domenica, 1 Novembre 2026
Scoperte&SitiArcheologici

TESORETTI DI MONETE ROMANE IMPERIALI RINVENUTI A SOMOGY, UNGHERIA

Per leggere questo articolo occorrono 5 minuti

Gli archeologi del Museo Rippl-Rónai nella contea di Somogy, in Ungheria, hanno scoperto 737 monete romane in tre siti nell’Ungheria occidentale, tra cui esemplari raffiguranti imperatori, divinità e la divinizzazione di un sovrano defunto.

I reperti coprono diversi secoli di storia romana e sono accompagnati da ceramiche, fibule e altri oggetti che offrono nuove testimonianze della vita quotidiana nella regione. I ritrovamenti sono stati effettuati durante progetti di archeologia partecipativa organizzati dal Museo Rippl-Rónai.

Nelle scorse settimane, i ricercatori hanno condotto indagini su siti archeologici nelle zone settentrionali e centrali della contea, lavorando a fianco di volontari per individuare e documentare reperti risalenti al passato romano della regione.

In tre diverse località, le squadre hanno recuperato un totale di 737 monete romane. La maggior parte risale alla dinastia costantiniana del IV secolo d.C., sebbene la collezione comprenda anche monete di epoca ben precedente, coniate sotto diversi imperatori romani.

La ricostruzione cronologica potrebbe aiutare gli archeologi a studiare come i siti sono stati occupati e utilizzati per un lungo periodo di tempo.

Tra i primi ritrovamenti si annovera una moneta d’argento di Antonino Pio, che governò l’Impero Romano dal 138 al 161 d.C. I ricercatori hanno inoltre identificato monete coniate sotto il regno di Alessandro Severo e Aureliano.

Una moneta dell’imperatore Aureliano, che regnò dal 270 al 275 d.C., presenta un disegno del rovescio particolarmente suggestivo che raffigura l’imperatore che tiene per mano Concordia, la personificazione romana e dea dell’armonia e della concordia.

L’immagine faceva parte del linguaggio visivo attentamente controllato della monetazione romana, attraverso il quale gli imperatori comunicavano idee sulla stabilità politica, la vittoria militare, il favore divino e la legittimità del governo.

Le monete potevano quindi svolgere una funzione ben più che semplice valuta. Prodotte in quantità enormi e diffuse in tutto l’impero, veicolavano immagini imperiali e messaggi politici nella vita quotidiana di persone a migliaia di chilometri da Roma.

Di particolare interesse sono alcune monete coniate sotto l’imperatore Probo, che regnò tra il 276 e il 282 d.C. Sul rovescio delle monete sono raffigurate divinità associate a Sol Invictus, il “Sole Invincibile”, il cui culto acquisì sempre maggiore importanza durante il tardo Impero Romano.

Altre monete con Probo recano immagini legate alla Pax Augusti, ovvero la pace dell’imperatore. Tali progetti erano strettamente legati alle circostanze politiche del III secolo, quando gli imperatori romani dovettero affrontare ripetuti conflitti militari, instabilità interna e rapidi cambiamenti al potere.

Probo stesso salì al potere durante questo periodo turbolento e trascorse gran parte del suo regno a combattere i nemici ai confini dell’impero. Le immagini sulle sue monete promuovevano messaggi di vittoria, di sostegno divino e di ripristino della stabilità imperiale.

Un’altra scoperta insolita è una cosiddetta moneta di consacrazione, che si ritiene sia associata all’imperatore Claudio II, noto anche come Claudio il Gotico. Claudio regnò solo per un breve periodo, dal 268 d.C. fino alla sua morte nel 270, ma fu successivamente divinizzato.

Le monete di consacrazione venivano coniate per commemorare gli imperatori defunti che erano stati ufficialmente elevati allo status divino. Queste monete forniscono informazioni archeologiche non solo dell’attività economica, ma anche dell’ideologia imperiale romana e delle tradizioni religiose che circondavano l’imperatore.

La varietà di sovrani rappresentati tra i ritrovamenti di Somogy dimostra che le monete rimasero in circolazione o si accumularono nei siti indagati per un periodo considerevole. La maggior parte dei 737 esemplari, tuttavia, risale al periodo costantiniano del IV secolo.

I ritrovamenti provengono da una regione, quella di Somogy, che un tempo faceva parte della provincia romana della Pannonia. Il dominio romano trasformò gran parte di quella che oggi è l’Ungheria occidentale, creando reti di insediamenti, strade, installazioni militari, fattorie e centri commerciali.

Le monete sono tra gli indicatori archeologici più comuni di attività nei siti romani, ma grandi quantità possono fornire prove cronologiche particolarmente utili.

L’analisi delle date e dei tagli delle monete può aiutare i ricercatori a stabilire quando un insediamento era più intensamente popolato e a rivelare i cambiamenti nell’attività economica. Poiché gli ultimi ritrovamenti provengono da tre siti distinti anziché da un unico giacimento, il loro contesto archeologico sarà fondamentale per interpretare come e perché le monete si siano accumulate.

Le monete rappresentavano solo una parte del materiale recuperato durante il programma di archeologia comunitaria nella contea di Somogy. Le squadre hanno inoltre rinvenuto centinaia di frammenti di ceramica. Tra questi c’erano pezzi di terra sigillata, le caratteristiche stoviglie rosse pregiate ampiamente utilizzate in tutto l’Impero Romano.

La terra sigillata veniva prodotta in laboratori specializzati e commercializzata su lunghe distanze. Le sue forme, i centri di produzione e gli stili decorativi sono stati ampiamente studiati, rendendo i frammenti particolarmente preziosi per la datazione di contesti archeologici e la ricostruzione di antiche reti commerciali.

Sono state recuperate anche diverse fibule. Questi manufatti metallici venivano utilizzati per fissare gli abiti ed esistevano in numerose forme durante il periodo romano. I loro stili mutevoli possono fornire agli archeologi informazioni cronologiche, oltre a offrire indizi sull’abbigliamento e sull’identità personale.

Un altro ritrovamento interessante è stato un frammento di bilancia, che potrebbe fornire informazioni su attività commerciali o di altro tipo che prevedevano la pesatura delle merci.

I ritrovamenti di Somogy sono stati effettuati grazie all’archeologia partecipativa, in cui volontari addestrati lavorano a fianco di archeologi specialisti museali per indagare e documentare i paesaggi archeologici.

Tali progetti consentono ai ricercatori di esaminare aree molto più vaste di quanto sarebbe normalmente possibile con i soli scavi convenzionali.

Registrare il contesto archeologico preciso dei reperti metallici è di fondamentale importanza. Una moneta rinvenuta senza informazioni sul luogo del ritrovamento perde gran parte del suo valore scientifico, mentre i reperti sistematicamente documentati possono essere confrontati con ceramiche, edifici e altri materiali provenienti dallo stesso territorio.

Per il Museo Rippl-Rónai, le ultime ricerche hanno portato alla luce centinaia di nuovi oggetti da studiare che forniscono una documentazione monetaria particolarmente dettagliata.

Insieme ai frammenti di ceramica, alle fibule e agli altri oggetti rinvenuti nelle vicinanze, questi reperti offrono agli archeologi nuove prove sulla popolazione che viveva, commerciava e viaggiava in questa parte della Pannonia romana più di 1600 anni fa.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Museo Rippl-Rónai

 

Tesoretti monetali

Ciao! Lascia un commento o una tua considerazione. Grazie

errore: Il contenuto è protetto!!