IL CONTRIBUTO DELL’ARCHEOLOGIA AL COP25 DI MADRID

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In un evento collaterale al COP25 di Madrid, la Ministra greca della Cultura e dello Sport, Lina Mendoni, è intervenuta con un discorso di notevole intensità culturale, facendo riferimento alla ricerca interdisciplinare che contribuisce a una migliore conoscenza nell’affrontare e gestire gli impatti dei cambiamenti climatici. La Mendoni, ovviamente, richiama l’attenzione sul vantaggio comparativo della Grecia, a causa della sua lunga storia, di possedere prove da fonti scritte e da dati archeologici sullo stato dei cambiamenti climatici che potrebbero supportare l’elaborazione di piani per il futuro.

La Mendoni ritiene che è fondamentale imparare dal passato e ha presentato testimonianze, da fonti antiche, da monumenti e siti e dal patrimonio immateriale sui fenomeni climatici del passato, per comprendere quanto siano strettamente collegati alla progettazione e all’attuazione di politiche specifiche per la protezione attuale di monumenti e siti. Sebbene i monumenti in Grecia non siano a rischio immediato, ritiene di non poter sottovalutare il rischio climatico discusso nel COP25 ed è per questo che hanno iniziato a prendere misure precauzionali.

Esistono oltre un migliaio di riferimenti diretti e indiretti ai fenomeni idrologici, climatici e meteorologici nel mondo greco e romano, costituendo una specifica terminologia diversificata fornita dagli antichi autori.

La Mendoni spazia dalle ampie descrizioni e le classificazioni di Aristotele dei fenomeni meteorologici, a quelle, prima di lui, di Erodoto e Tucidide, con i loro riferimenti al primo terremoto di Delos nel V secolo a.C., sede dell’omonima lega. Oggi l’isola è minacciata dal ritiro delle placche tettoniche e dall’innalzamento del livello del mare, accentuati dai cambiamenti climatici.

Altre precisazioni della Mendoni: nel II secolo d.C., Pausania ha registrato le alluvioni del fiume Alfeo, nei pressi del Santuario di Olimpia, ma cita anche le alluvioni nella città di Delfi, al tempo di Deucalione, il figlio di Prometeo. Gli stessi fenomeni legati a inondazioni ed erosione, aumentati dagli effetti dei cambiamenti climatici discussi al COP25, continuano a verificarsi oggi in questi due siti del patrimonio mondiale, anche minacciati dalla stagione estiva lunga e asciutta.

Le fonti, inoltre, possono essere collegate, indirettamente, alle condizioni climatiche attraverso lo studio dei prodotti della terra, dalla datazione dei cicli di crescita, alle analisi dei granuli di polline, alla sedimentologia, ai ghiacciai, fino anche alle prove archeologiche. È un archivio scientifico ampio e completo con dati sulla storia del clima, da intrecciare e collegare.

Secondo la Mendoni, la ricerca interdisciplinare contemporanea, dunque, implica un approccio qualitativo e sistematico su tutti i dati disponibili. Questo ci aiuta a:

  • ricostruire e analizzare i disastri naturali e i rischi per il periodo precedente alle osservazioni meteorologiche;
  • osservare le tendenze e le conseguenze a lungo termine da un punto di vista storico;
  • esaminare la vulnerabilità e la resilienza delle società del passato.

Le fonti antiche hanno fatto luce sui modi e sul grado di risposta delle persone ai problemi derivanti dalle catastrofi naturali. Uno di questi casi è un’iscrizione greca che racconta degli aiuti medici alla popolazione di Samo dopo il terremoto del 199/8 a.C.: un medico, Diodoro, figlio di Dioskourides, inviato dal governo centrale, può essere descritto come il primo esempio di gestione di una crisi sismica.

Altre testimonianze consentono di rintracciare episodi in cui il fattore climatico sembra aver influenzato direttamente o indirettamente gli sviluppi storici, la vita delle persone e le loro relazioni con la natura e i suoi fenomeni. Queste consentono di comprendere meglio l’interazione degli esseri umani con il loro ambiente, l’impatto del clima sullo sviluppo sociale ed economico e sull’attività umana.

La Mendoni precisa che anche il patrimonio culturale materiale ha dimensioni immateriali: tutti i monumenti, mobili e immobili, sono prodotti grazie a un know-how immateriale (conoscenze di carpenteria, falegnameria, metallurgia, ecc.), ma anche tecniche di coltivazione, studi e conoscenze sull’universo e sulla natura che variavano e si aggiornavano in seguito agli eventi naturali.

Il ministro ha sottolineato che le conseguenze dei cambiamenti climatici sul patrimonio immateriale possono essere schiaccianti. Tuttavia, lo studio del patrimonio immateriale ha un enorme potenziale come parte integrante di qualsiasi piano di prevenzione dei rischi per monumenti e siti archeologici. 

Oggi, il Ministero della Cultura e dello sport greco attua, dunque, politiche e adopera strumenti per affrontare l’impatto dei cambiamenti climatici sui monumenti e sui siti archeologici del paese, basandosi su conoscenze di carattere scientifico che tradizionale. Grazie a uno speciale gruppo di lavoro interdisciplinare, istituito presso il Ministero, l’obiettivo sarà quello di valutare i potenziali impatti dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale, studiando i necessari piani di aggiustamento per tutelare i beni culturali a rischio.

Il gruppo di lavoro è partito dalla creazione di un database per la gestione digitale dei 21.000 monumenti e siti e delle loro zone di rischio, con l’aiuto di un sistema informativo integrato, il cosiddetto Registro dei terreni archeologici, che sarà, poi, collegato a mappe climatiche antiche e moderne.

Per le “capre” di tutto il mondo e per quelle che non hanno raggiunto accordi al COP25, questo è un motivo in più per apprezzare la storia e l’archeologia… (pensiero del sottoscritto!)

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: UNFCCC; Patrimonio immateriale greco

Cambiamenti climatici COP25

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