INDIVIDUATE DIVERSE SEPOLTURE RISALENTI ALL’EPOCA DI TEOTIHUACAN A TULA DE ALLENDE, MESSICO
Un team di archeologi dell’INAH, che lavora a fianco del Progetto ferroviario Messico-Quérétaro, ha portato alla luce una serie di contesti funerari, tra cui cisti e tombe a pozzo, nel sito di Ignacio Zaragoza a Tula de Allende, nello stato di Hidalgo, Messico.
Secondo gli archeologi, lo scavo di diversi contesti funerari, tra cui cinque tombe a pozzo scoperte all’interno di un complesso residenziale preispanico vicino alla comunità di Ignacio Zaragoza, fornirà importanti spunti di riflessione sulle credenze, la struttura sociale e la cultura delle comunità che fiorirono durante il periodo di massimo splendore della Civiltà di Teotihuacan.
Il sito di Tula sembra essere stato occupato tra il 225 e il 550-600 d.C. circa, con rioccupazioni su scala minore durante il Periodo tardo postclassico.
Ogni sepoltura, offerta e contesto archeologico rinvenuto dall’INAH fornisce informazioni sullo stile di vita, le credenze e l’organizzazione sociale delle popolazioni che abitavano questa regione più di mille anni fa. Conferma inoltre che lo sviluppo infrastrutturale può procedere di pari passo con una ricerca rigorosa e la conservazione del patrimonio.
Secondo la direttrice degli scavi, Laura Magallón Sandoval, i primi indizi sono emersi dal materiale ceramico sparso in superficie, in particolare resti di ceramica postclassica di Coyotlatelco e Mexica risalenti al periodo 900-1521 d.C. Gli scavi di saggi hanno successivamente portato alla luce le fondamenta di antiche mura.
Il sito di Ignacio Zaragoza fu rioccupato durante il periodo Tardo Postclassico, sebbene la maggior parte delle strutture appartenga alle fasi Tlamimilolpan (225-350 d.C.) e Xolalpan (350-550 d.C.) associate a Teotihuacan. A causa di 1800 anni di erosione e di un prolungato utilizzo agricolo, molti conci originali degli edifici sono stati rimossi, lasciando intatte solo le fondamenta.
Gli archeologi hanno comunque portato alla luce numerosi contesti funerari creati all’interno del substrato roccioso sottostante l’insediamento. All’interno di diversi ambienti sono state rinvenute cisti superficiali e tombe a pozzo scavate nel tepetato, un terreno vulcanico indurito.
Magallón Sandoval conferma che sono state rinvenute più di una dozzina di sepolture collettive e individuali, contenenti scheletri sia completi che parziali. Un’analisi preliminare condotta dagli antropologi fisici José Manuel Cervantes Pérez e Abril Machain Castillo indica che i resti appartengono a bambini, adolescenti e soprattutto adulti.
L’archeologa Juana Mitzi Serrano Rivero ha spiegato che in un ambiente sono stati individuate due tombe a pozzo: la tomba settentrionale conteneva due camere funerarie allineate est-ovest, mentre la tomba meridionale presentava un’unica camera rivolta a est.
Il pozzo settentrionale misurava 80 centimetri di circonferenza e 1,69 metri di profondità, con camere di diametro medio di 60 centimetri e una lunghezza totale di due metri. Il pozzo meridionale misurava 80 centimetri di diametro, 1,80 metri di profondità e 90 centimetri di lunghezza.
All’interno della tomba settentrionale, gli archeologi hanno recuperato i resti di otto individui, la maggior parte dei quali adulti, insieme a 47 vasi di ceramica iminiaturizzati.
Serrano Rivero indica che sei degli individui di Tula sono stati collocati in posizione seduta, con offerte di ceramica ai loro piedi, mentre due contesti funerari risultavano profanati, forse riutilizzati, e che, al momento della sepoltura dell’ultimo individuo, il corredo funerario di una precedente sepoltura sia stato rimosso».
Tra gli oggetti funerari recuperati figuravano una piccola conchiglia, frammenti di un pendente semicircolare in madreperla e una piccola placca dello stesso materiale. Sono stati inoltre rinvenuti vasi di ceramica incisi, rimossi insieme al terreno circostante per essere sottoposti a microscavi.
L’archeologo Jonathan Velázquez Palacios ha affermato che la regione è stata sfruttata per l’estrazione di materie prime fin dall’epoca precolombiana, in particolare la produzione di calce, che potrebbe essere stata essenziale per generare lo stucco utilizzato nell’architettura monumentale di Teotihuacan, situata a circa 90 chilometri di distanza.
Il sito di Ignacio Zaragoza, indagato con la partecipazione degli archeologi Cecilia Carrillo Román, José Muñoz Sánchez, José Ángel Esparza Robles e Johan González Ávila, dovrebbe essere compreso in un contesto regionale più ampio.
Secondo Velázquez Palacios, la parte settentrionale di Tula contiene numerosi insediamenti del periodo Classico, tra cui Chingú, considerato un centro regionale collegato all’espansione di Teotihuacan, nonché El Tesoro, Acoculco, El Llano e La Malinche. Ad Acoculco, gli archeologi avevano precedentemente portato alla luce tombe che riflettevano le tradizioni zapoteche e teotihuacane, insieme a sepolture sia con corpi distesi che piegati.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: INAH


