PALMIRA, EBLA, NIMRUD. LA NUOVA PRIMAVERA! – seconda parte –

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Termina il resoconto di come possano rinascere perle archeologiche vessate dalla guerra. Per la prima parte, clicca qui.

Buona lettura!


Come Palmira anche Nimrud conosce la terribile condizione di prigioniera di guerra, ma per la leggendaria capitale assira tutto è ormai perduto.

Un visitatore di Nimrud tra il IX e il VII secolo a.C. si trovava di fronte ad una città magnifica ricca di grandi templi e palazzi tra cui, l’edificio più imponente dell’antico, sito era il cosiddetto palazzo nord-ovest, il palazzo del re assiro Assurbanipal II. In molte delle zone pubbliche del palazzo, nella sala del trono e nelle stanze ufficiali, le mura erano completamente coperte da stupendi bassorilievi molto peculiari, alcuni guardanti rituali religiosi, altri la caccia di animali selvatici e battaglie militari. Molti dei bassorilievi contenevano, nella parte superiore, anche una serie di iscrizioni in lingua assira a caratteri cuneiformi che raccontavano della fondazione della città e la costruzione del palazzo reale.

Nimrud prende il nome da Nimrod, personaggio biblico e grande eroe cacciatore menzionato nel libro delle Genesi. Nella magnifica città descritta nella Bibbia, ad accogliere i visitatori al loro arrivo, vi erano le imponenti statue dei Lamassu, imponenti creature mitologiche con le ali di aquila, la testa incoronata di un uomo e il corpo di un toro o di un leone: erano posti agli ingressi e alle porte dei palazzi e facevano da guardiani delle città contro le forze del caos. Questi grandiosi  guardiani, tori o leoni alati sono le sculture più stupefacenti dell’antica Siria e la loro imponente presenza era il senso segno tangibile dell’autorità del re su chiunque entrasse nel nel suo dominio.

La loro bellezza e il loro persuadente magnetismo li resero manufatti  estremamente desiderabili anche in Occidente; la a loro enorme taglia attirò l’attenzione degli Europei quando incominciarono a esplorare i siti assiri e dalla metà del XIX secolo alcuni esemplari di queste enormi sculture furono prelevati da Nimrud e Ninive e trasportati in Europa, a Parigi e Londra, dove suscitarono grandi interesse; le persone si riversarono nei musei solo per guardare queste magnifiche opere le quali finirono per incarnare la forza, la potenza, il mistero ma anche la natura transitoria dell’impero assiro

Il Lamassu ricostruito!

Armati di martelli, trapani ed esplosivi i fanatici dell’isis hanno distrutto brutalmente 3000 anni di storia. Oggi non restano che rovine dell’ingresso del palazzo reale di Ninive e dei suoi Lamassu.

Negare il potere delle immagini e cercare di distruggerle è un atteggiamento piuttosto ambiguo perché se le immagini sono prive di potere, perché cercare di distruggerle? Le immagini condizionano ogni aspetto delle nostre vite e quindi non appare strano che il potere politico utilizzi le proprie immagini per i propri scopi scopi: l’importanza storica e le notorietà delle statue dei Lamassu, li hanno resi  un bersaglio dell’isis.

A Firenze, un’equipe di esperti italiani ha lavorato duramente per creare una copia perfetta di un toro con la testa umana di Nimrud, non senza qualche problema: è alta più o meno 5 metri ed è lunga più o meno altri 5; non esistevano foto perché Nimrud era poco frequentata dai turisti e, a causa della scarsa documentazione, i tecnici hanno dovuto lavorare alla creazione di un modello 3D molto complesso. Per realizzare la copia hanno costruito un calco 3D rivestito di resina sintetica: le statue sono fatte di un gesso minerario chiamato marmo di Mosul e per il Lamassu sono stati necessari 136 kg di polvere di pietra che è stata spalmata sul calco con dita e spatole di metallo. Considerando la struttura interna in metallo e copertura in pietra, il peso complessivo della realizzazione è di 700 kg!

Le terribili conseguenze delle invasioni dell’isis si estendono anche aldilà dei territori controllati dai terroristi: Ebla, a 300 chilometri da Palmira, è stata completamente abbandonata a se stessa.

La situazione di Ebla è particolare: non si trova sotto il controllo dell’isis ma è ubicata in un’area che, a causa della scarsa presenza di autorità, subisce gli attacchi di saccheggiatori e individui che razziano illegalmente. Lo Stato siriano non riesce a controllare più di 10000 siti in tutta la Siria se  deve combattere su più di 100 fronti: è il motivo per cui ha perso la battaglia per il controllo del sito di Ebla.

