REALTÀ VIRTUALE RICOSTRUISCE ESPERIENZA VISIVA DEI VISITATORI, POMPEI

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I ricercatori dell’Università di Lund, in Svezia, hanno utilizzato la realtà virtuale e la tecnologia di tracciamento oculare 3D per esaminare quanto abbia maggiormente attirato l’attenzione dei visitatori durante la loro visita in una splendida  domus pompeiana. Il team ha ricreato la Casa degli Epigrammi greci in 3D e ha tracciato lo sguardo dei turisti visitatori mentre osservavano la casa.

A differenza di oggi, le case romane non erano un luogo di rifugio dal lavoro. Infatti, il lavoro e le attività quotidiane si mescolavano durante il giorno e le domus erano state progettate per comunicare il potere personale e lo status del proprietario e della sua famiglia. L’impressione visiva era così importante che gli architetti spostavano elementi architettonici, come le colonne, per incorniciare viste, aggiungevano fontane come punti focali o semplicemente decoravano lo spazio imitando quegli elementi quando non era possibile costruirli attraverso i celebri affreschi.

Giacomo Landeschi, ricercatore presso il Dipartimento di Archeologia e Storia Antica, Università di Lund, conferma che, tracciando il modo in cui i visitatori osservano la domus. è possibile avvicinarsi a svelare ciò che era nella mente di chi l’ha progettata. Dallo studio si è ottenuto dettagli particolari, messaggi trasmessi da manufatti e architetture che sono riusciti a permettere la comprensione dei molti modi in cui il proprietario trasmetteva il suo senso di potere e ricchezza ai suoi clientes.

La Casa degli Epigrammi Greci fu distrutta dalla celeberrima eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. ed era composta da una stanza completamente ricoperta di pitture murali accompagnate da iscrizioni greche che, appunto, diedero il nome alla casa.

La casa era progettata in modo elaborato e presentava decorazioni murali parzialmente visibili dall’esterno ma con dettagli che solo i visitatori vicini potevano ammirare. Una vasta rappresentazione è stata concessa anche all’arte erotica in cui la luce naturale illuminava l’opera principalmente in momenti appropriati. Inoltre, alcuni elementi visivi e architettonici facevano eco a una palpabile collisione culturale tra le culture greca e romana dell’epoca.

Secondo i ricercatori, la natura unica della ricerca potrebbe essere ulteriormente migliorata aggiungendo, in futuro, altre esperienze sensoriali, come il coinvolgimento uditivo.

Danilo Marco Campanaro, dottorando presso il Dipartimento di Archeologia e Storia Antica, Università di Lund, osserva che questo studio mostri quanto sia possibile non solo ricreare lo spazio fisico ma anche comprendere l’esperienza reale delle persone nel preciso istante di duemila anni fa, aprendo a un campo di ricerca completamente nuovo per l’archeologia, con nuove possibilità di analisi di quel periodo storico!

Lo studio, pubblicato sulla rivista Antiquity della Cambridge University Press, segna, dunque, un progresso significativo nell’uso della realtà virtuale in archeologia, dove il suo potenziale euristico viene impiegato per effettuare analisi spaziali più avanzate, proponendo di stabilire una nuova metodologia per registrare accuratamente le informazioni sullo sguardo e l’attenzione dei partecipanti e analizzarle.

Per fare questo, i ricercatori hanno utilizzato un eye-tracker 3D, un potente motore grafico simile a quello utilizzato per i giochi e un sistema GIS di informazione geografica.

Il futuro è iniziato, da tempo…

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università di Lund 

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