SOFISTICATI MANUFATTI DALLA MESOPOTAMIA DEL PRIMO BRONZO

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Tra i fiumi Tigri ed Eufrate, nell’antica Mesopotamia, nei pressi del confine nord-occidentale dell’Iran, nel sito noto come Kohne Shahar, lo zooarcheologo Siavash Samei, dell’UConn Humanities Institute dell’Università del Connecticut, ha studiato i resti ossei di animali provenienti dalla zona dello storico insediamento culturale dove, per fabbricare strumenti e manufatti, venivano usati ossa di animali e palchi di cervidi e bovini.

Conducendo ricerche con il suo collega, Karim Alizadeh, archeologo antropologico della Grand Valley State University del Michigan, Samei ritiene di aver scoperto un livello di produzione più sofisticato di quanto precedentemente noto di una cultura della prima età del bronzo, il periodo che va dal 3500 a.C. al 2200 a.C.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PLOS One e, secondo Samei, la vasta gamma di manufatti realizzati in ossa e corna, che i gruppi umani locali stavano realizzando, si affiancavano alle produzioni metallurgiche, ceramiche, di diversi oggetti ornamentali da adoperare nei commerci con altri gruppi umani della Mesopotamia circostante.

La ricerca si è concentrata su uno dei più grandi siti archeologici della prima età del bronzo, quello di Kohne Shahar, in un periodo in cui i centri urbani e i primi stati territoriali stavano crescendo, gli ordini sociali stavano cambiando e iniziava la produzione di manufatti per lo scambio commerciale regionale.

I siti indagati coprivano un insediamento di 15 ettari, suddivisi in tre parti: un insediamento fortificato e densamente occupato, una centro esterno più scarsamente occupata e una cittadella principale con un muro fortificato. La ricerca sul posto è stata condotta sotto la supervisione di Natalie Munro, docente di antropologia all’UConn.

Samei afferma che il sito contiene prove di un sistema economico che è una prima dimostrazione di ciò che oggi è una filiera manifatturiera, con personale specifico e specializzato in determinati compiti.

I rinvenimenti mostrano la presenza di artigiani, agricoltori, pastori, addetti all’amministrazione locale, tutti addetti al proliferare di reti di scambio commerciale ben organizzate e ben gestite. 

La presenza di ossa di animali suggerisce che la società era in grado di lavorare una materia così delicata, adoperata per il supporto agli strumenti per la tessitura a materia prima, soprattutto le corna dei bovini, per pendagli e collane. Gli insediamenti erano provvisti di grandi depositi di corna di bovini trasformati anche in manufatti adibiti al taglio.

I ricercatori non hanno rinvenuto prove specifiche  della stratificazione sociale e delle classi socioeconomiche: dagli strumenti rinvenuti è palesemente chiara la presenza di un sistema di specializzazione molto elaborato, molto sofisticato e complesso nella produzione di determinati oggetti necessari allo scambio commerciale con i vicini insediamenti di quella regione della Mesopotamia del Primo bronzo.

Samei ritiene che la storia che archeologi e ricercatori vari scrivono sul passato non è definita solo dall’ascesa di città stato o civiltà. A volte è necessario approfondire studi su settori spesso trascurati ma che sono stati fondamentali nello sviluppo economico di una particolare civiltà. Inoltre, lo studio dei mestieri ha reso possibili importanti sviluppi culturali in altre regioni e in altri periodi di tempo. Il loro contributo è importante tanto per la storia dell’umanità quanto per quella dei primi centri urbani e le conformazioni statali primordiali della Mesopotamia.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Tigri ed Eufrate

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