Un team internazionale di ricercatori  si occupa di trasformare l’accesso ad alcuni dei documenti scritti più antichi del mondo grazie alla tecnologia digitale e a strumenti multilingue attraverso un nuovo progetto digitale.

Nell’ambito del progetto denominato Access to Cuneiform Texts (CDLI-ACT), i ricercatori hanno sviluppato un’interfaccia  digitale in arabo  per consentire l’accesso ai testi cuneiformi, scritti su tavolette d’argilla nell’antica Mesopotamia per oltre tre millenni.

Il team, che comprende ricercatori dell’Università di Al-Qadisiyah in Iraq, dell’Università di York nel Regno Unito e dell’Università di Lund in Svezia, ha lanciato una versione araba della Cuneiform Digital Library Initiative (CDLI), una risorsa per lo studio delle iscrizioni cuneiformi in tutto il mondo, sviluppata nel corso dell’ultimo quarto di secolo grazie agli sforzi congiunti di una vasta comunità di ricerca globale.

Sebbene opere famose come l’Epopea di Gilgamesh, che narra la storia di un re leggendario alla ricerca dell’immortalità dopo la morte del suo amico, siano ampiamente conosciute, i testi cuneiformi includono anche alcuni dei primi codici legali.

Il Codice di Hammurabi, ad esempio, stabilì le regole per la società quasi 4.000 anni fa ed è spesso associato al principio del “occhio per occhio”.

I testi cuneiformi, sviluppatisi per la prima volta nell’attuale Iraq, rappresentano una delle prime forme di scrittura dell’umanità, antecedenti agli alfabeti di oltre un millennio. Venivano incisi su tavolette d’argilla, ma oggi si possono ammirare principalmente nei musei, al di fuori della loro area di origine.

Émilie Pagé-Perron, del Servizio Dati Archeologici dell’Università di York  ritiene che i codici in cuneiforme sono paragonabili per importanza e dimensioni ai geroglifici egizi e forniscono informazioni dettagliate sul diritto, la letteratura, la scienza e la vita quotidiana dell’epoca.

Molte tavolette cuneiformi, giunte fino a noi, sono oggi conservate in importanti istituzioni occidentali come il The British Museum e il Museo del Louvre, essendo state prelevate dal Medio Oriente durante periodi di scavi spesso legati all’attività imperiale del XIX e dell’inizio del XX secolo.

Sebbene queste collezioni abbiano consentito la conservazione e lo studio, hanno anche contribuito a creare barriere all’accesso, poiché gran parte del materiale è stato storicamente catalogato e tradotto principalmente in lingue europee come l’inglese.

Haider Aqeel Al-Qaragholi, dell’Università di Al-Qadisiyah in Iraq, ritiene che risorse come queste possono mantenere vivo il patrimonio culturale e promuovere l’importante ruolo dei paesi mediorientali nella formazione della parola scritta, caratteristica importante per la formazione delle future generazioni di studenti e ricercatori che condurranno ulteriori ricerche su ciò che questi manufatti di importanza globale possono rivelarci sulla formazione della società umana.

Partendo da questo lavoro, un progetto correlato si propone, tra l’altro, di affrontare questo squilibrio ampliando l’accesso ai testi in lingua araba e migliorando la disponibilità di risorse digitali per il pubblico nella regione di origine dei testi stessi.

Si prevede di tradurre circa 70.000 righe di testo, che coprono una vasta gamma di argomenti, tra cui miti, codici legali, lettere, testi medici e resoconti astronomici. Le traduzioni saranno prodotte in diversi formati, dalle versioni accademiche riga per riga a narrazioni più accessibili per il grande pubblico.

I dati saranno archiviati a lungo termine presso l’Archaeology Data Service per garantirne la disponibilità per future ricerche.

Rune Rattenborg, dell’Università di Lund, in Svezia, ritiene che questo progetto non solo contribuirà a preservare i più antichi sistemi di scrittura conosciuti, ma li renderà anche accessibili a una nuova generazione in tutto il mondo, in particolare ricollegando le comunità al patrimonio culturale della regione in cui ha avuto origine.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info sul progetto digitale: Università di York