LE NUOVE SCOPERTE A TEL ABU SAIFY, EGITTO, POTREBBERO CONFERMARE L’ESISTENZA DELL’ANTICO CENTRO FARAONICO DI MSEN
Nuove scoperte dagli archeologi del Ministry of Tourism and Antiquities egiziano a Tel Abu Saify, nella regione di Qantara Est, hanno fornito nuove evidenze archeologiche sul percorso dell’antica Via Militare di Horus e rafforzato l’ipotesi che il sito possa essere collegato all’antica città egizia di Msen, a lungo perduta.
Gli scavi condotti da una missione archeologica egiziana nel sito del governatorato di Ismailia hanno portato alla luce resti architettonici, strade, fortificazioni e manufatti risalenti a diverse epoche storiche. Tra i ritrovamenti più significativi figurano iscrizioni recanti i titoli del Faraone Ramses II e un testo relativo ai lavori di restauro di una statua di Horus, signore della città di Msen.
Le scoperte potrebbero aiutare i ricercatori a stabilire l’identità di Tel Abu Saify e a fornire un quadro più chiaro della rete di insediamenti fortificati e centri religiosi che proteggevano la frontiera orientale dell’Egitto.
Lo scavo, in opera già da diversi decenni, rientra nell’ambito delle attività del Ministero del Turismo e delle Antichità, tramite il Consiglio Supremo delle Antichità, volte a documentare i siti archeologici lungo i confini orientali dell’Egitto e a ricostruire il tracciato dell’antica Via Militare di Horus.
Il percorso rivestiva un’importanza strategica per l’Egitto, collegando una serie di forti e insediamenti che contribuivano a difendere il confine nord-orientale del paese e a supportare i movimenti militari verso il Sinai e il Mediterraneo orientale.
Secondo i ricercatori egiziani, i resti dimostrano l’importanza strategica e civile dell’area e il ruolo che essa ha svolto nella protezione dei confini orientali dell’Egitto nel corso di diverse epoche storiche. Proseguire gli scavi nei siti associati alla Via Militare di Horus aiuterebbe gli archeologi a ricostruire il percorso, a identificarne le stazioni e a rivelare aspetti finora sconosciuti della storia dell’antico Egitto.
I ricercatori sono ora in grado di rivalutare i resti architettonici scoperti in precedenza e di sviluppare una comprensione più dettagliata della disposizione originaria e dell’evoluzione del sito. Uno degli sviluppi più importanti riguarda un imponente muro in mattoni di fango e un complesso di porta d’accesso.
Gli scavi hanno portato alla luce il portale, i suoi ambienti interni e i successivi strati costruttivi. Uno studio dettagliato ha ora stabilito che la struttura rappresenta il muro di cinta esterno che circondava il tempio e non una parte del tempio stesso, correggendo una precedente interpretazione dei resti.
Secondo gli archeologi le nuove indagini supportano anche un’importante ipotesi archeologica e storica che collega Tel Abu Saify all’antica città di Msen. Tuttavia, ritengono che gli scavi e gli studi scientifici, ancora in corso, saranno necessari per fornite ulteriori prove prima che l’identificazione possa essere considerata definitiva.
Mohamed Abdel Badi, responsabile del settore delle antichità egizie presso il Consiglio Supremo delle Antichità, conferma che gli archeologi hanno anche identificato i resti di due strade lastricate in pietra adiacenti che conducevano dall’esterno dell’area fortificata verso il tempio. Una di esse, risalente all’epoca romana, è più stretta dell’altra.
All’interno del complesso templare, la missione ha portato alla luce una serie di magazzini nella sezione settentrionale e stanze di servizio più ampie a sud. Gli scavi si sono estesi verso il Santuario del tempio, che ha subito ingenti danni durante le attività svoltesi nel sito nel tardo periodo romano.
