venerdì, 12 Luglio 2024
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VINO BIANCO IN URNA DI VETRO RINVENUTO IN TOMBA ROMANA A CARMONA, ANDALUSIA

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Un vino bianco di oltre 2.000 anni, di origine andalusa, è il vino più antico mai scoperto.

Hispana, Senicio e gli altri quattro occupanti (due uomini e due donne, i cui nomi sono sconosciuti) di una tomba romana a Carmona, scoperta nel 2019, probabilmente non avrebbero mai immaginato che quello che per loro era un rito funerario sarebbe diventato un’importante scoperta archeologica 2000 anni dopo.

Come parte di quel rituale, i resti scheletrici di uno degli uomini venivano immersi in un liquido all’interno di un’urna funeraria di vetro. Questo liquido, che col tempo ha acquisito una tonalità rossastra, è stato conservato fin dal I secolo d.C., e un team del Dipartimento di Chimica Organica dell’Università di Cordoba, guidato da José Rafael Ruiz Arrebola, in collaborazione con la Città di Carmona, lo ha identificato come il vino più antico mai scoperto, superando così la bottiglia di vino Spira scoperta nel 1867 e datata al IV secolo d.C., conservata nel Museo Storico del Palatinato, in Germania.

Juan Manuel Román, archeologo municipale della città di Carmona, conferma che all’inizio ha sorpreso tutti che in una delle urne funerarie fosse conservato del liquido: dopotutto erano passati 2.000 anni, ma le condizioni di conservazione della tomba erano straordinarie; perfettamente intatta e ben sigillata, la tomba ha permesso al vino di mantenere il suo stato naturale, escludendo altre cause come allagamenti, perdite all’interno della camera o processi di condensa.

La sfida era dissipare i sospetti del gruppo di ricerca e confermare che il liquido rossastro era davvero vino e non un liquido che una volta era vino ma che aveva perso molte delle sue caratteristiche essenziali. Per fare ciò hanno eseguito una serie di analisi chimiche presso il Servizio Centrale di Supporto alla Ricerca (SCAI) dell’UCO e le hanno pubblicate sul Journal of Archaeological Science: Reports. Ne janno studiato il pH, l’assenza di materia organica, di sali minerali, la presenza di alcuni composti chimici che potrebbero essere legati al vetro dell’urna o alle ossa del defunto ed è stato associato agli attuali vini Montilla-Moriles, Jerez e Sanlúcar. Il liquido era, in realtà, vino!

La chiave della sua identificazione dipende dai polifenoli, biomarcatori presenti in tutti i vini. Grazie a una tecnica in grado di identificare questi composti in quantità molto basse, il team ha trovato sette polifenoli specifici presenti anche nei vini di Montilla-Moriles, Jerez e Sanlúcar. L’assenza di uno specifico polifenolo, l’acido siringico, serviva a identificare il vino come bianco. Nonostante questo, e il fatto che questa tipologia di vino sia in accordo con le fonti bibliografiche, archeologiche e iconografiche, il team chiarisce che il fatto che questo acido non sia presente potrebbe essere dovuto al degrado nel tempo.

La cosa più difficile da determinare è stata l’origine del vino, in quanto non esistono campioni dello stesso periodo con cui confrontarlo. Tuttavia, i sali minerali presenti nel liquido della tomba corrispondono ai vini bianchi attualmente prodotti nel territorio, che apparteneva all’antica Provincia di Betis, in particolare ai vini Montilla-Moriles.

Non è un caso che i resti scheletrici dell’uomo fossero immersi nel vino. Alle donne nell’antica Roma fu a lungo proibito bere vino, era una bevanda da uomini e le due urne di vetro della tomba di Carmona sono elementi che illustrano la divisione di genere della società romana, anche nei suoi rituali funerari. Mentre le ossa dell’uomo erano immerse nel vino, insieme ad un anello d’oro e ad altri resti ossei provenienti dal letto funebre su cui era stato cremato, l’urna contenente i resti della donna non conteneva una goccia di vino, ma tre gioielli d’ambra un balsamario di profumo al patchouli e resti di tessuti, le cui prime analisi sembrano indicare come seta.

Il vino, così come gli anelli, il profumo e gli altri elementi facevano parte di un corredo funerario che doveva accompagnare i defunti nel loro viaggio nell’aldilà. Nell’antica Roma, come in altre società, la morte aveva un significato particolare e le persone desideravano essere ricordate per poter rimanere in qualche modo in vita.

Questa tomba circolare che probabilmente ospitò una famiglia benestante, si trovava accanto all’importante strada che collegava Carmo con Hispalis (Siviglia) e anticamente era sovrastata da un torrione, oggi scomparso.

Duemila anni dopo, e dopo un lungo periodo di oblio, Hispana, Senicio e i loro quattro compagni non solo sono stati ricordati, ma hanno anche gettato molta luce sui rituali funerari dell’antica Roma consentendo di identificare il liquido in l’urna di vetro come il vino più antico del mondo.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università di Cordoba

VINO

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