CAMBIAMENTI CLIMATICI E RIFIUTI NEL DECLINO DELL’IMPERO BIZANTINO

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Un team di archeologi dell’Università di Haifa ha recentemente pubblicato sulla PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences, rivista della National Academy of Sciences un interessante articolo sugli scavi effettuati sui rifiuti accumulati in un insediamento bizantino denominato Elusa, nel Deserto del Negev, in Israele, scoprendo che “l’età della spazzatura” ha introdotto una nuova interessante prospettiva per la definizione del periodo del declino bizantino.

Elusa nell’Impero bizantino all’inizio del regno di Giustiniano

I ricercatori hanno scoperto che lo smaltimento dei rifiuti, una volta un servizio ben organizzato e affidabile in città avamposto come Elusa, è improvvisamente cessato verso la metà del VI secolo d.C.

A quel tempo, importanti eruzioni vulcaniche in Islanda hanno causato un evento climatico noto come la piccola Era Glaciale tardo antica, portando un brusco abbassamento climatico in tutta Europa e in parte dell’Asia, neve in estate, una nebbia secca e densa in Medio Oriente e in Cina; inoltre, un’epidemia, conosciuta come la Peste di Giustiniano, ha infuriato attraverso l’Impero Romano, uccidendo, secondo diversi studi, da 25 fino a circa 100 milioni di individui.

L’insieme di epidemie e cambiamenti climatici hanno segnato il crollo della civiltà urbana antica, già fortemente indebolita dalla vicende belliche (in Italia, la Guerra greco-gotica) ed economiche nei territori appartenuti all’impero romano e, all’epoca, ancora controllati da Costantinopoli, segnando il definitivo passaggio dall’antichità al medioevo.

Il posizionamento delle discariche di rifiuti delle varie epoche, i butti, attorno a Elusa

Elusa era già stato oggetto di scavi archeologiche ma la nuova indagine è stata la prima a esplorare i cumuli di rifiuti ignorati per lungo tempo.

Secondo Guy Bar-Oz, docente di archeologia all’Università di Haifa, a differenza dell’architettura di una città antica, che potrebbe essere stata più volte distrutta e ricostruita, le discariche si sono accumulate costantemente nel tempo, fotografando un determinato periodo dell’attività umana. Gli indizi trovati nelle discariche conservate potrebbero, quindi, anche rivelare se una città fosse fiorente o in difficoltà.

Nelle discariche o butti (secondo il termine tecnico), gli archeologi hanno trovato una interessante varietà di oggetti: frammenti di ceramica, semi, noccioli di oliva, carbone di legna bruciato e persino residui di cibi di “importazione” provenienti da Mar Rosso e Nilo.

Secondo i ricercatori, che hanno datato al radiocarbonio (C14) semi e carbone rinvenuti negli strati dei butti situati vicino alla città, hanno scoperto che i rifiuti si sono accumulati per un periodo di circa 150 anni e che l’accumulo è terminato a metà del sesto secolo, suggerendo che un importante collasso economico e sociale possa aver colpito Elusa.

Sulla base delle nuove prove, i ricercatori hanno concluso che il declino di Elusa sia iniziato almeno un secolo prima che il dominio islamico abbia strappato il controllo della regione ai Bizantini, proprio in un periodo, relativamente pacifico e stabile, durante il quale l’imperatore Giustiniano stava espandendo i confini dell’impero in Europa, Africa e Asia.

Dunque, anche se l’impero godeva di un periodo di relativo successo in cui sembrerebbe logico aspettarsi che i suoi avamposti siano finanziariamente sicuri, i dati archeologici e scientifici disegnano un panorama che è stato a lungo quasi invisibile alla maggior parte degli archeologi, quello in cui l’impero è stato afflitto da disastrosi cambiamenti climatici e gravi epidemie.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: PNAS

Bizantini e clima

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