martedì, 12 Maggio 2026
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INDIVIDUATE PAGINE PERDUTE DI UN MANOSCRITTO DI VI SECOLO DEL NUOVO TESTAMENTO

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Alcuni ricercatori dell’Università di Glasgow, nel Regno Unito, affermano di aver ricostruito 42 pagine mancanti di un importante manoscritto paleocristiano, utilizzando tecniche di imaging e datazione per rivelare un testo rimasto nascosto per secoli.

La ricerca, condotta da Garrick Allen dell’Università di Glasgow, si concentra sul Codice H, un manoscritto risalente al VI secolo d.C. contenente frammenti delle lettere di San Paolo. Il codice fu smembrato nel XIII secolo presso il Monastero ortodosso della Grande Lavra, sul Monte Athos, dove le pagine della pergamena furono raschiate, reinchiostrate e riutilizzate per le rilegature di altri libri.

L’imaging multispettrale e la datazione al carbonio hanno permesso di ricostruire digitalmente il Codice H, rivelando antiche abitudini degli scribi

Quanto sia giunto fino a noi è disperso in collezioni di diversi paesi, tra cui Italia, Grecia, Russia, Ucraina e Francia. Le parti mancanti, a lungo considerate perdute, sono state ora parzialmente recuperate senza che siano stati rinvenuti nuovi frammenti fisici.

La svolta è arrivata dal modo in cui il manoscritto era stato alterato: quando le pagine originali erano state sovrascritte, l’inchiostro fresco aveva lasciato deboli impronte sui fogli adiacenti. Questi segni, spesso invisibili a occhio nudo, hanno preservato tracce invertite del testo precedente.

Collaborando con la Early Manuscripts Electronic Library, il team ha applicato l’imaging multispettrale alle fotografie delle pagine superstiti. Catturando immagini a diverse lunghezze d’onda della luce, sono stati in grado di isolare e migliorare queste deboli tracce, producendo un testo “fantasma” leggibile da pagine che non esistono più.

Per confermare l’età del materiale, degli specialisti a Parigi hanno effettuato delle analisi al radiocarbonio sulla pergamena, confermando una datazione al VI secolo per il manoscritto originale.

Sebbene i passaggi ritrovati contengano sezioni note delle lettere di Paolo, il valore della scoperta risiede altrove: le pagine offrono una visione dettagliata di come le prime copie dei testi cristiani venivano organizzate, lette e modificate.

Tra le caratteristiche più notevoli si annoverano le prime forme di elenchi di capitoli, diverse da quelle utilizzate nelle Bibbie moderne. I frammenti mostrano anche correzioni e annotazioni degli scribi, offrendo un’idea di come i testi venissero trattati nella pratica e nella teoria.

Le condizioni fisiche del manoscritto aggiungono un ulteriore elemento di interesse: il suo riutilizzo come materiale di rilegatura riflette una pratica comune nel Medioevo: i libri usurati o danneggiati, anche quelli religiosi, venivano smontati e riciclati.

Secondo i ricercatori, il Codice H è da tempo una fonte importante per lo studio dello sviluppo del Nuovo Testamento. Il recupero di materiale aggiuntivo, anche indiretto, fornisce un quadro più chiaro di come il testo sia circolato e si sia modificato nel tempo.

Il progetto ha ricevuto finanziamenti dal Templeton Religion Trust e dall’Arts and Humanities Research Council, con la collaborazione del monastero in cui il manoscritto è stato riutilizzato per la prima volta.

È in preparazione un’edizione cartacea, mentre una versione digitale è già disponibile al pubblico, consentendo sia agli studiosi che ai lettori in generale di esaminare le pagine ricostruite.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università di Glasgow

 

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