IL SITO IRLANDESE DI HAUGHEY DELL’ETÀ DEL BRONZO, RISALENTE A 3000 ANNI FA, POTREBBE ESSERE UNO DEI PRIMI INSEDIAMENTI PROTO-URBANI D’EUROPA
Gli archeologi dell’Università di Glasgow e della Queen’s University di Belfast hanno portato alla luce nuove tracce in cui l’oppidum di Haughey, nella contea di Armagh, in Irlanda del Nord, risulti essere uno dei centri di potere, produzione e rituali più importanti dell’Europa della Tarda Età del Bronzo, mettendo in discussione le visioni tradizionali dell’Irlanda preistorica e rivelando un paesaggio monumentale di eccezionale portata.
Pubblicato sulla rivista Antiquity, lo studio presenta i risultati di un ampio programma di ricerca che combina LiDAR, indagini geofisiche, scavi mirati e analisi d’archivio per rivalutare il paesaggio circostante l’oppidum di Haughey, un forte collinare fondato intorno al XIII secolo a.C., prima che il vicino sito di Navan emergesse come capitale cerimoniale dell’antico Ulster.
L’indagine ha trasformato la comprensione del sito da parte degli archeologi, rivelando prove dell’esistenza di oltre 200 possibili strutture in legno all’interno del recinto collinare, tra cui diversi edifici circolari insolitamente grandi che potrebbero aver svolto funzioni cerimoniali o istituzionali. Oltre alle numerose tracce di lavorazione del bronzo e dell’oro, i manufatti importati dal continente indicano reti commerciali a lunga distanza che si estendevano in tutta Europa.
Una delle scoperte più significative dello studio riguarda i terrapieni di Creeveroe, precedentemente interpretati come un confine cerimoniale. Nuove indagini LiDAR e geofisiche dimostrano invece che i terrapieni formano un vasto recinto di 109 ettari che circonda l’oppidum di Haughey, rendendolo uno dei più grandi forti collinari preistorici conosciuti in Gran Bretagna e Irlanda.
Il recinto comprende monumenti funerari e depositi di manufatti metallici di alto valore lungo il suo perimetro, suggerendo che avesse una funzione che andava oltre la semplice difesa. I ricercatori ritengono che esprimesse anche autorità territoriale, identità ancestrale e potere politico nel più ampio contesto dell’Età del Bronzo.
La concentrazione di strutture residenziali, architettura monumentale e produzione artigianale specializzata ha portato il team di ricerca a identificare l’oppidum di Haughey come uno degli esempi più significativi di “proto-urbanizzazione” dell’Età del Bronzo nell’Europa nord-occidentale. A differenza delle fattorie isolate che caratterizzavano gran parte dell’Irlanda preistorica, l’insediamento sembra aver ospitato una popolazione numerosa e organizzata, impegnata in attività manifatturiere, commerciali e cerimoniali.
I ricercatori hanno inoltre scoperto nuove prove che collegano l’oppidum di Haughey con le vicine Scuderie del Re, una piscina rituale artificiale situata ai piedi del forte collinare. Indagini geofisiche hanno rivelato un elaborato viale fiancheggiato da palizzate, lungo 87 metri, che conduceva dal forte verso la piscina, suggerendo che i due monumenti facessero parte di un complesso cerimoniale unificato.
Precedenti scavi presso le Scuderie del Re hanno portato alla luce stampi utilizzati per fondere spade di bronzo a forma di foglia, resti animali insoliti e frammenti di un cranio umano, a indicare che il sito era utilizzato per la deposizione rituale e non per le attività quotidiane. I nuovi ritrovamenti rafforzano l’interpretazione secondo cui l’oppidum di Haughey e le Scuderie del Re funzionavano insieme come centri interconnessi di produzione e cerimoniali.
Gli autori concludono che l’oppidum di Haughey, le Scuderie del Re e le fortificazioni in terra di Creeveroe costituivano un complesso monumentale senza precedenti, che fungeva da centro regionale di attività politiche, economiche e rituali durante la tarda età del bronzo.
Nel loro insieme, le scoperte ridefiniscono significativamente la comprensione dell’Irlanda preistorica, dimostrando che comunità complesse e altamente organizzate, con ampie connessioni internazionali, fiorirono secoli prima dell’ascesa dei regni dell’Età del Ferro.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Università di Glasgow


