ARCHEOLOGI E INGEGNERI ALLA RICERCA DI SOLUZIONI ALLA CRISI CLIMATICA

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Un team interdisciplinare di ricercatori cercherà di identificare i modi per affrontare la crisi climatica in una conferenza internazionale ospitata presso l’Università di Leicester nelle prossime settimane.

Per costruire un futuro resiliente, grazie agli studi ingegneristici sul passato, archeologi e ingegneri, sia a Leicester che in altre località mondiali, grazie alle metodologie di ricerca delle due scienze, tenteranno di comprendere meglio come l’attività umana del passato abbia avuto un impatto sull’ambiente al fine di sviluppare strategie migliori per affrontare le sfide climatiche attuali e future.

Tra i archeologi e ingegneri che saranno presentati alla conferenza, Himanshu Kaul, Royal Academy of Engineering Research presso l’Università di Leicester, ritiene necessario mirare a creare una rete di ricercatori interessati a unire l’archeologia e l’ingegneria, oltre ai principi delle scienze fisiche e della vita, per capire come l’attività umana passata abbia influenzato l’ambiente e per identificare le tendenze per sviluppare strategie di conservazione migliori, con la ricerca di Leicester al centro della ricerca.

Secondo Kaul, la crisi climatica è senza dubbio la più grande sfida del nostro tempo e risolverla richiede cooperazione e soluzioni multidisciplinari. I partecipanti alla conferenza avranno un’idea dello stato dell’arte e la possibilità di parlare e interagire con alcuni degli attori chiave in questo settore. Avranno anche la possibilità di dare forma ai prossimi passi in questo sviluppo della rete, identificare nuove collaborazioni e conoscere gli ultimi nuovi sviluppi.

L’archeologia su scala locale, nazionale e internazionale può aiutare i ricercatori a comprendere l’impatto umano sul nostro ambiente. Comprendendo i processi del passato, i ricercatori interdisciplinari saranno meglio informati per effettuare il reverse engineering (il metodo di ricostruzione  delle proprietà di un oggetto fisico attraverso l’analisi completa di struttura, funzioni e operatività) per mitigare effetti negativi in ​​futuro.

Questi includono, ad esempio, l’utilizzo di tecniche di imaging avanzate per ottenere maggiori informazioni da campioni archeologici, che contengono indicatori chiave per la storia del clima terrestre, come i livelli di gas serra atmosferici.

Sarah Inskip è una UKRI Future Leaders presso l’Università di Leicester, la cui ricerca in bioarcheologia cerca di comprendere meglio la vita degli individui e delle comunità in passato. La Inskip ritiene che l’analisi delle persone e delle popolazioni del passato fornisce una visione diretta di come gli antenati abbiano affrontato e si siano adattati agli ambienti e ai climi mutevoli nel tempo e l’impatto che queste soluzioni hanno avuto sulla salute. Questa conoscenza potrà fornire soluzioni altamente innovative a un’ampia varietà di problemi, molti dei quali possono essere utili e sostenibili.

Secondo la Inskip, attraverso la conferenza e la rete, archeologi e ingegneri potrebbero essere in grado di stabilire in modi in cui è possibile riunire principi ingegneristici e approcci bioarcheologici per valutare e tracciare questi risultati sulla salute dell’uomo.

Il simposio internazionale sarà seguito da una serie di gruppi di discussione che esamineranno anche le migliori pratiche nell’utilizzo di strumenti analitici e di modellazione all’avanguardia nel contribuire alla priorità strategica delle soluzioni ambientali.

Tra i relatori, saranno presenti anche Ian Haynes, docente di Archeologia all’Università di Newcastle, Dolores Paperno, archeobotanica allo Smithsonian Tropical Research Institute, Iza Romanowska dell’Istituto di Studi Avanzati di Aarhus, Iris Kramer, fondatrice e CEO di ArchAI e Royal Academy of Engineering Research, Patrick Roberts, capogruppo di ricerca presso il Max Planck Institute, 

Per il programma completo, cliccare  su le.ac.uk/engineering-the-past.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Crisi climatiche

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