IDENTIFICATO NINFEO IN GROTTA DI TRANSILVANIA

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Preziosi gioielli, ricercati monili  e sacrifici di animali sono stati scoperti nelle inaccessibili profondità di una grotta in Transilvania e, secondo gli archeologi, tutto potrebbe riferirsi a un ninfeo risalente a circa 3.300 anni fa.

Negli anni ’60, gli archeologi che hanno esplorato la Grotta di Cioclovina hanno rinvenuto migliaia di biglie di vetro, pietre preziose e ambra nelle tombe all’interno della caverna e una recente analisi ha dimostrato che le pietre provenivano dalla Scandinavia e dalla Mesopotamia.

La recente ricerca, realizzato da ricercatori di Romania, Paesi Bassi e Danimarca, ha ribadito, dunque,  l’esistenza di rotte commerciali consolidate che si estendono dall’estremo nord, attraverso l’Europa centrale, fino alla Mesopotamia ben 3.300 anni fa, precedendo la Via della Seta di circa 1.100 anni.

La Transilvania si trova su un altopiano circondato dalla catena montuosa dei Carpazi, nella Romania centrale. Costellata da castelli medievali, città e rovine, la Transilvania è la regione del vero Conte Dracula, ritratto nella come un vampiro dalla penna di Bram Stoker.

Nell’Età del Bronzo, tuttavia, la provincia era famosa per ragioni completamente diverse. L’area, ricca di metallo, divenne un punto focale nel commercio tra le principali città del Mediterraneo orientale e del nord Europa.

All’interno della Grotta di Cioclovina, in un punto molto difficile da raggiungere, gli archeologi hanno trovato oltre 7.500 offerte votive, da gioielli da donna in bronzo e vetro, paramenti per cavalli, perle di ambra nordica. Gli oggetti preziosi sono stati depositati in tre punti, insieme a vasellame ceramico e offerte di cibo.

L’analisi delle perle di vetro ha dimostrato la provenienza mesopotamica ed egiziana: inoltre, i manufatti erano stati realizzati tra il 1400 e il 1100 a.C.

Manufatti in vetro con caratteristiche simili sono stati rinvenuti in alcune tombe scandinave dell’Età del Bronzo e nel Tesoro di Neustrelitz, nel nord-est della Germania, città sede del Ginnasio frequentato da Heinrich Schliemann, dove è stato portato alla luce un vaso di ceramica contenente 880 oggetti, tra cui 179 perle di vetro e 20 perle d’ambra.

Nella Grotta di Cioclovina, oltre a perle e vetro provenienti dalla Mesopotamia e dall’Egitto. gli archeologi hanno anche trovato 1770 perle d’ambra provenienti dalla Scandinavia: la Transilvania, dunque, era snodo di un complesso sistema di commercio globale che, analisi del radiocarbonio effettuata su ossa di animali rinvenute nella grotta, supporta la cronologia compresa tra 1.428 e 1.263 a.C.!

Le scoperte effettuate hanno indotto i ricercatori a ritenere che i manufatti in bronzo e le perle esotiche depositate all’interno della Sala Grande della grotta fossero di carattere religioso e votivo.

Mihai Rotea, ricercatore del National Museum of Transylvanian History, sostiene che questa remota e inaccessibile caverna fosse stata un luogo di culto, addirittura un santuario,  per il culto di una ninfa.

I testi omerici narrano dei culti delle ninfe in caverne sperdute tra i boschi attraversate da sorgenti di acqua: “Ecco il porto di Forcine, e la verde/Frondosa oliva, che gli sorge in cima/Ecco non lunge l’opaco antro ameno/Alle Najadi sacro: la convessa/Spelonca vasta riconosci, dove/Ecatombi legittime alle Ninfe/Sagrificar solevi […]” (Omero, Odissea, XIII, 404-410)1.

Omero scrive anche: “Fredda cadea l’onda da un sasso, e sopra/Un altar vi sorgea sacro alle Ninfe/Dove offria preci il viandante, e doni” (Omero, Odissea, XVII, 249-251)2.

Rotea, a conferma della sua tesi, cita un’antica iscrizione bilingue, in greco e in latino, rinvenuta nell’area termale della  rumena Geoagiu (l’antica Germisara), che rientra nella stessa sfera tematica: ninfe-grotte-acqua. L’iscrizione parla delle sorgenti termali di Germisara create da una o più ninfe divine, associate a Esculapio, Igea e Artemide/Diana, poste sotto la loro protezione.

Altri elementi sostengono la tesi che la Grotta di Cioclovina sia un sito dedicato al culto delle ninfe:  perline di vetro blu e perle di ambra realizzati con gioielli femminili in bronzo riferibili alle diverse fasi di utilizzo della grotta.

Le numerose ossa di cavalli e altri animali, nonché vasellame ceramico di diverse forme e dimensioni, sono state trovate in piccole nicchie nella parete rocciosa: si possono immaginare, dunque, che sacrifici all’interno della grotta, alla luce del fuoco e al un suono fragoroso dell’acqua del ruscello, siano stati adoperati come ulteriore dono alle divinità.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: academia.edu

Note:

  1. Traduzione dal greco di Ippolito Pindemonte (1822).
  2. Traduzione dal greco di Ippolito Pindemonte (1822)

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