RINVENUTI RESTI DI UNA VILLA NELLA BRITANNIA ROMANA AD HALBERTON
Sono iniziati i lavori per un importante progetto di archeologia partecipativa presso il sito di una villa romana vicino al villaggio inglese di Halberton, dove gli archeologi temono che anni di aratura stiano gradualmente distruggendo importanti resti sepolti sotto i terreni agricoli.
Il progetto, noto come SHARE (Saving Halberton’s Ancient Roman Environment), si svilupperà nei prossimi cinque anni e mira a studiare, documentare e proteggere il sito prima che subisca ulteriori danni.
Le ville romane non sono comuni nel Devon: poche sono state confermate dagli scavi, rendendo il sito di Halberton particolarmente importante.
La villa fu identificata per la prima volta nel 2004, dopo che un cercatore di metalli locale scoprì reperti romani nella zona. Da allora, ricognizioni e indagini precedenti hanno rivelato tracce di diversi edifici sepolti, sistemi di recinzione, muri e superfici pavimentate sparse in tutto il sito.
Nel corso degli anni, gli archeologi hanno recuperato una vasta gamma di oggetti, tra cui monete romane, fibule, frammenti di ceramica, materiale da costruzione in ceramica, scarti industriali e tessere utilizzate nei mosaici.
I mosaici erano aggiunte costose nella Britannia romana e sono solitamente associati a famiglie benestanti. Gli archeologi ritengono che i resti di Halberton suggeriscono che la villa appartenesse a un insediamento di alto rango occupato tra il II e il IV secolo d.C.
Vi sono inoltre tracce di un possibile sistema a ipocausto, il metodo romano di riscaldamento a pavimento, che sarebbe stato un ulteriore segno di ricchezza.
All’inizio di quest’anno, alcuni volontari si sono uniti agli archeologi per uno scavo di due settimane, nell’ambito della prima fase del progetto SHARE. Durante gli scavi sono state aperte due trincee, che hanno portato alla luce ulteriori mura e resti strutturali. Parte della muratura era stata saccheggiata in passato per essere riutilizzata altrove, ma ne è sopravvissuta una quantità sufficiente a mostrare le dimensioni degli edifici.
Gli archeologi hanno inoltre rinvenuto fossati e butti che potrebbero contribuire a spiegare come fosse organizzato il territorio circostante durante il periodo romano.
Una delle scoperte più recenti è una struttura identificabile in una cisterna rivestita in opus signinum, un calcestruzzo romano impermeabile realizzato con malta di calce mescolata a frammenti di ceramica.
Questo materiale veniva comunemente utilizzato nelle terme, nelle cisterne e in altre strutture legate all’acqua. Gli archeologi ritengono ora che la struttura possa far parte di un complesso termale romano collegato alla villa.
Lo scavo si è avvalso in larga misura del supporto locale, con volontari che hanno prestato assistenza sul posto insieme a studenti e archeologi professionisti, nel vero spirito dell’archeologia partecipativa inglese.
Ulteriori lavori sono previsti tra maggio e luglio, quando gli studenti dell’Università di Exeter trascorreranno quattro settimane a effettuare scavi nel sito, prima che i volontari della comunità continuino gli scavi durante il mese successivo.
Gli organizzatori sperano che il progetto permetta di riportare alla luce ulteriori resti dell’insediamento e di delineare un quadro più chiaro della vita romana in questa parte del Devon.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Cotswold Archaeology


