SEGNI E SIMBOLI DI CANTIERE DECIFRATI IN UNA PORTA MONUMENTALE DI TOLEMAIDE, LIBIA
Oltre 620 segni incisi sulle pietre di un monumentale portale a Tolemaide, in Libia, hanno rivelato come i costruttori organizzavano il lavoro, trasportavano i materiali e potenzialmente registravano anche i pagamenti più di 2.000 anni fa.
L’archeologa Anna Kordas dell’Università di Varsavia ha analizzato 626 incisioni di scalpellini conservati su blocchi di calcare provenienti dalla Porta Tauchira (o Tocra) a Tolemaide, una delle principali città dell’antica Cirenaica. La sua ricerca ha identificato 27 tipologie di segni distinti e suggerisce che questi simboli, apparentemente semplici, facessero parte di un sofisticato sistema per la gestione di un grande progetto di costruzione ellenistico.
I risultati offrono uno sguardo insolitamente dettagliato sull’organizzazione pratica di un antico cantiere edile, dall’estrazione e dal trasporto dei materiali fino al posizionamento finale dei singoli blocchi.
Tolemaide sorgeva sulla costa settentrionale dell’odierna Libia e divenne un importante centro amministrativo e commerciale della Cirenaica sotto la dinastia tolemaica, in seguito alle conquiste di Alessandro Magno.
La sua architettura monumentale rifletteva lo status e la ricchezza della città, e la Porta Tauchira costituiva uno degli elementi più imponenti delle sue fortificazioni. La porta fu costruita, o ampiamente ricostruita, durante il II secolo a.C., probabilmente durante il regno di Tolomeo VIII Fiscone, che governò la Cirenaica tra il 145 e il 116 a.C. circa.
Kordas ha condotto la prima analisi completa dei segni, studiandone le forme, la posizione sulle singole pietre e la distribuzione nell’intera struttura. La sua ricerca, pubblicata sull’European Journal of Archaeology, indica che si tratta di molto più che semplici firme di singoli artigiani.
Un sistema di marcatura utilizzava lettere greche tra cui alfa, beta, gamma, delta, epsilon, zeta ed eta. La loro ripetuta presenza suggerisce che almeno sette squadre distinte potrebbero essere state coinvolte nella costruzione del portale. Un secondo sistema consisteva in monogrammi formati da due o più lettere greche. Questi potevano identificare particolari officine o forse ricchi benefattori che finanziavano o fornivano manodopera per parti del progetto.
Kordas ha confrontato i segni su blocchi che svolgevano funzioni strutturali simili e ha esaminato se determinati simboli comparissero ripetutamente in aree specifiche. Ha inoltre preso in considerazione segni di scalpellini analoghi scoperti in altre zone del Mediterraneo, tra cui Grecia ed Egitto.
Secondo l’archeologa, questi segni non dovrebbero essere considerati semplicemente come firme di specifici artigiani. Il materiale indica un sistema molto più complesso e i segni avrebbero potuto aiutare gli operai a smistare i blocchi di calcare, a monitorare le diverse fasi di lavorazione, a organizzare il trasporto dalla cava e a garantire che le pietre venissero posizionate correttamente.
Kordas ritiene che le piccole incisioni sono elementi di un sistema logistico ben funzionante, senza il quale sarebbe molto più difficile erigere un edificio monumentale di quella portata. Inoltre, la posizione e l’aspetto dei simboli indicano che non sono stati tutti creati nello stesso momento del processo di costruzione.

Alcune sono grandi iscrizioni alfabetiche grezze, rinvenute su superfici di pietra non rifinite. Diverse appaiono capovolte nella struttura completata, suggerendo fortemente come siano state incise prima che i blocchi raggiungessero la loro posizione definitiva. Questi segni probabilmente identificavano le squadre di costruzione durante le fasi di estrazione, lavorazione iniziale della pietra e trasporto.
Curiosamente, questa tipologia di struttura si conserva solo sul lato del portale che si affaccia sulla città. Kordas sostiene che ciò avvalora le precedenti ipotesi secondo cui, originariamente, una scala in legno si ergeva addossata a questa parte della struttura, nascondendo alla vista le superfici più grezze.
Un secondo gruppo di simboli compare esclusivamente sulle pareti esterne dei bastioni di accesso. Questi simboli sono eseguiti con molta più cura e sono posizionati centralmente e verticalmente sulle pietre finite. La loro collocazione suggerisce che siano state scolpite dopo che i blocchi erano stati installati e le loro superfici completate.
Questo dettaglio è particolarmente significativo perché i segni lasciati dagli scalpellini su molti edifici greci ed ellenistici venivano rimossi durante le fasi di finitura finale. A Tolemaide, alcuni di questi segni erano apparentemente destinati a rimanere visibili: le “macarcature” potrebbero anche rivelare come è stato finanziato l’enorme progetto.
Kordas ipotizza che la sequenza di lettere greche da alfa a eta possa rappresentare i gruppi di lavoro il cui lavoro è stato inizialmente finanziato con fondi comunali. Assegnare lettere successive a officine diverse avrebbe fornito un metodo semplice per tracciare i loro contributi.
Più in alto nella struttura, al di sopra del livello del basamento, compare un diverso sistema di marcatura. Secondo lo studio, questo cambiamento potrebbe indicare un corrispondente spostamento nelle modalità di finanziamento.
I proprietari delle officine o altri residenti benestanti potrebbero aver offerto la manodopera dei propri dipendenti come contributo alla città, agendo di fatto come benefattori locali.
Prove di accordi simili sono giunte fino a noi anche in altre parti del mondo ellenistico. Un’iscrizione del II secolo a.C. proveniente dall’antica Teangela, in Caria, nell’attuale Turchia sud-occidentale, documenta una forma analoga di lavoro donato.
Se l’interpretazione è corretta, le pietre di Porta Tauchira conservano testimonianze non solo del lavoro degli antichi artigiani, ma anche delle relazioni economiche che stavano alla base delle monumentali costruzioni pubbliche.
La costruzione del portale richiese molto più che semplicemente tagliare pietre e impilarle al loro posto. Ogni blocco passava attraverso una sequenza di operazioni. Gli operai della cava dovevano innanzitutto stabilire da dove estrarre la pietra dalla roccia. La pietra veniva poi sbozzata, trasportata al cantiere e infine tagliata e posizionata accanto ai blocchi adiacenti.
Pertanto, diverse marcature potrebbero essere state aggiunte in fasi diverse: alcune nella cava e altre durante l’assemblaggio, contribuendo a un’impresa logistica colossale. Ogni fase ha richiesto il coordinamento di numerosi specialisti: in tali circostanze, anche i segni più piccoli potevano svolgere una funzione cruciale. Permettevano di identificare rapidamente lo scopo di un blocco, ne indicavano la posizione nella struttura o informavano il gruppo di lavoro a cui apparteneva.
Questo principio ha un sorprendente parallelo con i giorni nostri: oggi, nei grandi progetti di costruzione, si utilizzano abitualmente numeri, lettere e codici per identificare i componenti prefabbricati e garantire che migliaia di singoli elementi raggiungano la posizione corretta e vengano installati nella sequenza appropriata.
A Tolemaide, i 626 segni giunti fino a noi suggeriscono che gli antichi costruttori si trovarono ad affrontare lo stesso problema fondamentale più di due millenni fa, e che avevano sviluppato un sistema organizzato per risolverlo.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Science in Poland/PAP
Libia Tolemaide


