DA UN’ISCRIZIONE DIPINTA, STORIA DI UN AMBASCIATORE MAYA

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Interessante studio epigrafico di civiltà pre-colombiana su un’iscrizione dipinta posta nei pressi della scala di ingresso di una sepoltura maya che narra le vicende di un ambasciatore maya e della sua vita di privilegiato, ricca anche di vicende tumultuose avvenute nel continente mesoamericano di 1300 anni fa. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Latin American Antiquity.

L’ambasciatore, un uomo di nome Ajpach ‘Waal, avrebbe aiutato, secondo quanto riportato nell’iscrizione, a mediare un’alleanza tra due potenti dinastie: il re Maya di Copán, nell’odierno Honduras, e il re Maya di Calakmul, nell’attuale Messico meridionale. Quando, però, l’alleanza terminò, le fortune di Ajpach ‘Waal si dissiparono e l’uomo e morì in relativa oscurità.

Secondo i ricercatori, è probabile che nella società maya del tardo periodo classico (600-850 d.C.), il gioco della politica avrebbe potuto implicare pesanti ripercussioni nella vita personale dell’individuo, facendone crollare la scalata sociale al primo scricchiolio dell’ideale perseguito.

Il rinvenimento dell’ingresso con scalinata e della sepoltura presso il sito maya di El Palmar, in Messico, vicino al confine tra Belize e Guatemala, ha permesso di individuare un’iscrizione maya secondo la quale l’individuo deposto nella tomba avrebbe percorso oltre 550 chilometri, nel 726 d.C., per incontrare il re di Copán nella speranza di stringere un’alleanza tra Copán e il re di Calakmul, vicino a El Palmar, la sua città.

L’iscrizione dipinta descrive Ajpach ‘Waal come a un “lakam“, un tipico ambasciatore maya che portava uno stendardo identificativo durante il suo viaggio diplomatico attraverso il territorio. Ajpach ‘Waal ereditò questa posizione da suo padre e, secondo l’iscrizione dipinta, anche sua madre proveniva da una famiglia d’élite non reale.

Vi è anche descritto che lo stesso Ajpach ‘Waal avrebbe commissionato la costruzione del suo mausoleo dove è stato sepolto alla fine della sua mission diplomatica del 726. Tali monumenti funerari potevano essere costruiti solo da individui potenti e venivano spesso utilizzati come piattaforme per mostrare particolari rituali religiosi alla popolazione.

Kenichiro Tsukamoto, responsabile della spedizione archeologica e assistente alla cattedra di antropologia dell’Università della California, Riverside, ha rinvenuto la sepoltura dell’ambasciatore in una piccola camera sotto il pavimento di un tempio adiacente alla piattaforma rituale.

Il povero corredo funerario, nonostante lo status elitario di Ajpach ‘Waal, era composto solo da due vasi di terracotta decorati con un uccello simile a un cormorano.

Un’analisi del suo apparato dentale e dei resti scheletrici ha suggerito, oltre all’età ascrivibile tra i 35 e i 50 anni, che abbia subito una forma di malnutrizione da bambino e, da adulto, anche problemi di artrite e di carattere gengivale.

Inoltre, secondo gli antropologi, le sue braccia riportavano segni di periostite guarita (tessuto connettivo infiammato vicino all’osso), probabilmente causata da infezioni batteriche, traumi, scorbuto o rachitismo. L’uomo aveva anche fratture guarite allo tibia destra, probabilmente frutto del famoso gioco con la palla dei Maya. L’artrite alle mani, al gomito, al ginocchio, alla caviglia e ai piedi potrebbero essere state causate dal dover condurre lo stendardo durante le sue missioni diplomatiche.

I resti dentali mostrano delle perforazioni anteriori per contenere impianti decorati con pirite e giada, preziosi minerali commercializzati in quel periodo, che i giovani maya delle classi più elevate si impiantavano già dalla pubertà e che in un dente dell’individuo era mancante, lasciando un imbarazzante foro.

La parte posteriore del cranio dell’uomo mostra un leggero appiattimento, una caratteristica che si sviluppa quando le teste dei bambini vengono appoggiate su una superficie piana per lunghi periodi e all’epoca era considerata una moda elitaria tra i Maya. La parte anteriore del cranio dell’uomo non è stata rinvenuta, quindi i ricercatori non saprebbero indicare se sia stata appiattita.

La pratica dell’appiattimento frontale era limitata agli individui reali Maya, secondo Tsukamoto e Jessica Cerezo-Román, assistente alla cattedra di antropologia presso l’Università dell’Oklahoma.

Inoltre, entrambi i lati del cranio avevano regioni porose e spugnose, indicative di una condizione chiamata iperostosi porotica causata dalla scarsità nutrizionale o da malattie durante l’infanzia. Questa condizione si trova nei resti di molti individui Maya, ma è interessante notare quanto le analisi di Tsukamoto sovvertano le informazioni di una vita di agi, tipica di una casta elitaria della cultura maya.

Tsukamoto rivela che i problemi di salute non erano le uniche preoccupazioni di Ajpach ‘Waal: le lotte tra le dinastie reali maya, che sfociavano in drammatiche decapitazioni dei re, mostrano un’instabilità politica ed economica che sarebbe indicata anche dalloscarno corredo funerario e nell’analisi fisiche delle condizioni dell’uomo, prima della sua morta.

I Maya continuarono a vivere a El Palmar fino alla fine del periodo classico ma, alla fine, la città è stata abbandonata e la giungla l’ha riportata tra le sue verdi fauci.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università della California

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