ANALISI DI UN MASSACRO DELLA PREISTORIA, DA POTOCANI, CROAZIA

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I massacri di massa della preistoria hanno permesso di scoprire nuove facce della vita dei gruppi umani del periodo, da quelli in cui i decessi erano dovuti a scontri, alle esecuzioni mirate per ragioni spesso sconosciute. Alcuni siti, infatti, hanno mostrato chiaramente che le crude uccisioni di membri di gruppi sarebbero state legate ai conflitti intercorsi con altre comunità a causa del controllo dei territori, in altri siti, invece, le esecuzioni erano parte di rituali religiosi ante litteram.

massacri potocaniUna scoperta recente realizzata da un gruppo di ricerca internazionale condotto da due docenti dell’Università del Wyoming rivela il più antico sito, a Potocani, in Croazia orientale, con un omicidio di massa indiscriminato: le datazioni riportano fino a 6.200 anni or sono, uno dei più antichi massacri perpetrati.

Secondo James Ahern, docente presso il Dipartimento di Antropologia dell’università, le prove archeologiche e quelle contenute nei resti scheletrici indicano una violenza sistematica, forse  in stile esecuzione, confermata dalla indiscriminata sepoltura di 41 individui di una identificata comunità dedita alla pastorizia.

La ricerca, pubblicata sulla rivista PLOS ONE, ha i suoi co-autori in Mario Novak, ricercatore associato all’Istituto per la ricerca antropologica di Zagabria, e in Ivor Jankovic, docente di antropologia e vicedirettore dell’Istituto per la ricerca antropologico.

Altri ricercatori che hanno contribuito alla realizzazione del documento provengono dall’Universitat Pompeu Fabra di Barcellona, in Spagna, dall’Università di Harvard, dal Museo Archeologico di Zagabria, dall’Università di Zagabria, dall’Università di Vienna, dal Broad Institute of Harvard, dal Massachusetts Institute of Technology e dall’Howard Hughes Medical Institute presso la Harvard Medical School.

massacri potocaniNel 2007, il sito croato è stato sottoposto a uno scavo di “salvataggio” avvenuto quando la sepoltura è stata individuata  durante la costruzione di un garage su un terreno privato. Gli archeologi, guidati da Jacqueline Balen del Museo Archeologico di Zagabria, che lavoravano nelle vicinanze per una valutazione dell’impatto della costruzione di un’autostrada sul patrimonio archeologico circostante, sono stati chiamati a indagare.

Nel 2012, Ahern e Jankovic, sono stati invitati dagli archeologi incaricati delle scoperte di Potocani per analizzare i resti scheletrici. Immediatamente archeologi e  antropologi si sono resi conto di trovarsi di fronte al più antico caso noto di esecuzione di massa indiscriminata, uno dei più crudi massacri fino ad allora conosciuti, contravvenendo alla convinzione comune che i primi agricoltori del Neolitico e dell’Eneolitico vivessero in piccoli villaggi e pacifici gruppi di pastori.

Le analisi del DNA indicano solo poche parentele strette in un campione così ampio, lasciando intendere che la violenza apparentemente indiscriminata abbia coinvolto non solo un sottogruppo di una popolazione locale molto più ampia.

Inoltre, non sembra ci fossero pregiudizi di genere: il numero di maschi e femmine trovati nel sito era quasi uguale in numero, confermando che l’ “eccidio” non sia stato il risultato di combattimenti tra maschi, come ci si aspetterebbe in scontri armati, ma nemmeno il risultato di un evento di rappresaglia contro individui di un sesso specifico.

La causa della morte della maggior parte degli individui è stata violenta: secondo lo studio, sono state trovate lesioni craniche in 13 dei 41 individui rinvenuti nel sito e le datazioni al radiocarbonio, così come lo studio sedimentologico della sepoltura, indicano tutte un singolo evento di sepoltura.

Gli altri individui non mostrano una chiara prova di trauma nei resti scheletrici conservati: i soggetti potrebbero essere stati strangolati, bastonati, tagliati o pugnalati nelle aree dei tessuti molli o in modi da non lasciar danni visibili sullo scheletro..

Lo studio ha anche considerato il ruolo potenziale del cambiamento climatico nell’evento di sepoltura di massa: quando il clima cambiava, risorse come l’acqua, la vegetazione e la selvaggina diventavano meno prevedibili lasciando spazio a condizioni meteorologiche estreme, imprevedibili e più comuni. Questi fattori tendono a produrre importanti cambiamenti nella vita e, talvolta, i gruppi umani cercano di impossessarsi dei territori e delle risorse di altri gruppi.

Ahern ritiene, infatti, che l’aumento delle dimensioni della popolazione comporti espansioni e ricorsi a risorse di altre aree. Sia il cambiamento climatico che l’aumento della popolazione, dunque, tendono a causare disagi sociali, atti e violenti massacri, come quello che è accaduto  a Potocani, che diventano più comuni quando i gruppi entrano in conflitto tra loro.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università del Wyoming

Strage danese

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