LA SICCITA’ HA SVELATO I RESTI DEL CENTRO FORTIFICATO DI VIX, FRANCIA

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Del centro urbano di Vix, che conobbe la sua massima occupazione alla fine della prima Età del Ferro,  nel VI sec. a. C., tutti conoscono il famoso cratere in bronzo, celtico. rinvenuto nel 1953.  Da anni gli archeologi esplorano il sito nei pressi di Châtillon sur Seine, nella Côte d’Or, rinvenendo sempre più tracce dell’esistenza  di una città fortificata su 50 ettari, uno dei siti più importanti d’Europa del cosiddetto Periodo Hallstattiano, che corrisponde, appunto, alla prima Età del Ferro.

Recente Bruno Chaume, direttore del programma di ricerca a Vix e ricercatore al CNRS (Centre national de la recherche scientifique), hanno realizzato una intensa campagna di fotointerpretazione e dalle foto aeree si individua uno schema sorprendente. In mezzo a un campo di erba medica, già falciata e ingiallita dalla siccità, appare una lunga linea verde contornata di cerchi. Chaume ritiene possa identificarsi in una una palizzata con un fossato con una linea che corrisponderebbe a un grande recinto all’interno del quale sarebbe posto un grande edificio. Le radici di erba medica vanno in profondità nel terreno e cercano l’acqua e il fresco formando quei cropmarks fondamentali per l’individuazione di elementi sotto il terreno tramite fotointerpretazione.

Il geofisico tedesco, Harald von der Osten, sonda il terreno con sofisticate attrezzature perché, realizzare queste letture con il georadar e con la tecnica dell’archeomagnetismo, si possono direzionare i lavori di scavo nel terreno in modo specifico.

A Vix, scienziati tedeschi e austriaci sono partner negli scavi da molti anni grazie all’esperienza acquisita in uno dei siti simili: Hallstatt, in Austria, ha rivelato una struttura sociale di era molto gerarchica in cui famiglie-dinastie pilotavano l’organizzazione del territorio, programmavano lo sviluppo di un sito e il suo approvvigionamento. Un sito simile a Vix per estensione del territorio, circa 50 ettari, è stato individuato a nord del Danubio, nel Baden-Württemberg, a Magdalenenberg.

A 200 metri di distanza dai cropmarks di Vix, un’altra squadra di archeologi ha realizzato dei saggi archeologici che hanno rivelato le fondamenta di un edificio presumibilmente edificato 5.000 anni fa che Anthony Denaire, archeologo e docente all’Università della Borgogna. attribuisce al periodo neolitico, un edificio Hallstatt lungo una trentina di metri e largo circa sei. Denaire ritiene che si tratti di uno degli edifici più grandi attribuibili di questo periodo ma, per ora, mancano elementi di confronto e solo con il proseguo delle indagini sarà possibile acquisire ulteriori informazioni sul sito.

In diversi decenni di scavi a Vix, gli archeologi hanno realizzato numerose scoperte che hanno allontanato dall’immaginario comune gli stereotipi degli anni ’50/’60 di popolazioni che abitavano rozzamente le loro capanne. Chaume precisa che si è ormai di fronte a un’organizzazione quasi urbanizzata, la Cultura di Halstatt, che non ebbe, però, una lunga durata: decadrò abbastanza rapidamente, intorno al 450 a.C. per riapparire, in una simile organizzazione, alla fine del periodo gallico quando Giulio Cesare invase la Gallia affrontando tutti i vari centri e le proprie difese.

Tuttavia, Vix è ben lontana dall’aver svelato tutti i suoi segreti archeologici: per le dimensioni eccezionali, dopo trent’anni di lavoro sul sito, Chaume stima che lui e i suoi team abbiano aggiornato solo il 2% del sito.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Bruno Chaume/Vix

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