domenica, 3 Marzo 2024
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NUOVO STUDIO SULLE RELAZIONI FAMILIARI DELLA PRIMA ETÀ DEL BRONZO

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Le sepolture preistoriche e protostoriche contenenti i resti di un adulto e di un bambino deposti in una tomba come se si abbracciassero nella morte affascinano gli archeologi e il pubblico in generale. Un nuovo studio su questi esempi della Prima Età del Bronzo provenienti dal Lussemburgo e dalla Gran Bretagna, condotto da ricercatori delle Università di Magonza e Ferrara, fornisce approfondimenti sulle relazioni familiari nelle comunità preistoriche e sulla transizione dalla sepoltura collettiva a quella individuale nell’Eurasia occidentale del III millennio a.C.

I risultati, pubblicati sulla rivista Scientific Reports, forniscono la prima prova genetica che le comunità della Cultura del Vaso campaniforme nell’Europa nordoccidentale seppellivano i bambini con le loro madri biologiche e altri parenti biologici stretti.

Nel 2000, gli archeologi lussemburghesi che lavoravano alla costruzione di un’autostrada nel sud del paese, ad Altwies ‘Op dem Boesch’, scoprirono tombe datate al periodo del vaso campaniforme (2450 – 1800 a.C.). Una tomba conteneva gli scheletri di una donna e di un bambino, sepolti uno di fronte all’altro, con l’adulto che teneva in mano la testa del bambino morto, forse posta in un ultimo gesto di amore materno.

Dunstable Downs

Nell’ambito di un nuovo progetto sulla preistoria del Lussemburgo, questa sepoltura ha fornito a un team di ricercatori europei l’opportunità di rispondere a domande più ampie sulle pratiche di sepoltura dell’Età del Bronzo e sulle relazioni familiari in Europa utilizzando l’archeologia, l’antropologia e il DNA antico.

Secondo Foni Le Brun-Ricalens, direttore dell’Institut National de Recherches Archéologiques (INRA), un caso simili è riscontrabile in un’altra tomba proveniente da un tumulo scoperto a Dunstable Downs nel Bedfordshire in Gran Bretagna, più di 500 chilometri lontano da Altwies.

Questa sepoltura, scoperta nel 1887, ha portato l’archeologo Maxime Brami dell’Università Johannes Gutenberg di Magonza, uno degli autori principali dello studio, a indagare se le due tombe fossero collegate in qualche modo, sul significato della doppia sepoltura, sui legami familiari, sulla similitudine delle sepolture.

Il team ha, innanzitutto, rintracciato le ossa di Dunstable Downs presso il Luton Cultural Trust. Nonostante la data di scavo sia alla fine del XIX secolo, la provenienza degli scheletri era ben documentata e le ossa erano in buono stato di conservazione. L’antropologa Nicoletta Zedda dell’Università di Ferrara, autrice principale dello studio, ha potuto esaminare i resti. Insieme ai genetisti dell’Università Johannes Gutenberg di Magonza è stata in grado di analizzare i genomi di tutti e quattro gli scheletri delle due sepolture di adulti e bambini.

Il DNA ha rivelato informazioni affascinanti sulla discendenza. le relazioni familiari e la cultura condivise nell’Europa della Prima Età del Bronzo. Tutti e quattro gli individui, sebbene separati da centinaia di chilometri, tracciano la maggior parte dei loro antenati da popolazioni steppiche migrate dall’Europa centrale e orientale nel III millennio a.C.

Ancora più significative sono le intriganti relazioni familiari rivelate. La Zedda conferma che gli scheletri di Altwies appartenevano a una donna e a un bambino di circa tre anni e l’analisi del DNA ha rivelato che erano effettivamente madre e figlio. Per il tumulo di Dunstable Downs. per una giovane donna e una bambina di circa 6 anni, il DNA ha rivelato che in realtà erano zia e nipote paterne.

Nell’Europa continentale, l’orientamento delle tombe della Cultura campaniforme seguiva regole rigide basate sul sesso dell’individuo. Ad Altwies, l’orientamento della tomba era allineato al sesso del bambino, un maschio, e non a quello della madre biologica. A Dunstable Downs, l’adulto e il bambino erano imparentati di secondo grado dal lato paterno, suggerendo che qui una zia paterna forse svolgeva il ruolo di genitore sostitutivo o di badante principale del bambino, almeno nella morte.

Brami ritiene che i dati potrebbero suggerire un sistema di discendenza patrilineare per i popoli della Cultura del Vaso campaniforme eurasiatico occidentale e i risultati suggeriscono che, almeno in alcune comunità della Prima Età del Bronzo, famiglie allargate vivevano e seppellivano i loro morti insieme, ponendo l’accento sulle relazioni familiari biologiche e di parentela.

La causa della morte e le ragioni della sepoltura congiunta sono ancora sconosciute. Sugli scheletri non sono stati trovati segni di violenza ma ulteriori ricerche per il progetto hanno scoperto oltre un centinaio di sepolture congiunte di adulti e bambini in tutta l’Eurasia, simili a quelle qui descritte, risalenti al III e II millennio a.C.

I ricercatori potrebbero proporre molte spiegazioni per la sepoltura congiunta e la morte simultanea, forse violenza, infezioni o pandemie, ma le sorprendenti somiglianze tra le sepolture del Lussemburgo e della Gran Bretagna suggeriscono che le comunità, anzi forse le relazioni familiari, nell’Europa del Vaso campaniforme seguivano rituali quasi standardizzati, forse dal significato perduto.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Johannes Gutenberg Universität Mainz

Sepolture del Bronzo

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