DALL’INSULA OCCIDENTALIS, POMPEI, NUOVI SCAVI CON NUOVI MANUFATTI

Per leggere questo articolo occorrono 3 minuti

Divisa tra la VI e la VII Regiones, l’Insula Occidentalis di Pompei è una delle zone residenziali più esclusive e ai margini della città antica, non distante dal Foro. L’area si trova al margine occidentale di Pompei, con vista panoramica sul Golfo di Napoli, e dal II secolo a.C. in poi fu progressivamente urbanizzata grazie alla costruzione delle cosiddette “ville urbane”, situate a ridosso della cinta muraria cittadina, dotata di terrazze che offrono ancora un ampio panorama.

Dopo l’annessione dell’insediamento da parte di Silla nell’80 a.C., le abitazioni esistenti furono ulteriormente ampliate con una serie di terrazzamenti digradanti verso il mare, che gradualmente andarono ad appoggiarsi sulle mura della città, che non servivano più come difesa dagli attacchi esterni. I complessi residenziali, tra i più belli della città, furono portati alla luce già a partire dai primi scavi effettuati dai Borbone, e la loro complessa articolazione giustifica anche il termine usato per indicarli come ‘ville urbane’.

Da qualche mese sono sono in corso i lavori di restauro dell’Insula Occidentalis e in particolare i lavori si stanno concentrando sulla Casa della Biblioteca, la Casa del Bracciale d’Oro, la Casa di Fabius Rufus e la Casa di Castricio.

Dalla scavo archeologico della Casa della Biblioteca, una delle case più rappresentative per descrivere il sereno clima di svago, meditazione e attività accademica che caratterizzava queste dimore, stanno emergendo numerosi ritrovamenti, tra cui manufatti riconducibili alle ultime fasi di vita in la casa.

Un disco di pietra lavorata che formava la base di un mortaio, un’olla in bronzo,  (vaso), testimoniano il lavoro di carattere commerciale che doveva svolgersi nel complesso edilizio. La casa presenta diversi punti problematici a causa dei numerosi terremoti che hanno preceduto l’eruzione del 79 d.C., tra cui il grande terremoto del 62 d.C. e lo sciame sismico che molto probabilmente ha preceduto il disastroso evento.

In epoca moderna, durante la seconda guerra mondiale, Pompei fu bombardata e diversi edifici furono colpiti da più di cento bombe che caddero sulla città e di cui due colpirono anche la Casa della Biblioteca.

Nei pressi del disco di pietra, circolare e dalla superficie levigata, è stato rinvenuto un piccolo mucchio di frammenti di pasta vitrea pronti per la macinazione necessaria a produrre il faience, un pigmento blu utilizzato per la produzione di vasi particolari..

L’olla di bronzo, invece, nei pressi della soglia dell’apertura che metteva in comunicazione un vasto ambiente voltato con il terrazzo affacciato sul Golfo di Napoli, contiene ancora un piccolo crogiolo di ferro che probabilmente serviva per cuocere gli ossidi nel processo di produzione del pigmento. Entrambi i reperti sono stati portati ai laboratori del Parco per l’analisi del contenuto.

La denominazione Casa della Biblioteca è attribuito allo studioso Volker Michael Strocka che identificò una delle sale interne come “biblioteca”. la Casa conserva ancora uno splendido affresco raffigurante una figura con la testa incoronata d’edera, recante gli strumenti per le composizioni poetiche: un volumen, una lyra e una capsa per i libri. Il poeta è probabilmente Filosseno di Citera, autore di ditirambi in greco vissuto tra la seconda metà del V secolo a.C. e la fine del IV secolo.

 

Rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Classicult

Ciao! Lascia un commento. Grazie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: