LE ORIGINI DELL’ARCHEOLOGIA ORIENTALE

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Oggetto di studio dell’ archeologia orientale sono le civiltà pre classiche dell’Asia occidentale, dall’Egitto alla Mesopotamia, dalla Siria e dalla Palestina all’Anatolia, dall’Iran alla Penisola arabica.

E’ una scienza che si è sviluppata dalla metà del XIX secolo grazie all’opera di studiosi Francesi e Inglesi, prima, Tedeschi e Americano, poi, affinché fossero recuperate le coscienze di quei territori che videro la formazione delle prime entità urbane, dei primi stati territoriali, dei primi stati nazionali, dei primi imperi.

I primi stimoli, in Occidente, sono forniti dalle fonti scritte, in particolare dal Testo biblico e dai poemi omerici che di quelle civiltà avevano, però, visioni distorte e confuse ma di comprensibile ammirazione e contrasto ideologico.

Estratto della mappa di Ninive realizzata da Feliz Jones nel 1852, British Museum - Foto di Daniele Mancini
Estratto della mappa di Ninive realizzata da Feliz Jones nel 1852, British Museum – Foto di Daniele Mancini

L’accumularsi di impressionanti testimonianze archeologiche provenienti da quei territori, determinò, a inizi del XX secolo, la completa emancipazione dal corpus letterario biblico, aprendo al strada a nuove discipline di studio, per una rivalsa completa di quelle grandi civiltà.

Tra gli anni ’30 e ’50 del XX secolo, lo sviluppo dello scavo stratigrafico ha portato alla ribalta scoperte memorabili che hanno permesso alle grandi civiltà orientali di avere un paritetico piano di considerazione nella storia universale, non solo come semplice preludio della storia greco-romana o delle grandi religioni monoteistiche.

Gli studi sull’archeologia orientale debbono parte dei loro sforzi a un sacerdote egiziano di Heliopolis, Manetòne, e a un dotto mesopotamico di Babilonia, Berosso: la memoria storica delle grandi civiltà orientali, quella egiziana e quella mesopotamica, avrebbe avuto diversa sorte se, nei primi decenni del III secolo a.C., questi due personaggi non avessero scritto delle cronache storiche dedicate ai loro rispettivi signori e sovrani, Tolomei e Seleucidi.

Berosso, è il nome greco di Belreushumu, sacerdote dell’Esagil (tempio) di Marduk, compilò, sulla base di fonti akkadiche e sumeriche, tre volumi di Babyloniaca, dedicati al sovrano Antioco I. Molti frammenti dei volumi sono giunti a noi attraverso Giuseppe Flavio ed Eusebio di Cesarea, grazia a una epitome, del 50 a.C., di Alessandro Pistore.

Manetòne di Sebennito, una località su uno dei rami occidentali del delta del Nilo, a imitazione di Berosso, scrisse tre volumi, Aegyptiaca, dedicati a Tolomeo I Filadelfo. Ad oggi, sono giunti a noi circa 30 frammenti.

Sebbene nel Tardo Antico e nel Medioevo, le memorie delle civiltà orientali risultavano sempre più flebili, sebbene alcuni autori, come Agostino di Ippona, si cimentavano in redazioni di varie storie dell’umanità, accostando personaggi leggendari e sacri, sebbene visitatori di tutte le epoche, testimoniavano monumenti, templi e tombe incalzate dalla sabbia del deserto, in Egitto, sebbene gli obelischi importati a Roma e Costantinopoli continuavano essere testimoni silenziosi dell’ammirazione per una civiltà più antica, in Mesopotamia, invece, i fragili mattoni crudi di Babilonia, Assur e Ninive, si inabissavano sotto la sabbia, lasciando vividi solo toponimi antichi deformati dalle testimonianze delle Sacre Scritture, prima, e del Corano, poi.

Oggi, questi studi sono continui e fiorenti, grazie anche a tante missioni archeologiche italiane che contribuiscono all’enorme sviluppo della conoscenza della culla delle civiltà.

Daniele Mancini

Per un approfondimento bibliografico:

  • P. Matthiae, Dalla terra alla storia. Scoperte leggendarie di archcologia orientale, Torino 2018

 

 

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