IL PORTICO REALE DEL SECONDO TEMPIO DI GERUSALEMME

Per leggere questo articolo occorrono circa 3 minuti

Gli studi e le ricerche degli archeologi sul Secondo Tempio di Gerusalemme non dipendono più principalmente dalle descrizioni dello storico ebreo romano di I secolo d.C., Flavio Giuseppe per comprendere come potesse apparite il Portico reale di Erode, noto anche come Stoa reale di Erode. 

I reperti architettonici recuperati durante gli scavi del Monte del Tempio ora possono consentire una ricostruzione accurata e dettagliata.

In un recente articolo tratto dalla Biblical Archaeology ReviewOrit Peleg-Barkat esamina ciò che sappiamo oggi sul portico che il re Erode ha fatto erigere lungo il fianco meridionale del Tempio di Gerusalemme. 

Peleg-Barkat, come ha sottolineato Flavio Giuseppe, il portico merita di essere menzionato più di ogni altro monumento, oltre al tempio, per l’enormità dell’impresa: Erode ha dedicato molti anni e risorse sostanziali al progetto, che, secondo le recenti prove archeologiche, non è stato completato fino a molti anni dopo la morte di re Erode.

L’impresa prevedeva un prolungamento oltre i confini topologici del Monte del Tempio e sono stati eretti enormi muri di sostegno per sostenere il riempimento necessario per creare la superficie su cui costruire il Portico Reale. Recenti scavi di quest’area hanno portato alla luce diverse strutture che sono state rase al suolo per espandere il Monte del Tempio.

Sull’estremità meridionale del Monte del Tempio, dunque, era posto il Portico reale di Erode, una struttura porticata composta da un doppio ordine di colonne, ciascuna di un unico pezzo di marmo, con i soffitti rivestiti di pannelli di cedro. Tutto lo spazio incluso dal portico era pavimentato con pietre di svariate qualità e colori (opus sectile). Chi lo attraversava per raggiungere il secondo piazzale, si trovava di fronte ad una balaustra in pietra dove erano poste una serie di lapidi con incise le leggi della purificazione, alcune in lingua greca altre in latino, affinché nessuno straniero potesse entrare nel luogo santo. Il portico era adibito ad attività pubbliche e commerciali. 

Nessuna delle opere murarie del Portico Reale è sopravvissuta, rendendo particolarmente difficile per gli archeologi moderni compierne una ricostruzione. Tuttavia, frammenti architettonici caduti ai piedi del muro meridionale del recinto sacro, dopo il grave danno causato dal sacco romano di Gerusalemme nel 70 d.C., sono stati trovati negli anni gurante gli scavi archeologici guidati da esimi studiosi israeliani.

Ad oggi, sono stati rinvenuti più di 500 frammenti di decorazioni architettoniche risalenti al periodo Erodiano. Questi includono basi di colonne, tamburi di colonne, capitelli, architravi, fregi, cornici, frammenti di soffitto a cassettoni e stipiti di porte. Molti degli estesi elementi decorativi si riflettono nella moderna Gerusalemme del tempo, ma alcuni mostrano una combinazione unica di influenze orientali e occidentali.

Insieme alle appassionanti descrizioni di Flavio Giuseppe, alla conoscenza dell’architettura del periodo agli indizi forniti dai reperti rinvenuti e alle moderne tecnologie di ricostruzione, le strutture che rimangono portano a una comprensione più completa del Portico reale di Erode.

L’Arco di Robinson, per esempio, un residuo sopravvissuto nella parte meridionale del muro occidentale, fornisce un importante indizio architettonico. Grazie all’analisi di questo elemento e alla sua interazione con la porta posta nei pressi dell’Arco di Robinson, si evince che la lunghezza del Portico reale era di circa 40 metri!

Arco di Robinson

I tamburi delle colonne, trovati nei detriti di distruzione, avevano un diametro di circa 1 metro. Le colonne corinzie di quella larghezza, nell’architettura ellenistica del I secolo a.C., sarebbero abitualmente alte circa 8/10 metri, la descrizione di Flavio Giuseppe sulla costruzione erodiana con colonne alte oltre 8 metri, è probabilmente accurata.

Peleg-Barkat ritiene, quindi, che il Portico reale di Erode sembra essere uno dei primi esempi di un edificio che combina le caratteristiche di una stoa greca e una basilica romana. 

Osservando le ricostruzioni realizzate, si può avere un’idea della grandiosità avvertita dai cittadini di Gerusalemme e dai Romani di I secolo, fino al definitivo sacco romano di Gerusalemme che ha raso al suolo il Secondo Tempio.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Ciao! Lascia un commento. Grazie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: