L’ARGENTO DI ROMA PROVENIVA DALLA PENISOLA IBERICA, NUOVI STUDI

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L’argento ha sempre rivestito uno status di metallo di lusso ed è stato anche ampiamente utilizzato per la coniazione nel mondo romano già dal periodo repubblicano e, già dal VII secolo a.C., per fornire un sistema monetario standardizzato per le civiltà mediterranee. Tuttavia, le fonti dell’argento di Roma utilizzate per produrre monete sono state in gran parte esaurite, rendendo difficile determinare quali depositi minerari abbiano sfruttato i ricercatori romani.

Dopo quelli del 2017 della Goethe University di Francoforte sul Meno, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Geology ha valutato le fonti dell’argento di roma provenienti da diverse province minerarie della penisola iberica per determinare da quali località potrebbe essere stato estratto il prezioso minerale per la produzione di monete romane.

Secondo Jean Milot, dell’Università di Lione, autore principale di questo studio, il controllo delle fonti d’argento era un importante problema geopolitico e l’identificazione delle miniere romane può aiutare gli archeologi a ricostruire gli antichi flussi dei metalli preziosi.

La Penisola iberica ha ospitato giacimenti d’argento di prim’ordine, soprattutto nella regione meridionale e questi depositi contengono galena, un solfuro di piombo da cui estrarre argento raffinato. Per estrarre l’argento, il minerale di galena viene fuso e purificato e utilizzato per il conio di monete il cui grado di purezza è in grado di raggiungere oltre il 95%.

Per tracciare la fonte dell’argento romano, il team di ricercatori ha analizzato le composizioni di argento e piombo di campioni di galena provenienti da giacimenti minerari nella Penisola iberica e ha confrontato i risultati con le firme chimiche delle monete romane d’argento.

Hanno identificato due diversi tipi di depositi di galena in base alla composizione elementare d’argento dei campioni: una galena ricca di argento che sarebbe stata una probabile fonte per la monetazione romana; una galena povera d’argento che sarebbe stata sfruttata solo per il piombo e, dunque, di minore importanza economica.

Tuttavia, pochi dei campioni di minerale avevano una composizione che si adattava alla composizione elementare d’argento delle monete romane. I minerali contenenti argento, infatti, abbracciavano un’ampia gamma di variabilità compositiva restituendo un intervallo di composizione elementare molto ristretto.

Sulla base delle firme elementari di piombo dei campioni di galena, i giacimenti minerari della Spagna sudorientale si adattano meglio alla composizione delle monete romane, suggerendo che questi depositi erano una delle principali fonti dell’argento romano. Sia i depositi di galena ricchi che quelli poveri d’argento furono probabilmente ampiamente sfruttati e il piombo estratto dalla galena povera d’argento era mescolato con altri minerali per estrarre l’argento.

Questi risultati basati su analisi chimiche sono anche coerenti con le prove archeologiche per l’antico sfruttamento minerario nella regione.

L’attenta combinazione delle ricerche fornisce un modo per distinguere tra depositi ricchi di argento e depositi sterili di minerale, fondamentale per comprendere le dinamiche della fornitura del famoso argento di Roma.

Milot ritiene, dunque, che questo tipo di ricerca potrebbe essere esteso alla regione ricca di argento in cui la monetazione è stata effettivamente inventata nel VII secolo a.C.,  tra Grecia e Asia Minore, permettendo di riconoscere i giacimenti minerari perduti che hanno fornito argento agli imperi del Mediterraneo orientale dall’Età del Bronzo al crollo dei Regni ellenistici.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Geological Society of America

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