RIPORTATA ALLA LUCE UNA LONGHOUSE DI 2500 ANNI A ŁYSA GÓRA, POLONIA
Gli archeologi del Museo Archeologico Statale di Varsavia che stanno scavando in un insediamento dell’Età del Ferro a Łysa Góra, nel comune di Chorzele, in Masovia, nella Polonia centrale, hanno portato alla luce i resti di una longhouse risalente a 2.500 anni fa, insieme a una moneta antica eccezionalmente rara, offrendo nuove informazioni sui contatti tra le comunità di quella che oggi è la Polonia e popolazioni che vivevano a quasi 1.500 chilometri di distanza.
Tra i ritrovamenti più straordinari di questa stagione spicca una moneta di bronzo coniata durante il regno di Seute III, sovrano dell’antico regno odritico di Tracia, tra il 323 e il 316 a.C. Si ritiene che la moneta, risalente a oltre 2.300 anni fa, sia la più antica finora rinvenuta in uno scavo archeologico documentato in Polonia.
Su un lato è raffigurato un cavaliere accompagnato dal marchio di zecca, mentre sull’altro si trova l’immagine di Zeus con una corona d’alloro. Gli archeologi hanno inoltre scoperto che la moneta era stata forata e che il foro presentava segni di usura, suggerendo che fosse portata appesa a un cordino e indossata come ciondolo e non essere semplicemente utilizzata come moneta.
Veniva coniata a Seuthopolis, l’antica capitale trace situata vicino all’odierna Kazanlak in Bulgaria, a quasi 1.500 chilometri in linea d’aria da Łysa Góra. La straordinaria distanza tra le due località testimonia l’esistenza di collegamenti a lungo raggio tra le comunità dell’Età del Ferro in Masovia e l’Europa sud-orientale.
Il ritrovamento potrebbe riguardare una delle numerose monete antiche rinvenute nell’insediamento. Bartłomiej Kaczyński del Museo Archeologico Statale ha affermato che altri due oggetti recuperati durante gli scavi potrebbero essere oboli greci, sebbene gli specialisti debbano ancora confermarne l’identificazione.
Le monete non sono state l’unica scoperta importante fatta durante gli scavi di quest’anno. Gli archeologi hanno inoltre identificato i resti di una grande longhouse in legno, di circa 17,5 metri di lunghezza e quattro metri di larghezza. Le strutture scoperte nel 2025 erano state inizialmente interpretate come una possibile struttura difensiva o un fossato rituale, ma ulteriori scavi hanno rivelato che facevano parte di un edificio unico.
La struttura sembra essere stata suddivisa in singole sezioni residenziali di circa quattro per cinque metri. Kaczyński descrive l’edificio come una longhouse paragonabile, nella sua disposizione, alle strutture note del famoso insediamento preistorico di Biskupin e permette agli archeologi di ricostruire un quadro molto più chiaro di come viveva la comunità di Łysa Góra.
Si ritiene che la longhouse sia stata costruita dai membri della Cultura dei Tumuli del Baltico occidentale intorno al V secolo a.C.: sebbene edifici simili siano relativamente noti nella Polonia sud-occidentale, Kaczyński ritiene che questa forma di costruzione è molto insolita in Masovia e nella Polonia nord-orientale.
La sua presenza a Łysa Góra aggiunge quindi una nuova e importante dimensione alla comprensione da parte degli archeologi dei modelli di insediamento dell’Età del Ferro nella regione e le ultime scoperte vanno ad arricchire una collezione sempre più vasta di reperti straordinari provenienti dal sito.
Precedenti scavi hanno portato alla luce un raro elmo celtico risalente al IV secolo a.C., nonché uno strumento che si ritiene fosse utilizzato per la trapanazione, ovvero la pratica chirurgica di praticare un’apertura nel cranio.
Considerati insieme alla moneta trace e ai possibili oboli greci, i ritrovamenti suggeriscono che Łysa Góra fosse collegata a reti culturali e di scambio che si estendevano ben oltre la regione circostante. I reperti più importanti sono attualmente in fase di restauro presso il Museo Archeologico Statale. Sono in corso i preparativi per esporre i reperti in una mostra dedicata a Łysa Góra tra due anni, in occasione del centenario del museo.
Le prime indagini archeologiche a Łysa Góra si sono svolte tra gli anni ’70 e ’80. I ricercatori sono tornati nel 2024 nell’ambito dei preparativi per un percorso didattico sul sito che ha richiesto nuove indagini e misure per proteggere i resti archeologici da potenziali danni.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Nauka W Polsce


