COMMERCIO DEL RAME EGIZIANO NEI MANUFATTI DI FINE II MILLENNIO A.C.

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Il commercio di rame egiziano e levantino ha goduto di un ampio sviluppo durante la prima Età del Ferro poiché l’analisi dei manufatti egizi attribuibili al Terzo Periodo Intermedio ha mostrato che l’ “oro rosso” adoperato provenisse dalla regione di Arabah, nei pressi dell’odierno confine israelo-giordano.

La fonte dell’approvvigionamento di rame dell’Egitto durante il Terzo Periodo Intermedio (1070–664 a.C.) è in gran parte sconosciuta. Il periodo è stato caratterizzato dal crollo dell’autorità centrale e dalla sua sostituzione con una frammentazione di dinastie faraoniche che controllavano diverse parti del paese.

Il Terzo Periodo Intermedio, inoltre, è spesso visto come l’ultimo “episodio” in un periodo di grande trasformazione nel Mediterraneo in cui sono emersi nuovi potenti stati lungo l’area ad est dell’Egitto, che a loro volta hanno sostituito gli imperi mediorientale crollati durante al tarda Età del Bronzo.

La provenienza dei materiali importati e rinvenuti in Egitto dagli scavi archeologici è nota grazie ai manufatti della tarda Età del Bronzo ed è stato difficile individuare le origini di quelli risalenti al Terzo Periodo Intermedio, poiché le tracce dei commerci durante quel periodo sono molto labili.

Un team di studiosi israeliani ha deciso di far luce sulle rotte del commercio della prima Età del Ferro, analizzando il rame trovato nei manufatti egizi della XXI dinastia, quella che successe agli ultimi Ramessidi, controllando l’area intorno a Tanis, nel Basso Egitto, dal 1069 a.C.

Il team, guidato da Shirly Ben-Dor Evian, dell’Università di Tel Aviv, ha eseguito analisi su preziosi manufatti alla XXI, XXIV e XXV dinastia. In particolare, hanno eseguito l’analisi chimica elementare e quella dell’isotopo del piombo a quattro statuine funerarie (gli ushabti) in bronzo provenienti da Tanis, conservati al Museo di Israele, a Gerusalemme, e datate circa al 1010 a.C..

Gli ushabti sono attribuiti al faraone Psusennes I, a sua moglie e a uno dei suoi generali. Il team ha anche analizzato due oggetti della XXIV e XXV dinastia (VIII secolo a.C.).

L’analisi degli ushabti ha identificato la fonte del rame utilizzato nella loro realizzazione nella regione di Arabah, un’area che copre il confine meridionale dell’odierna zona tra Israele e Giordania. L’area è nota nella documentazione archeologica come sede dei due principali antichi siti minerari di Timna e Wadi Feynan, da dove proveniva gran parte del rame utilizzato nell’Egitto della tarda Età del Bronzo.

I reperti forniscono, dunque, una base per la ricostruzione storica della rete di scambio commerciale del rame nel Vicino oriente meridionale a cavallo del primo millennio a.C., suggerendo che il commercio egiziano-levantino era ampiamente in corso. Gli egiziani potrebbero aver continuato a importare rame da Arabah durante il periodo del crollo o aver ripreso i contatti con l’area una volta che le condizioni lo avessero consentito.

Allo stesso tempo, l’analisi degli oggetti della XXIV e XXV dinastia (VIII sec. a.C.) ha rivelato un netto cambiamento nella metallurgia pura del rame egiziano. Questo cambiamento è stato notato sia nella composizione: da rame con tracce di stagno a rame con piombo con tracce di arsenico

Il campionamento riguardava manufatti conservati in musei: il team ha eseguito, infatti, l’imaging a raggi X come mezzo per evitare il campionamento di eventuali modifiche metalliche successive e garantire il corretto processo di campionamento.

Lo studio è stato pubblicato online sul Journal of Archaeological Science.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

rame egiziano

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