Le scoperte stanno aiutando gli archeologi a ricostruire il funzionamento del complesso religioso e l’organizzazione dei suoi spazi interni. Tra i ritrovamenti più significativi spicca un grande elemento architettonico in arenaria, scoperto spezzato in due sezioni, che reca iscrizioni su tre lati contenenti i titoli reali di Ramses II, che regnò sull’Egitto durante la XIX dinastia; un’altra iscrizione contiene un testo letterario che fa riferimento ai lavori di restauro effettuati su una statua di Horus, signore della città di Msen.
Il riferimento è considerato particolarmente importante perché potrebbe fornire elementi utili a determinare l’antica identità del sito.
Se ulteriori scoperte confermeranno il collegamento, Tel Abu Saify potrebbe essere identificata con Msen, una città nota da fonti testuali dell’antico Egitto, ma la cui precisa ubicazione è rimasta incerta. Gli scavi hanno inoltre portato alla luce prove dell’importanza amministrativa e militare dell’insediamento.
Mahmoud Galal, direttore dell’Amministrazione generale per le antichità del Sinai e uno dei responsabili della missione, ha affermato che tra i ritrovamenti figurano resti scultorei risalenti al Periodo Tardo, inclusi materiali associati alla XXVI dinastia egizia. Gli archeologi hanno inoltre scoperto una statua priva di testa e gambe, il torso di una statua reale in basalto e frammenti di statue realizzate con materiali quali basalto e diaspro.
Insieme alle fortificazioni del sito e ad altri resti architettonici, le scoperte rafforzano l’interpretazione di Tel Abu Saify come un insediamento strategicamente importante sulle vie di accesso orientali dell’Egitto. Le informazioni emerse durante le ultime e le precedenti campagne di scavo indicano che Tel Abu Saify ha subito ripetute trasformazioni in seguito al mutare delle sue funzioni militari, religiose ed economiche.
Il tempio sembra aver raggiunto l’apice del suo sviluppo architettonico durante il periodo tolemaico, quando il complesso fu ampliato e riorganizzato. Nel III secolo d.C., tuttavia, parte del sito fu riutilizzata per la costruzione di un castrum militare romano, a testimonianza della continua importanza strategica del luogo secoli dopo il periodo faraonico.
La funzione del sito cambiò nuovamente in modo significativo durante la tarda epoca romana, quando alcune parti del complesso furono utilizzate come cava e centro di produzione di calce.
Gli archeologi hanno scoperto due grandi installazioni circolari vicino agli angoli del Santuario, contenenti resti di calcare bruciato, a dimostrazione che la pietra proveniente da edifici precedenti veniva lavorata e fusa per produrre calce.
Le indagini degli ultimi hanno, dunque, supportano sempre più l’ipotesi che Tel Abu Saify fosse collegata alla città faraonica di Msen, nota grazie ad antiche iscrizioni egizie e fonti storiche. Il riferimento a Horus come signore di Msen è considerato un elemento di prova particolarmente significativo, sebbene gli archeologi non abbiano ancora dichiarato l’identificazione definitiva.
Le prossime campagne di scavo si concentreranno quindi sul recupero delle strutture architettoniche ancora presenti nel sito e sulla ricerca di ulteriori iscrizioni o materiale archeologico che possano confermarne l’antica identità.
Le scoperte più recenti confermano comunque che Tel Abu Saify è uno dei principali siti archeologici associati alla Via Militare di Horus. Le sue successive fortificazioni, gli edifici templari, le installazioni militari e le attività industriali documentano secoli di occupazione e rivelano come il ruolo dell’insediamento si sia evoluto nel tempo.
Da centro religioso e difensivo sotto i faraoni a insediamento strategicamente importante in epoca tolemaica e romana, Tel Abu Saify offre nuove prove della duratura importanza della frontiera orientale dell’Egitto e potrebbe, in definitiva, risolvere l’annoso interrogativo su dove sorgesse un tempo la città perduta di Msen.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Ministero del Turismo e delle Antichità