2500 anni prima di Cristo Ebla godeva di un fiorente commercio e solide alleanze politiche ed era considerata la capitale del mondo antico. Prima che cadesse nelle mani dei ribelli locali il restauro e la sua conservazione erano affidate all’Università di Roma. Prima della scoperta di Ebla non si pensava che la Siria potesse avere uno sviluppo urbano così esteso già nel III millennio a.C. Ebla è stata scoperta nel 1964 dall’allora giovanissimo professore Paolo Matthiae.

A 22 anni non immaginava di aver scoperto proprio Ebla e alla quinta stagione di scavo, sulla base di alcune prove ceramiche, ha compreso che il sito che era stato individuato era relativo a Ebla. Il suo era uno dei regni più maestosi e potenti della miriade di città-stato e principati che costellavano l’antico Levante siriano. Dopo anni di scavi, nel sito archeologico di Ebla venne alla luce un incredibile scoperta e si è venuti a conoscenza del funzionamento dello Stato grazie alla scoperta dell’Archivio reale del palazzo di Ebla.

Circa 17000 tavolette realizzati in caratteri cuneiformi descrivono la burocrazia dello Stato, la letteratura di questa regione e, persino, alcuni trattati internazionali; alcune delle pratiche e dei princìpi legali dell’epoca sono validi ancora oggi, facendoci capire quanto fosse moderna Ebla! Per questo motivo gli Archivi Reali sono stati riprodotti in laboratorio, a Roma

L’Archivio Reale ricostruito come era stato rinvenuto

Era una stanza composta da mattoni di argilla e i tecnici hanno scolpito e levigato i blocchi nella forma più adatta per riprodurre, il più fedelmente possibile, degli Archivi Reali. Dopo aver realizzato il modello hanno creato un calco in gesso che gli esperti hanno dipinto, riproducendo lo stesso colore delle pareti dell’archivio. Inoltre, i tecnici, grazie ad alcuni originali, hanno potuto ricreare una nuova serie le tavolette che sono state disposte sul pavimento negli Archivi Reali, proprio dove furono ritrovate e che per oltre 5000 anni sono state fonte di ispirazione  delle nostre leggi e dei nostri costumi.

L’Archivio reale di Ebla, il Tempio di Bel a Palmira, le statue dei Lamassu di Nimrud, sapere,  tolleranza e storia sono vittime di distruzione e violenza e l’isis sembra scegliere i propri bersagli molto attentamente. Molti gruppi dell’Isis stanno prendendo di mira anche monumenti islamici e con la forza delle immagini cercano di terrorizzare le popolazioni e il mondo intero, rendendo l’isis come un’icona moderna, trasformando questa organizzazione brutale, in una sorta esperienza mediatica per la loro infame propaganda.

Oggi la risposta non può essere solo di natura militare ma l’intera comunità internazionale deve pensare a quali siano le radici di questi estremismi e cercare le soluzioni adatte attraverso l’educazione e la sensibilizzazione!

L’impatto visivo di queste d’istruzioni viene attenuato dalle immagini della rinascita e le varie parti che compongono queste ricostruzioni sono state mostrate a Roma, all’interno del Colosseo, simbolo di gloria e tragedia, di grandezza e disperazione, testimone di guerre, distruzioni  e speranza, rappresentando la speranza di porre fine all’iconoclastia e alla distruzione del nostro patrimonio culturale.

La tecnologia moderna ci permette di riprodurre molti dei monumenti distrutti dall’isis, nei minimi dettagli, quasi al punto di essere scambiati per le vere opere antiche: di fronte ai disastri di oggi, guerre e terremoti, la stampa 3D è un’ottima soluzione, ammesso che si abbia una precisa documentazione scientifica da utilizzare a monte.

Questo è un modo per rispondere pacificamente all’attacco dell’isis affinché si possano far risorgere questi monumenti e informare il grande pubblico di ciò che è andato perduto. Attraverso queste ricostruzioni, il pubblico può venire a conoscenza del valore delle opere distrutte e sostenere le iniziative a favore della conservazione dei beni culturali.

I nostri colleghi siriani e  iracheni avranno un disperato bisogno di queste iniziative anche quando l’isis sarà definitivamente annientata!

 

Elaborato e riadattato da Daniele Mancini

fonte: Rinascere dalle distruzioni: Ebla, Nimrud, Palmira, di SkyArte

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