mercoledì, 17 Aprile 2024
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UN MARE DI ANFORE TARDOANTICHE DA UN RELITTO DI UN NAUFRAGIO NEI PRESSI DI SPALATO, CROAZIA

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La prima fase di ricerca sullo spettacolare  relitto scoperto nelle acque di Spalato è stata completata. L’importante ritrovamento del naufragio è stato documentato ed è stata realizzata la fotogrammetria, ovvero un modello 3D dell’intero sito, che gli spalatini potranno vedere presso il Museo Marittimo Croato (HPM), a Gripe.

Il progetto di ricerca è guidato dal museo stesso e dal Dipartimento di Conservazione di Spalato, con la collaborazione dell’Associazione per le Attività subacquee Rostrum, i cui sommozzatori hanno scoperto i resti una nave mercantile affondata e carica di anfore.

Questa scoperta è speciale perché il relitto giaceva intatto sul fondo del mare da secoli e, inoltre, a causa delle specifiche condizioni biologiche, le anfore sono molto integre e pulite, non sono bloccate dalle concrezioni o dai molluschi marini. Questi manufatti, sparsi sul fondo, definiscono la forma e le dimensioni della nave che li ha trasportati.

La struttura in legno, non è stata ancora raggiunta dai ricercatori perché accatastata in più strati ma dai manufatti individuati si ascrive la datazione del relitto a un periodo compreso tra il III e il IV secolo d.C. ed era considerata una delle navi più grandi secondo i criteri dell’epoca.

Era lunga 21 metri e larga 8 con uno speciale carico di preziose anfore tardoantiche nordafricane. Contenevano vino, olio e probabilmente garum, una salsa di interiora di pesce fermentato con spezie, molto popolare all’epoca.

Ii sommozzatori  si sono imbattuti in questo sito archeologico lo scorso anno, sulla base di alcune informazioni avute da un pescatore. Già alla prima immersione hanno riscontrato di essersi imbattuti in qualcosa di straordinario, segnalando la scoperta al Conservation Institute, come previsto dal regolamento, e ora il progetto di ricerca è sotto l’autorità del Ministero della Cultura e dei Media della Croazia.

Il capo della ricerca è Eduard Visković , mentre la documentazione, le fotografie, i disegni e il modello 3D sono stati realizzati da Jerko Macura. Il lavoro degli ultimi mesi non è stato facile: la visibilità sul sito molto scarsa, quasi inesistente, potrebbe, di contro, un prezioso alleato per preservare l’antica nave e il suo carico. Tuttavia, durante i rari periodi di chiarezza delle acque sono riusciti a contare circa 340 anfore.

Di norma, le indagini su tali scoperte durano anni, spiega di HPM.

Secondo Ljubomir Radić, direttore del museo, il passo successivo è quello di realizzare una precipua documentazione del relitto, il cui posizionamento sarà protetto, mentre l’estrazione del carico sarà decisa solo quando tutti gli strati saranno stati accuratamente determinati e documentati. Gli archeologi ritengono che le anfore potrebbero essere state impilate in due o, più probabilmente, in tre strati ed eseguiranno tutte le indagini per scoprire tutti i segreti celati con il naufragio.

Non si conoscono le cause esatte del naufragio, forse una tempesta che avrebbe danneggiato o ribaltato lo scafo. La sfortunata nave mercantile salpò nel periodo in cui la fiorente antica Salona, nei pressi di Spalato, e il palazzo di Diocleziano erano stati recentemente edificati e molto frequentati dai membri della famiglia imperiale. Nel mare antecedente si svolgevano vivaci commerci di prodotti di lusso e specialità alimentari.

Tra le anfore identificate nel naufragio, oltra a quelle nordafricane, che sono la maggioranza, hanno rinvenuto un’anfora del tipo “Agora”, dalla bella forma armoniosa e lunga circa sessanta centimetri, realizzata in terracotta rossa, è ora in fase di desalinizzazione nei laboratori del museo.

È quasi terminato anche il rendering 3D della nave per il quale sono state scattate duemilacinquecento fotografie e fuse in un’unica immagine realizzata con la fotogrammetria, prossimamente visionabile in una mostra che sarà inserita in in maniera permanente nel museo.

Si tratta del progetto WRECKS4ALL, il cui obiettivo è la tutela, la presentazione e la valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo attraverso le moderne tecnologie. Al progetto partecipano Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Montenegro e i contenuti possono essere costantemente aggiornati.

 

Rielaborato da Daniele Mancini

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