INDIVIDUATI RESTI DI MACABRE CELEBRAZIONI SU INVASORI CATTURATI 6.000 ANNI FA, FRANCIA NORD-ORIENTALE
Un team di archeologi dell’Università di Valladolid ha scoperto che, più di 6000 anni fa, un gruppo di individui della Francia nord-orientale, durante le celebrazioni di una “vittoria”, avvenute più di 6.000 anni fa, ha reciso il braccio sinistro dei nemici vinti e ha seppellito i corpi in alcune fosse comuni.
L’interessante a scoperta offre uno sguardo su un periodo di dense battaglie per la conservazione dei territori della Francia nord-orientale, nella zona intorno a Parigi.
Secondo la coautrice dello studio Teresa Fernández-Crespo, osteoarcheologa presso l’Università di Valladolid, gli arti inferiori sono stati prima fratturati per impedire alle vittime di fuggire, inoltre, l’intero corpo presenta traumi da corpo contundente e, cosa ancora più grave, in alcuni scheletri sono presenti alcuni segni, fori da perforazione, che potrebbero indicare che i corpi siano stati posti su una struttura per l’esposizione al pubblico dopo essere stati torturati e uccisi.
In un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Science Advances , i ricercatori hanno analizzato i resti di 82 individui sepolti in fosse comuni nella Francia nord-orientale, risalenti a un periodo compreso tra il 4300 e il 4150 a.C. Alcuni corpi erano mutilati, con il braccio sinistro e le mani smembrate mentre i corpi non mutilati sono stati sepolti in fosse diverse.
Per verificare se i trattamenti di sepoltura riflettessero le origini delle persone, i ricercatori hanno analizzato le firme chimiche dei denti e delle ossa e queste hanno fornito indizi sul luogo di crescita e sul cibo consumato. Le persone mutilate provenivano, probabilmente, dai dintorni di Parigi e le firme chimiche hanno anche suggerito che questo gruppo di persone consumasse cibo proveniente da aree diverse, suggerendo che si spostassero molto frequentemente.
L’analisi chimica ha dimostrato che coloro che non sono stati mutilati erano abitanti del posto. Questo potrebbe significare, ipotizzano i ricercatori, che sono morti difendendo il loro territorio: alcuni degli invasori furono probabilmente catturati dai difensori e le loro braccia o mani sinistre furono mozzate come “trofei”, in uno dei primi casi ben documentati di celebrazione , secondo i ricercatori, della vittoria marziale nell’Europa preistorica
Secondo la Fernández-Crespo, gli individui sarebbero stati brutalizzati nel contesto di rituali di trionfo o celebrazioni di vittoria che seguivano una o più battaglie e, poiché le fosse comuni si trovavano al centro di un insediamento, suggerisce fermamente che l’atto sarebbe stato un pubblico teatro di violenza volto a disumanizzare i nemici prigionieri di fronte all’intera comunità.
Esistono altre tracce di un conflitto diffuso in questa regione intorno al 4500-4000 a.C. Detlef Gronenborn, docente di archeologia presso il Centro Leibniz per l’Archeologia in Germania, ritiene che il periodo in questione è un momento di notevole agitazione in tutta Europa ed è collegato a un periodo di elevata volatilità climatica, un periodo di crisi a livello continentale, il tutto culminato intorno al 4100 a.C. Le interruzioni nell’occupazione dei siti suggeriscono un’improvvisa elevata mobilità dovuta a un aumento generale della guerra e l’intero periodo sarebbe anche caratterizzato da una spinta demografica generale proveniente dalla Francia meridionale che potrebbe aver portato disordini e un aumento della guerra in seguito a queste migrazioni.
Fu, dunque, un periodo di guerra, in cui gli abitanti della regione, nonostante vivessero in insediamenti fortificati, gli scheletri rivelano spesso tracce di violenza. La ceramica proveniente dall’area parigina è presente in quantità maggiori e gli archeologi ritengono che popolazioni provenienti dall’area parigina stessero invadendo quella che oggi è la Francia nord-orientale.
Secondo la Fernández-Crespo, le ferite provocate nelle battaglie neolitiche di solito colpivano la testa e molto meno spesso altre parti del corpo, ma queste fosse in Francia rivelano un’intensità di violenza sul corpo senza precedenti che può essere compresa solo in un contesto di tortura, mutilazione e disumanizzazione della vittima: i ricercatori ritengono che questi brutali attacchi potrebbero essere stati perpetrati come atto di vendetta.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: University of Oxford


