lunedì, 13 Luglio 2026
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SEPOLTURA PRE ROMANA RIVELA VIOLENTI RITUALI DI ESCLUSIONE SOCIALE, CERRO DE LAS CABEZAS, SPAGNA

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Un team internazionale di archeologi ha scoperto una straordinaria sepoltura dell’Età del Ferro a Cerro de las Cabezas, nella Spagna centrale, che suggerisce come per due individui, giustiziati più di 2.200 anni fa, furono deliberatamente negati i tradizionali riti funebri e furono sepolti con corna di cervo, in quello che i ricercatori ritengono essere stato un rituale inteso a proteggere la comunità dai morti.

La scoperta è stata fatta nell’insediamento iberico di Cerro de las Cabezas, vicino a Valdepeñas, nella provincia di Ciudad Real, dove gli scavi hanno portato alla luce i resti di due uomini adulti risalenti alla fine del III o all’inizio del II secolo a.C. I loro corpi erano stati abbandonati all’esterno delle mura difensive dell’insediamento insieme a sei grandi palchi di cervo rosso, rendendo il ritrovamento unico nell’archeologia iberica.

A differenza delle sepolture a incinerazione, tipicamente praticate dalle comunità iberiche, i due uomini non furono cremati e furono deposti senza alcuna struttura tombale né offerte funerarie. I ricercatori affermano che la loro collocazione incurante e l’assenza di riti funebri indicano che furono intenzionalmente esclusi dalle normali usanze di sepoltura.

Entrambi gli individui hanno anche mostrato chiari segni di estrema violenza: un uomo, di età compresa tra i 35 e i 45 anni, era sopravvissuto a un grave colpo alla testa diverse settimane prima di morire, quando ha subito una devastante ferita alla coscia inferta con un’arma da taglio pesante. La ferita ha reciso importanti vasi sanguigni e avrebbe causato un’emorragia fatale.

Il secondo uomo, che si ritiene avesse tra i 40 e i 59 anni, era stato decapitato. Il suo cranio e le vertebre cervicali superiori sono stati ritrovati a circa 40 centimetri dal corpo, indicando che la testa era stata deliberatamente rimossa poco prima della sepoltura.

Gli archeologi sono stati anche in grado di ricostruire le modalità di deposizione dei corpi. Prima di gettarvi il primo corpo, nella fossa venivano collocate delle corna di cervo. Il secondo uomo veniva poi deposto parzialmente sopra il primo, dopodiché venivano aggiunte altre corna e la testa mozzata veniva posizionata con cura sul braccio dell’uomo.

L’insolita presenza di sei grandi palchi di cervo rosso è diventata un punto focale della ricerca. Sebbene nella società iberica i palchi fossero apprezzati come materia prima per utensili e oggetti di prestigio, rivestivano anche un significato rituale.

I ricercatori osservano che resti di cervo sono stati precedentemente rinvenuti in santuari e depositi cerimoniali in tutta la penisola iberica, ma nessuna sepoltura conosciuta ha combinato resti umani e palchi di cervo in questo modo. Rituali di fondazione simili che prevedevano l’uso di palchi sono stati identificati in siti celtici e celtiberici, dove venivano collocati sotto mura o edifici difensivi come offerte protettive.

Il team ritiene che la sepoltura possa rappresentare sia una punizione che un rituale apotropaico, ovvero una cerimonia volta a scacciare il male o a impedire ai morti di nuocere ai vivi.

I ricercatori descrivono la sepoltura come un esempio di “morte infelice”, un termine usato in archeologia per descrivere individui la cui morte violenta o socialmente inaccettabile ha comportato l’esclusione dalle normali tradizioni funerarie. In questo caso, la combinazione di esecuzione, sepoltura al di fuori dell’insediamento, negazione dell’incinerazione e la collocazione di corna di cervo suggerisce che gli uomini furono deliberatamente emarginati nella morte, rafforzando simbolicamente la protezione della comunità.

L’analisi isotopica indica che i due uomini potrebbero provenire da regioni diverse, sebbene le prove non siano conclusive. La dieta di uno dei due, ricca di proteine ​​animali, suggerisce uno stile di vita associato alla pastorizia e a frequenti spostamenti.

La scoperta offre una rara opportunità di approfondire il controllo sociale, le pratiche rituali e il trattamento degli individui giustiziati nell’Iberia dell’Età del Ferro. I ricercatori affermano che la sepoltura non ha precedenti archeologici e solleva nuovi interrogativi su come le antiche comunità combinassero punizione, credenze religiose e protezione simbolica.

L’oppidum di Cerro de las Cabezas, abitato dall’Età del Bronzo fino alla fine del III secolo a.C., continua a essere uno dei siti archeologici più importanti della Spagna per la comprensione della vita politica, sociale e religiosa dei popoli iberici.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Universidade da Coruña

 

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