CHIETI SOTTERRANEA, 2019 SI CHIUDE COL BOTTO!

Per leggere questo articolo occorrono circa 3 minuti

Per la fine del 2019 eccezionale scoperta a Chieti, in località Terme romane. Oggi, un pensionato, Giovanni De Angelis, durante la sua consueta passeggiata pomeridiana (siamo intorno alle 13.40), approfittando della giornata di sole, si imbatte in un enorme blocco di calcare squadrato e lavorato. Il freddo, ormai arrivato anche a Chieti, ha diradato l’erba e messo in evidenza il bianco concio.

Preso dalla curiosità, il De Angelis sposta il blocco e scopre un buco nel terreno: freneticamente, adoperando una sorta di cazzuola che porta sempre con se, rimuove il terreno attorno al buco, allargando il buco. Mette in evidenza un ulteriore blocco che, però, risulta essere il primo gradino di un ingresso sotterraneo.

Non crede ai suoi occhi: allarga ulteriormente il foro nel terreno e inizia la discesa angusta verso il misterioso ipogeo.

Alla fine degli altri otto gradini, ricavati nella roccia, un corridoio, il dromos, ove è conservata la porta litica a doppio battente, dipinta a riquadri, ad imitazione delle porte lignee, accoglie il nostro intrepido esploratore. Uno splendore unico, mai visto in tutto l’Abruzzo, ma solo nei territori della Magna Grecia. Inoltre, alcuni blocchi squadrati di carparo con rosette a rilievo in giallo, pertinenti al soffitto della camera funeraria, si mostrano in tutta la loro meraviglia!

Nell’incredulità totale, De Angelis, animato dallo spirito degli antichi esploratori ottocenteschi, scopre che il dromos immette in un piccolo vestibolo da cui si accede alla camera funeraria, in parte scavata nel banco roccioso e originariamente rifinita, in alto, da una cornice modanata.

Sulla parete di fondo è possibile ancora notare le tracce di una decorazione a ghirlande sospese a nastri, al di sopra di una zoccolatura in rosso e una fascia in azzurro, in prossimità della cornice.

Ai lati della camera si conservano due klinai, i letti funebri, con cuscino a rilievo e piedi a volute ioniche contrapposte, dipinti in giallo e rosso.

La girandola di sensi pervade il De Angelis che rimane nell’ipogeo per quasi due ore, quasi ipnotizzato dalla sensazionalità di quanto casualmente scoperto. Solo il trillo di un sms ricevuto, inviato dai familiari preoccupati dalla prolungata assenza, disipnotizza l’uomo. Ripresosi, sale freneticamente i gradini e risbuca in superficie, con il caldo sole pomeridiano ancora a scaldare quel versante della collina teatina.

Afferra il telefono, invia un tranquillizzante sms ai familiari e subito chiama i Carabinieri.

De Angelis racconta che la telefonata è stata tragicomica: il militare che risponde alla chiamata, già in attesa del cenone 2019, pensa che quella voce anziana che afferma di aver rinvenuto un tesoro sotterraneo vicino alle Terme romane di Chieti, sia solo frutto di uno scherzo e dopo aver tergiversato, chiude la telefonata. De Angelis chiama nuovamente, innervosito e alterato, e chiede di parlare con l’ufficiale di servizio. Raccoglie la telefonata il maresciallo della locale caserma che, al contrario del suo subordinato, percepisce una certa sincerità nel suo interlocutore e balza su una volante insieme al carabiniere scelto di servizio.

Giunti sul luogo, De Angelis accompagna i militari all’interno dell’ipogeo: sbalorditi, gli uomini, realizzano un immediato rilievo fotografico. Il maresciallo avvisa la Soprintendenza che invita i presenti a mantenere un certo riserbo. La voce subito corre sui fili dell’etere e accorrono diversi archeologi e studiosi classici che, dopo i primi rilievi, sembrerebbero datare ai primi decenni del III secolo a.C., con rimandi alle tombe a camera della Magna Grecia, l’intero complesso. Uno studio più approfondito confermerà questo dato e tanti altri segreti nascosti tra le pieghe della pietra tagliata e lavorata della tomba.

Siamo al tramonto dell’ultimo giorno dell’anno del 2019 e anche Chieti, la Teate dei Marrucini citata da Strabone, scopre, oltre ai suoi tanti tesori legati al periodo italico e romano, un tesoro di origine greco che potrebbe far riscrivere la storia della città e dell’intera zona.

E’ il regalo di Natale 2019 per l’intera città, un nuovo punto di partenza per la riorganizzazione della tutela e della valorizzazione dei beni archeologici della città e dell’intera regione.

Ma… tutto questo è solo il frutto della fervida fantasia del sottoscritto. Sarebbe bellissimo se tutto fosse vero ma non lo è. Ringrazio Giovanni De Angelis e i Carabinieri della locale stazione per aver partecipato alla vicenda e per essersi prestati: spero nessuno si offenda, è solo un sorta di pesce d’aprile anticipato e un modo come un altro per augurare a tutti un Buon 2020!

Daniele Mancini

Strabone/Italia

 

Ciao! Lascia un commento. Grazie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: