domenica, 21 Aprile 2024
Pubblicazioni&StudiScoperte&SitiArcheologici

NUOVO STUDIO SULLA SEPOLTURA NEANDERTHALIANA DELLA GROTTA DI SHANIDAR, IRAQ

Per leggere questo articolo occorrono 2 minuti

Ha fatto enormemente scalpore quando, a febbraio 2020, è stato pubblicato uno studio sulla rivista Antiquity in cui sono stati studiati resti ossei e pollini di una sepoltura neanderthaliana identificata nella Grotta di Shanidar, tra gli anni 1957 e il 1961 dall’archeologo americano Ralph Solecki.

Ebbene, l’archeologo Chris Hunt, della John Moores University di Liverpool, ha pubblicato un nuovo studio che suggerisce che l’Uomo di Neanderthal mettesse in atto rituali di sepoltura ma le sue scoperte hanno demolito una famosa teoria secondo cui quei primi ominidi seppellivano i morti con i fiori.

La nuova ricerca è stata pubblicata sul Journal of Archaeological Science e presenta nuove teorie sull’innovativo sito di Neanderthal a Shanidar, in Iraq, dove è stata concepita la teoria della “sepoltura dei fiori“.

Sepolto in posizione fetale parziale e circondato da polline di fiori, la scoperta di Shanidar 4, uno scheletro di Neanderthaliano rinvenuto nel 1960, ha prodotto a una drammatica rivalutazione dei nostri ancestrali cugini.

La sepoltura “floreale” di Shanidar, come divenne nota, dipingeva un’immagine dei Neanderthaliani come esseri empatici che si prendevano abbastanza cura dei loro defunti tanto da da perlustrare le montagne circostanti alla ricerca di mazzi funebri. Ora, nuove prove suggeriscono che questa interpretazione potrebbe essere stata errata, sebbene i Neanderthaliani non è escluso che  potessero avere forti rituali funerari.

Si stima che i Neanderthal si siano estinti 45.000 anni fa e di loro siano sopravvissuti pochi resti fisici. Secondo Chris Hunt, docente della John Moores University, sebbene le tracce rinvenute siano state successivamente e continuamente  messe in discussione, la storia del rituale floreale è sempre stata abbastanza spettacolare da essere inclusa in diversi manuali di archeologia, attribuendogli il merito di averlo ispirato a perseguire una carriera nell’archeologia ambientale.

Ora Hunt e i suoi colleghi, tuttavia, hanno scoperto nuovi resti neanderthaliani e, secondo i ricercatori, attribuirebbero la presenza del polline all’opera delle api. Hunt aggiunge che la posizione e il momento delle “sepolture” indichino che questi ominidi siano tornati più e più volte per seppellire i loro defunti in rituali sconosciuti in una grotta considerato ormai sacra!

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università John Moores di Liverpool

Ciao! Lascia un commento o una tua considerazione. Grazie

error: Il contenuto è protetto!!