un buon esempio di tale sistema riguarda la costruzione di strade che collegavano importanti centri come Sardi (in Asia Minore), Ecbatana (nell’Iran occidentale), Babilonia (in Mesopotamia) e Persepoli (nell’Iran meridionale).

Queste strade erano principalmente utilizzate da soldati e corrieri reali e, come tali, erano persino intervallate da stazioni di servizio e locande di riposo gestite dal governo. Inoltre, il miglioramento della comunicabilità nell’impero ha favorito anche le grandi reti commerciali che attraversavano in lungo e in largo il regno in espansione.

Tali sforzi infrastrutturali sono stati integrati da un complesso ambito burocratico che è stato utilizzato per amministrare le province (satrapie). Inoltre, ai membri della corte reale achemenide e ad altri importanti funzionari sono stati concessi ulteriori dispense di cibo e altre facilitazioni al fine di rendere i governi locali più vicini al vertice.

Nell’esercito achemenide vi era anche la tendenza di impiegare stranieri, con la coscrizione di mercenari stranieri: ciò era dovuto all’incorporazione di vari territori marginal” nell’Impero persiano, in particolare relativi alle tribù Saka, dell’Asia central,e e agli indiani lungo i confini del fiume Indo. Queste culture hanno prodotto nuove e interessanti idee militari che sono state rapidamente mutuate dai persiani.

Ma la reale estensione e influenza dell’Impero persiano achemenide è stata ampiamente dimostrata durante l’invasione della Grecia da parte delle forze “multiculturali” di Serse. Tali forze, rappresentate anche nella produzione di ceramica attica del periodo, erano costituite da Sakas (Sciti), Medi, Cicladi, Bactriani, Indiani, Egiziani ed Etiopi, anche accompagnate da fazioni meno conosciute, come i Sagartiani, nomadi iraniani che combattevano come cavalieri con lassi e asce da battaglia.

L’aspetto geografico della Grecia ha svolto un ruolo cruciale nello stabilire un ulteriore bacino di mercenari per i Persiani. L’attività economiche legate alle tendenze pastorali del territorio, gestibili anche da donne e anziani, avrebbe liberato molti uomini, per prendere parte alle attività militari oltre i loro confini, attratti dai facili guadagni offerti da Serse.

L’invasione della Grecia, non un mero capriccio di Serse, è stato l’inizio della fine dell’impero persiano achemenide, assediato da ribellioni in tutti gli angoli del regno. Questi tempi caotici hanno richiesto misure rigorose e le reazioni di Serse a tali problemi ne hanno dimostrato la natura pratica, con provvedimenti a sanare le perdite di guerra.

La caduta di Serse nella sua campagna europea, specialmente dopo la Battaglia di Salamina, portò il Re dei Re a ritirarsi nel lusso della sua corte e del suo harem. Questa tendenza dei sovrani achemenidi a restare isolati nei loro sontuosi palazzi, spinti da piaceri decadenti, intrighi di corte e funzionari corrotti, è continuata per quasi 200 anni, portando così all’ascesa del potere dei governatori provinciali, i Satrapi.

Mentre l’impero persiano degenerava gradualmente, i tempi sono divenuti maturi per un principe macedone di nome Alessandro, il più grande comandante militare della sua epoca, per lanciare una spettacolare invasione di tutto il mondo conosciuto.

Nella seconda metà del IV secolo a.C., le stesse città-stato greche stavano attraversando periodi di tumulti politici e scontri armati. Uno degli effetti di questi tempi tumultuosi è stata l’adozione di nuove riforme militari che hanno eliminato gradualmente le pesanti formazioni di opliti a favore degli epilektoi macedoni che hanno fatto di “un sol boccone” i vacillanti eserciti greci e del resto del mondo.

Daniele Mancini

Per ulteriori info: Britannica, EAA

  • Touraj Daryaee, The Oxford Handbook of Iranian History, Oxford 2012

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