THE BRITISH MUSEUM, IL MUSEO! seconda parte

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Eccovi la seconda parte del resoconto della mia visita al Bristish Museum, a Londra. Per rileggere la prima parte, clicca qui: THE BRITISH MUSEUM.


Il bagno di piacere continua a inondare i miei sensi: mi reco nelle sale successive alla ceramica attica, il preludio a quanto potrò apprezzare in seguito. Davanti ai miei occhi, oltre a una serie di manufatti ceramici a figure rosse di provenienza attica (Herakle, Theseo, la Guerra di Troia, i motivi rappresentati), alcuni elementi di statuaria tra cui due splendidi kuroi arcaici, un ritratto ideale di Pericle, cittadino e guerriero che sintetizza il celebre kalòs kai agathòs (bello e in possesso di tutte le virtù), una statua in marmo dell’eroe ateniese Protesilao (copia romana dell’originale greco del V sec. a.C.), si mostrano gli elementi decorativi del fregio superiore della Tomba di Kybernis, re di Xanthos, in Licia (Asia Minore), in stile arcaico; nella stessa sala sono presenti anche le decorazioni scultoree provenienti da tre edifici posti sull’Acropoli di Xanthos, realizzate appena dopo le guerre persiane (primo quarto V sec. a.C.), che mostrano eroi locali idealizzati in atteggiamenti ormai divinizzati.

il Monumento delle Nerèidi, da Xantos. Foto di Daniele Mancini
il Monumento delle Nerèidi, da Xantos. Foto di Daniele Mancini

Nella sala successiva resto ancora a bocca aperta: il Monumento delle Nerèidi provienente sempre da Xantos, è stato riedificato in quasi tutti i suoi elementi. Magnifico! Il monumento funerario ha la forma di un tempietto tetrastilo periptero di ordine ionico, su un alto basamento di calcare (datazione fine V/inizi IV sec. a.C.). Ebbene, seppur con i minuti contati, non ho potuto non soffermarmi sulle splendide decorazioni del podio, sul fregio continuo dell’architrave, sulle statue delle Nereidi e delle altre divinità poste sul podio, davanti alla cella funeraria. Tutto è influenzato dall’ambiente artistico orientale e sarà un modello per la successiva architettura funeraria ellenistica.

Arrivo al clou della visita, una sala che costituirebbe un museo a se, vanto del British Museum e reclamato dagli eredi moderni degli antichi artisti che realizzarono un’opera così importante: le decorazioni del Partenone, quelle che Antonio Canova, il più grande scultore neoclassico italiano, le vide e le giudicò “tòchi de paradiso” (pezzi di Paradiso). Per iniziare ammiro estasiato il fregio dorico, con  personaggi e animali in fila che sembrano muoversi fino a giungere e poi a ricongiungersi sul lato orientale alla presenza di un consesso di divinità, in cui viene rappresentato l’evento principale della festività, cioè il rito dell’offerta ad Athena.

Una scena della Centauromachia nella III metopa, lato Sud. Foto di Daniele Mancini
Una scena della Centauromachia nella III metopa, lato Sud. Foto di Daniele Mancini

In splendida mostra, tra i Marmi di Elgin (così sono chiamate tutte le sculture greche di età classica in marmo che facevano parte di alcuni edifici dell’Acropoli di Atene che nel 1811, Thomas Bruce, VII conte di Elgin, ottenne dal governo ottomano, che governava la Grecia, grazie al permesso di rimuovere solo oggetti specifici di scavo archeologico…), anche gli elementi del fregio dorico esterno del Partenone, le celebri metope! 15 ne sono esposte in tutte la loro magnificenza in questa sala, 15 capolavori realizzati da Fidia e dai suoi collaboratori, 15 pannelli in marmo che rappresentano momenti di lotta mitologica tra i Centauri e Lapiti (Centauromachia), una sorta di allegoria del conflitto tra la civile Grecia e i barbari persiani! Come ben sappiamo Fidia ha realizzato anche le sculture dei frontone del principale tempio di Atene: esposte a occidente e oriente come in origine, le sontuose opere fidiache mostrano i pieni caratteri dell’arte classica in rapida ascesa nella Grecia della seconda parte del V sec. a.C., nonché la genialità dell’autore e della sua bottega.

Statue di Dèmetra e Persefone dal Frontone Est del Partenone. Foto di Daniele Mancini
Statue di Dèmetra e Persefone dal Frontone Est del Partenone. Foto di Daniele Mancini

Le statue, che sembrano interagire tra loro, tra il finissimo panneggio e i nudi definiti, mostrano ancora i tenui segni di dettagli bronzei e di colorazione: dal frontone occidentale, Iride e una divinità fluviale, entrambe acefale, sono esposte nel loro splendore; dal frontone orientale, Dioniso e gruppi di divinità femminili tra cui Dèmetra e Persefone, riempiono perfettamente lo spazio del frontone, in un’armonia fuori dal comune. Con rammarico, mi allontano dalla sala…

Afrodite accovacciata o Venere di Lely. Copia romana dell’età imperiale da un originale ellenistico - Foto Daniele Mancini
Afrodite accovacciata o Venere di Lely. Copia romana dell’età imperiale da un originale ellenistico – Foto Daniele Mancini

A seguire mi immetto nella sala successiva con altre statue in marmo: sono tutte copie romane di I o II secolo d.C. tratte da originali greci, spesso in bronzo, del periodo ellenistico. Al centro, in bella mostra nelle sue invidiabili forme, l’Afrodite accovacciata o Venere di Lely. Attorno, una serie di statue maschili di atleti, assolvono brillantemente al compito di guardie del corpo alla splendida Venere! Di fianco, la sala dedicata al Mausoleo di Alicarnasso (una delle sette meraviglie dell’antichità…) è momentaneamente chiusa al pubblico e quindi me ne proseguo mestamente.

Le emozioni e il movimento non mi hanno tolto l’appetito: una frugale merenda e qualche minuto nel book shop del museo, mi distolgono momentaneamente dalla visita vera e propria. Il tempo, però, è tiranno e mi rendo conto che la visita completa al piano superiore è impossibile. Decido ugualmente che non posso perdere l’occasione di vedere cosa mi riserverà la “prossima” visita al British Museum, ma chissà quando…

La sala dedicata a Cipro con l'Apollo Chatsworth. Foto di Daniele Mancini
La sala dedicata a Cipro con l’Apollo Chatsworth. Foto di Daniele Mancini

Gambe in spalla salgo velocemente la scalinata e mi butto nelle sale fotografando a destra e a manca: archeologia funeraria egizia con mummie e sarcofagi, ma anche Magna Grecia, Cipro, Etruschi, Romani (e qui spiccano le famosissime Tavolette di Vindolanda oltre a diversi busti di imperatori…), monete, vasi di terracotta, monili e gioielli, un magnifico frammento composto da mattoncini colorati proveniente dai monumenti babilonesi edificati da Nabucodonosor II,  la Tavola di Agnone in lingua osca, la testa di bronzo del V sec. a.C. dell’Apollo Chatsworth, il vaso in vetro Vaso Portland (detto anche Vaso Barberini) del I secolo d.C., Il Discobolo Townley simile al Discobolo di Mirone e poi tanto altro ancora…

Un aereo mi aspetta e sono costretto ad andare via con un enorme groppo in gola. Quasi 500 scatti fotografici, però, attenuano il dolore e torno a casa felice. Buona visita, buona lettura.

 

Daniele Mancini

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