ANALISI SCIENTIFICHE CONFUTANO DATAZIONE DI RELIQUIE DI SANTI

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Nei primi secoli del Cristianesimo, la popolazione cristiana ha vissuto momenti non proprio rosei ma grazie alle “presunte” parole dell’imperatore Costantino, che sul letto di morte lo dichiarò religione di stato, sono state erette chiese e imponenti basiliche in tutto l’Impero Romano. Già dal VI secolo, dunque, la religione legata al nome del Cristo è divenuto il credo dominante nel Mediterraneo. In una simbiosi unica, i resti e le reliquie di venerati dei martiri cristiani sono stati spostati dalle loro tombe alle chiese di culto designate, nelle città da loro vissute o in cui sono stati attestati momenti del loro ministero di evangelizzazione.

Altare della Basilica S. XII Apostoli, a Roma

Le spoglie di due dei 12 apostoli, Filippo e Giacomo il Minore, hanno subito il medesimo trattamento di “traduzione” dei resti: le narrazioni non specificano chi abbia effettuato i sacri movimenti delle ossa credute di San Filippo e San Giacomo e da dove venissero ma un dato di fatto è che vennero a glorificare l’attuale Basilica dei Santi XII Apostoli, nel quartiere Trastevere a Roma, eretta in loro onore. I resti sono stati conservati nella chiesa sin dal VI secolo!

Gli scheletri venerati oggi sono tutt’altro che completi: restano solo frammenti di una tibia, un femore e un piede mummificato. La tibia e il piede sono attribuiti a San Filippo, il femore a San Giacomo.

Tranquilli non è un articolo di carattere religioso: leggete di seguito…

Il docente di chimica e archeometria dell’Università della Danimarca meridionale, Kaare Lund Rasmussen, ha guidato le indagini scientifiche su questi resti supportato da un team composto da colleghi dell’Università di Groningen, in Olanda, dell’Università di Pisa, del Cranfield Forensic Institute, in Inghilterra, del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e del Museo Nazionale di Danimarca, il Nationalmuseet, con sede a Copenaghen.

I risultati della ricerca sono pubblicati sulla rivista scientifica Heritage Science.

I ricercatori hanno svolto analisi accurate tra cui la datazione al radiocarbonio, la datazione a termoluminescenza, la separazione cromatografica di gas e liquidi con rilevamento spettrometrico di massa, fluorescenza a raggi X, diffrazione a raggi X, spettrometria di massa al plasma accoppiato induttivamente, spettroscopia Raman e spettroscopia a infrarossi trasformata di Fourier. I resti di San Filippo, purtroppo, sono risultati troppo difficili da decontaminare e datare al radiocarbonio e la loro età rimane ancora sconosciuta. Circa il femore, ritenuto appartenere a San Giacomo, è stato sottoposto a diverse analisi: quella al radiocarbonio attribuisce una data compresa tra il 214-340 d.C.!

Il piede mummificato di San Filippo?

Quindi, la reliquia conservata, il femore di San Giacomo non è il femore di San Giacomo. Secondo Rasmussen, dunque, proviene da un individuo di circa 160-240 anni più giovane di Giacomo il Minore, gettando una spiegazione storica su un periodo travagliato della storia della prima cristianità. Chi fosse quella persona è, ovviamente, impossibile da stabilire.

I ricercatori ritengono molto probabile che chiunque abbia spostato questo femore nella Basilica dei Santi XII Apostoli credesse che fosse di San Giacomo o ha deciso che fosse tale, forse proveniente dalle prime necropoli cristiane. Lo stesso vale per le credute spoglie di San Filippo.

Rasmussen deduce che quando le autorità della prima chiesa cristiana cercavano le spoglie di un apostolo vissuto centinaia di anni prima, avrebbero guardato negli antichi luoghi di sepoltura cristiani dove avrebbero potuto riposare i corpi delle “sante” personalità.

Spostamenti e “traduzioni” sacre hanno una lunga tradizione popolare: il primo movimento noto di resti di un martire in una chiesa è quello di Babila di Antiochia, nel 354 d.C. Le sue spoglie sono state trasferite da una necropoli di Antiochia a Dafne, un centro dei sobborghi della grande città, e collocate in una chiesa appositamente costruita per lo scopo dal Cesare, Costanzo Gallo.

In seguito, gli spostamenti delle reliquie divennero popolari: le traduzioni di San Timoteo, Sant’Andrea e San Luca a Costantinopoli sono state effettuate nell’anno successivo. Allo stesso tempo, le fonti riflettono una crescente popolarità e circolazione di reliquie dalla seconda parte del IV secolo e , nonostante le critiche di Atanasio di Alessandria, morto nel 373, vescovo e teologo greco alessandrino, e Scenute d’Atripe, morto nel 465, religioso e scrittore egiziano, venerato come santo dalla Chiesa ortodossa copta, le reliquie di martiri e santi iniziarono a essere trasferite in chiese e basiliche predisposte in tutto l’Impero romano, dove corpi o parti del corpo venivano esumati, trasferiti e seppelliti nell’abside o nelle immediate vicinanze dell’altare.

Un pensiero di chi vi scrive: le implicazioni della fede trascendono da tutti questi discorsi e lettrici e lettori religiosi posso restare tranquilli: nessuna analisi comprometterà il senso religioso delle reliquie… ma qualche dubbio sarà comunque incusso…

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Syddansk Universitet – University of Southern Denmark

Cristianesimo

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