sabato, 17 Gennaio 2026
NuoveTecnologieScoperte&SitiArcheologici

LE SETTE MERAVIGLIE DELL’ANTICHITA’: IL FARO DI ALESSANDRIA

Per leggere questo articolo occorrono 3 minuti

Avvicinarsi al porto di Alessandria nell’antichità poteva essere pericoloso: la costa si affaccia sul Mar Mediterraneo ed è disseminata di scogliere e bassifondi che potrebbero facilmente affondare una nave. Il porto era anche affollato di navi militari e quella della flotta reale. Quando Tolomeo I (che regnò dal 304 al 284 a.C. ) divenne re, iniziò a progettare quello che si ritiene essere il primo faro monumentale al mondo sulla punta orientale della vicina isola di Faro, per aiutare le navi in ​​arrivo.

Foto aerea che mostra una cittadella del XV secolo sull’isola di Pharos, dove un tempo sorgeva il faro di Alessandria, e un’immagine digitale dei resti sottomarini del monumento Centre d’Etudes Alexandrines/Centre National de la Recherche scientifique/Fondazione Honor Frost/Fondazione Dassault System

Completato 15 anni dopo, sotto Tolomeo II (che regnò dal 285 al 246 a.C. ), l’edificio si ergeva a quasi 106 metri di altezza. Era sormontato da una fiamma che illuminava le acque intorno al porto, garantendo la sicurezza dei marinai e pubblicizzando il potere e la beneficenza della dinastia tolemaica per chilometri. Il faro rimase in piedi per circa 1500 anni, finché una serie di terremoti all’inizio del XIV secolo lo indebolì e nel corso del secolo successivo, ciò che rimase rovinò sul fondale marino. 

I primi resti del faro furono individuati solo nel 1960 e gli scavi iniziarono nel 1994. Da allora, gli archeologi hanno fatto numerose scoperte, tra cui oltre 2.000 morsetti metallici utilizzati per tenere insieme gli enormi blocchi di pietra del monumento.

Moneta raffigurante il faro di Alessandria © Iberfoto/Bridgeman Images

Secondo l’archeologa Isabelle Hairy del Centro di Studi Alessandrini e del Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica francese (CNRS) che ha contribuito alle ricerche, è stato molto sorprendente rinvenire i morsetti perché, di solito, il metallo antico viene riutilizzato: questi morsetti aiutano a spiegare come l’immensa struttura sia stata costruita in soli quindici anni, perché questo è un metodo molto più rapido rispetto all’uso della malta. In una fase iniziale, Hairy identificò anche immensi frammenti di pietra della porta principale del faro.

Blocchi sommersi, Alessandria, Egitto Centre d’Etudes Alexandrines/Centre National de la Recherche scientifique/Fondazione Honor Frost/Fondazione Dassault System

Negli ultimi dieci anni circa, grazie alla fotogrammetria, un metodo che utilizza migliaia di fotografie 2D per creare un modello 3D, una parte preziosa del lavoro del team, i ricercatori hanno utilizzato questo metodo per digitalizzare l’ampia superficie sottomarina del sito.

Finora, hanno elaborato 143.000 immagini e registrato il 70% del sito, inclusi oltre 5.000 blocchi, alcuni del peso di 60 tonnellate, provenienti dal faro e da altri antichi edifici che un tempo sorgevano nei pressi della riva.

Blocchi come quelli della porta richiedevano diversi giorni per essere disegnati a mano, ma ora possono essere ricostruiti virtualmente in pochi minuti. La Hairy conferma che la fotogrammetria è stata una scoperta: la visibilità sott’acqua è pessima, il fondale è molto irregolare e non c’è alcuna stratigrafia, quindi con questo metodo tutto è incredibilmente dettagliato ed è possibile iniziare a comprendere il sito.

 

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: The Gates of the Alexandria

 

Ciao! Lascia un commento o una tua considerazione. Grazie

error: Il contenuto è protetto!!