ENORME RIPOSTIGLIO MONETALE TARDOANTICO RINVENUTO A SENON, FRANCIA
L’attivissimo ente francese dedito all’archeologia preventiva, Institut national des recherches archéologiques préventives (INRAP), ha portato alla luce, a Senon, in Francia, un enorme ripostiglio monetale con tre anfore contenenti circa 40.000 monete, degli antoniniani radiati, risalenti al periodo compreso tra il 260 e il 280 d.C. Tra gli emittenti figurano gli imperatori Vittorino, Tetrico I e Tetrico II.
Una delle scoperte più significative e sconcertanti dello scavo è il ritrovamento di tre ripostigli monetali sepolti in questo quartiere residenziale durante la tarda antichità. Il Servizio Archeologico Regionale ha diretto un monitoraggio archeologico preventivo per localizzare il primo, mentre l’intervento dell’INRAP ha rinvenuto gli altri due. Tutti e tre presentano caratteristiche simili: diverse migliaia di monete datate tra l’ultimo quarto del III secolo e il primo decennio del IV secolo d.C., contenute in grandi contenitori ceramici, grandi giare o anfore, deposti in fosse scavate all’interno delle abitazioni.
Contrariamente a quanto potrebbe suggerire un’interpretazione preliminare, non è affatto certo che si tratti di “tesori” frettolosamente nascosti in un contesto di insicurezza. Gli archeologi prendono in considerazione altre ipotesi e preferiscono vedere questi insiemi come l’istantanea di una gestione monetaria complessa, pensata per il medio o lungo termine, all’interno di una famiglia o di un’amministrazione, che effettuava depositi e prelievi in date diverse.
Le osservazioni effettuate durante lo scavo del ripostiglio non rivelano un occultamento frettoloso; i vasi furono accuratamente collocati in fosse ben preparate, perfettamente verticali e fissate con pietre di riempimento. In due casi, alcune monete aderenti alla parete esterna del vaso indicano chiaramente che furono deposte dopo che il vaso era stato interrato, prima che la fossa fosse completamente riempita di sedimenti.
Infine, la posizione dei due tesori rinvenuti durante gli scavi, in stanze apparentemente ordinarie e a un livello molto vicino al pavimento d’epoca, gli orli dei dei vasi sono posti quasi a filo del terreno, indica che rimasero accessibili ai loro proprietari. L’incendio dell’inizio del IV secolo segna una significativa rottura, testimoniata, tra l’altro, dall’oblio dei tesori monetali , ma non la fine dell’occupazione del quartiere. Le case furono ricostruite, appoggiandosi alle fondamenta di muri preesistenti; le vecchie cantine furono rioccupate e i pavimenti furono livellati e ristrutturati, a volte con notevole cura, utilizzando pavimenti in pietra o piastrelle di recupero. Ma dei ripostigli era stata già persa memoria…
NDR: l’archeologia preventiva funzione bene…


