“MESOPOTAMIA IN MEMORIAM”: REPORTAGE SULL’IRAQ DI ALBERTO CASTELLANI

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C’erano una volta due fiumi, il Tigri e l’Eufrate, e attorno una terra dove nacquero civiltà cui  far risalire scoperte come la scrittura o la nascita della società urbana . Ora possiamo definirla come la tomba della civiltà L’elenco di ciò che l’uomo ha perduto è oggi impossibile: si tratta di saccheggi operati dall’Isis ma anche di razzie operate da regimi diversi  e favorite da connivenze colpevoli. Per queste testimonianze perdute risulta  impossibile per le popolazioni della Mesopotamia conservare  il legame con la propria terra perché sono venuti meno i riferimento storici del mondo di cui sono eredi E rimane allora soltanto un  gigantesco buco nero di smarrimento e di angoscia sociale”.

Con questo articolo/intervista inizia una spero proficua collaborazione con Alberto Castellani, un regista veneziano che ha al suo attivo un centinaio di produzioni  dedicate all’archeologia, soprattutto quella del Medio Oriente. Alberto mi permette di scambiare quattro chiacchiere con lui e con questa dichiarazione si addentra immediatamente in un tema caro a molti, la sorte della Mesopotamia.

Chi è alberto Castellani. Veneziano, l’abbiamo scritto, giornalista pubblicista, opera da oltre quarant’anni nel campo della Comunicazione Audiovisiva. E’ stato responsabile  del  Centro Produzione Audiovisivi delle Assicurazioni Generali. E’ collaboratore di tv, radio, emittenti nazionali e internazionali. Ha iniziato l’attività cinematografica sul finire degli anni ’70 ottenendo significativi riconoscimenti e a partire dagli anni ’80 ha sviluppato il suo interesse per il film sull’Arte e le biografie d’Artista. Una valanga di premi e riconoscimenti che, qualche volta, ci faremo raccontare direttamente da lui.

In queste settimane sta curando la versione inglese di “Mesopotamia in Memoriam: appunti su un patrimonio violato”, una miniserie in due puntate di cinquanta minuti ciascuna  dedicata alle terre che hanno rappresentato una delle pagine più luminose della storia dell’uomo.

E’ stata la mia una esigenza di comunicazione nata a livello personale ma presto accolta da istituzioni che hanno collaborato al progetto. Basti pensare  al Consiglio d’ Europa, all’ Ufficio Comunicazioni Sociali  della CEI, all’Ente dello Spettacolo di Roma. Ma fondamentale è stata la disponibilità  di archeologi italiani di grande spessore: Daniele Morandi Bonacossi , dell’Università di Udine , Paolo Matthiae e Franco D’Agostino, della  Sapienza di Roma, Massimo Maiocchi, dell’ Università di Ca Foscari di Venezia, Paolo Brusasco, dell’Università di Genova, Massimo Vidale, dell’ Università di Padova. Solo per citarne alcuni”.

Dopo “Kaled Asaad: quel giorno a Palmira”, realizzato da  Castellani sull’onda dell’orrore suscitato per l’eccidio del direttore del museo di Palmira, “Mesopotamia in Memoriam: appunti su un patrimonio violato”  rappresenta il ritorno dell’autore sulle terre  del Vicino Oriente per affrontare  il dramma in termini sociali e culturali che sta vivendo la Mesopotamia .

Mi sono chiesto perché il bassorilievo di un toro antropomorfo del primo millennio assiro abbia per anni  fatto paura ad un califfato, non ancora del tutto distrutto, perché le statue di Mosul abbiano spaventato i suoi sgherri che  si sono accanite su di esse.

Perché forse – è la risposta dell’Autore in sintonia con quanto è già stato scritto da autorevoli testimoni –  le pietre, le statue, i templi parlano. Parlano più dei sermoni e dei discorsi e tutti  possono leggere quelle tracce. Allora bisogna ucciderle, quelle pietre, per affermare che la Storia è stata scritta di nuovo e definitivamente”.

Le riprese  hanno interessato i maggiori musei Europei, in particolare  il Louvre, il British Museum ed il Pergamon Museum di Berlino. Quelle realizzate in Iraq e nel Kurdistan iraqeno  sono state realizzate in collaborazione con l’Università di Udine.

La prima parte della miniserie è stata presentata con successo all’edizione 2019 del Festival Internazionale del Film di Cultura ed Archeologia tenutosi a Firenze. E’ stata invitata come evento nella serata conclusiva della Rassegna Internazionale del Film archeologico 2019 di Rovereto. Il  film ha ottenuto un significativo riconoscimento nell’ambito di Aquileia Film Festival 2019. La seconda parte dedicata alla stagione dei Grandi Imperi e parteciperà alla edizione 2020 del Festival Internazionale del Film di Cultura ed  Archeologia che, Covid 19 permettendo,  si terrà a Firenze in autunno.

 

Alberto Castellani – Daniele Mancini

 

Hammurabi

 

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