IL PASSO DELLE ALPI ATTRAVERSATO DA ANNIBALE NELLA SECONDA GUERRA PUNICA

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La questione annosa sul luogo di attraversamento delle Alpi, durante la Seconda Guerra punica, tra il 218 e il 201 a.C., da parte dell’intraprendente generale Annibale e del suo esercito per sconfiggere i Romani per lavare l’onta della sconfitta della Prima Guerra punica, ha lasciato perplessi gli storici per oltre 2000 anni.

Grazie a uno studio, pubblicato nel 2016 sulla rivista Archaeometry, sono arrivate anche le prove che indicherebbero il percorso della spedizione militare di Annibale. Andiamo con ordine e ripercorriamo i momenti salienti che hanno portato il più brillante condottiero dell’antichità a portare la guerra in Italia.

Lo storico Polibio commenta come la Prima Guerra punica sia stata, per l’epoca, la più distruttiva in termini di vite umane nella storia bellica, incluso per Roma, uscita vincitrice dal ventennale conflitto.

Le condizioni poste da Roma furono particolarmente pesanti per Cartagine che dovette accettarle, non essendo in posizione di poter trattare, sia a livello economico che tecnologico che di uomini da poter aggregare al proprio esercito. La potenza navale cartaginese ha avuto, dunque, un drammatico crollo, impedendo la rinascita della città.

Cartagine è stata costretta alla ricerca di nuovi territori e risorse e l’aggressione della Penisola iberica, con lo sfruttamento intensivo delle sue miniere d’argento, ha portato alla Seconda Guerra punica. Per Roma, la fine della Prima guerra punica ha segnato l’inizio dell’espansione fuori dalla penisola italiana con l’annessione alla Repubblica delle grandi isole: Sicilia, Sardegna e Corsica.

Il seppur ridotto esercito cartaginese, comandato da Amilcare Barca, con al seguito i giovani figli Asdrubale, Annibale e Magone, in pochi mesi assoggetto l’Iberia e le sue ostiche popolazioni, monopolizzando industrie estrattive e i commerci della penisola iberica per finanziarsi.

Purtroppo la morte lo ha sorpreso, ancora giovane, durante un combattimento contro tribù ribelli. Il comando è passato al genero Asdrubale che per ben otto anni, rinsaldò la presenza cartaginese in Iberia e generando il desiderio di rivincita verso Roma soprattutto in Annibale che, morto li zio, prese il comando a soli 26 anni, dopo averne trascorsi ben 17 sotto le tende dei soldati!

Gli storici romani, Tito Livio compreso, lo descrivono come estremamente avaro, crudele e senza scrupoli: numerosi furono i diabolici tranelli che ha teso ai Romani per fiaccarne la resistenza, generando quell’alone di adorazione che i suoi uomini provavano per lui. Fine stratega, eccellente diplomatico, campione dello spionaggio, invece di dichiarare la guerra se la fece dichiarare.

Nel 218 d.C. assalì Sagunto, alleata di Roma, che si trovava in quella che oggi chiameremmo una “no fly zone” e di cui i Cartaginesi volevano assolutamente impossessarsi. E’ iniziata la Seconda Guerra punica!

Annibale è rimasto per otto mesi attorno alle mura di Sagunto, prima di espugnarla, non fidandosi di lasciarsi alle spalle quell’eccezionale porto marittimo per Roma. Lasciato il fratello Asdrubale a vigilare e preparare altri uomini, ha attraversato il fiume Ebro con 30 elefanti, 50 mila fanti e 9 mila cavalieri, quasi tutti iberici e libici.

Le difficoltà iniziarono appena dopo i Pirenei con le tribù galliche alleate di Marsiglia, alleata di Roma, hanno opposto resistenza ai Cartaginesi, infischiandosene della sorte che Roma stessa aveva inflitto alle consorelle padane al di là delle Alpi. Duri sono stati gli scontri ma alla fine Annibale è riuscito ad avere la meglio. Il prossimo obiettivo: attraversare le Alpi!

Tremila dei suoi uomini si sono rifiutati di seguirlo e, senza forzarli, il Barca ne liberava dagli impegni altri 7000, che si sono mostrati titubanti, rimandandoli a casa. Alleggerito dalle truppe pavide e irresolute, si è diretto verso Vienne, risalendo il percorso del Rodano, lontano dal mare e con meno probabilità che vi sarebbero state di scontrarsi con i Romani prima di giungere in Italia, per iniziare la scalata.

Qui, sul percorso seguito, il lungo dibattito di storici e scrittori vari: chi dice per il San Bernardo, chi per il Monginevro, che per il Monviso. Secondo Tito Livio, ai primi giorni di settembre del 218 a.C. è giunto in vetta, trovandola coperta di neve. Aveva già perso qualche migliaio di uomini, vinti dal freddo, dalla fatica, dai crepacci e dai guerrieri celtici, ma dopo una sosta e dopo aver mostrato, in lontananza, la Pianura padana da conquistare, i 26 mila reduci hanno iniziato la loro discesa distruttiva e di vendetta.

Tra il 2015 e il 2016, Chris Allen, docente di microbiologia ambientale alla Queen’s University di Belfast, e William Mahaney, della York University di Toronto, stavano conducendo ricerche, vicino al Col de la Traversette, che non avevano alcuna relazione con Annibale.

I ricercatori hanno scoperto i segni del passaggio di Annibale prove stratigrafiche, geochimiche e microbiologiche in alcuni depositi di rifiuti organici su un tratto di terreno paludoso che probabilmente fungeva da abbeveratoio e “toilette” per gli animali a riposo dell’esercito, ben conoscendo che tra le abitudini dei grandi mammiferi, costretti ad abbeverarsi in modo costante, vi è il contemporaneo atto della defecazione.

I fortunati ricercatori hanno rinvenuto nel deposito alluvionale uno strato di sedimento piuttosto antico e non contaminato, attribuendolo, con estrema accuratezza, a letame di cavallo che potrebbe essere stato lasciato dagli animali dell’esercito di Annibale al loro passaggio.

Gli studiosi, inoltre, hanno praticato un carotaggio nel terreno e hanno adoperato la metodologia al radiocarbonio per stabilire la datazione dei vari strati estratti, esaminandone i cambiamenti fisici, chimici e microbici.

Man mano che si avvicinavano al momento in cui Annibale aveva attraversato le Alpi, nel campione di terreno sono apparsi degli indicatori insoliti. I rifiuti organici sono apparsi e l’analisi chimica ha identificato materiali organici che sono tipicamente presenti nell’intestino di un essere umano o di un cavallo, mentre l’analisi del DNA ha rivelato la presenza di microbi associati al letame di cavallo.

Combinando questi metodi, i ricercatori sono stati in grado di sottolineare che ci sia stato un accumulo di materiali fecali esattamente alla data corretta di circa 2.200 anni fa! La quantità di sterco che appare in quel momento suggerisce una presenza animale insolita per la regione altamente associabile ad Annibale e al suo esercito in movimento attraverso le Alpi.

Tutto il resto è storia…

Daniele Mancini

Metauro

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