TOP 10 DELLE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE 2025 – seconda parte
La rivista ARCHAEOLOGY, una pubblicazione dell’Archaeological Institute of America, pubblica la sua solita classifica delle Top 10 2025 delle scoperte archeologiche, secondo gli editori della rivista stessa. Per la prima parte della Top 10 del 2025, clicca qui e come ogni anno vi propongo il solito resoconto di scoperte archeologiche dell’anno che andrà a chiudersi.
Buona lettura.
Sulla cima del monte Papoura, nel centro di Creta, gli archeologi stanno indagando su una struttura circolare estremamente insolita. Fu costruita da membri della Cultura minoica dell’Età del Bronzo (circa 3000-1100
Al centro della struttura, un team guidato dalla direttrice degli scavi Danae Kontopodi e da Vassiliki Sythiakaki, direttore dell’Eforato delle Antichità di Heraklion, ha portato alla luce un edificio a volta diviso in quattro sezioni, le cui pareti in gesso conservano tracce di pittura. Gli archeologi ritengono che il complesso sia stato costruito già nel 3000 a.C. , più di un millennio prima dell’ascesa della società basata sul palazzo che avrebbe dominato la vita sociopolitica minoica, e utilizzato fino al 1800 a.C. circa.
Secondo Sythiakaki, il monumento era chiaramente un’impresa comunitaria, costruito per essere visibile dagli insediamenti della sottostante pianura di Pediada e dalle cime e dalle creste circostanti e la sua presenza imponente lo avrebbe reso un punto focale per le comunità di tutta la regione.
I Minoici provenienti da piccoli siti rurali e insediamenti più grandi probabilmente si riunivano in un’area lastricata della struttura, sufficientemente spaziosa da ospitare folle consistenti. I ricercatori ritengono che la ceramica rinvenuta nel complesso suggerisca che la rete di persone che vi si riuniva potesse includere persone provenienti dai centri palaziali di Cnosso e Malia, sulla costa settentrionale di Creta, a circa 32 chilometri di distanza.
Kontopodi ritiene che il monumento circolare fungeva da spazio comune per banchetti periodici e attività rituali, ma la sua funzione sembra essersi evoluta in base ai cambiamenti geopolitici e alle esigenze sociali o spirituali delle comunità locali.
Durante gli scavi di sepolture di cacciatori-raccoglitori in una grotta in Vietnam, l’archeologa Hsiao-chun Hung dell’Australian National University si è chiesta come spiegare le posizioni flesse, piegate e contorte di alcuni scheletri. Sospettava che queste persone fossero state originariamente mummificate con un processo di essiccazione tramite fumo, sulla base di resoconti etnografici di tali pratiche nel Sud-est asiatico risalenti al XX secolo.
Per testare la teoria, il team di Hung ha analizzato i resti scheletrici di 57 individui rinvenuti in 11 diversi siti in Cina, Vietnam e Indonesia, risalenti a un periodo compreso tra il 10.000 e il 2000 a.C. I ricercatori hanno utilizzato tecniche che prevedevano il bombardamento delle ossa con raggi X e luce infrarossa. I loro risultati hanno indicato che molte ossa erano state riscaldate a basse temperature.
Alcune presentavano anche segni di bruciature visibili. Il team ha concluso che i corpi erano stati probabilmente essiccati sul fuoco.
Una volta mummificati e legati, i corpi sarebbero stati abbastanza leggeri da poter essere spostati facilmente. Questi cacciatori-raccoglitori potrebbero aver trasportato con sé i loro antenati, secondo l’archeologo Peter Bellwood, anch’egli dell’Australian National University. e, mentre i corpi si decomponevano e si disgregavano, decisero di seppellirli.
Alcune delle sepolture sono state datate a circa 10.000 anni fa, il che le rende le prime persone mummificate intenzionalmente conosciute al mondo, una tradizione molto diffusa.
All’interno di una grande casa in una zona di Pompei chiamata Regio IX, un team del Parco Archeologico di Pompei ha portato alla luce un oecus, una sala da pranzo splendidamente decorata, scoperta dagli scavi del XVIII secolo ma in gran parte ignorata.
Aperta su un giardino, la sala a volta è fiancheggiata da colonne parzialmente conservate, dipinte di un rosso intenso, che incorniciano pannelli murali affrescati. Gli archeologi sono rimasti sorpresi nello scoprire che gli affreschi rappresentano un raro esempio di megalografia, un gruppo di dipinti raffiguranti figure quasi a grandezza naturale, in questo caso parte del seguito di Dioniso, il dio del vino.
I ricercatori hanno soprannominato la residenza Casa del Tiaso, dal termine usato per indicare una processione dionisiaca, e hanno datato gli affreschi tra il 40 e il 30 a.C. in base al loro stile. il quarto stile pompeiano.
Tra i festaioli, appollaiati su basi di statue dipinte, ci sono satiri che suonano doppi flauti e versano libagioni di vino. Ci sono anche donne danzanti chiamate menadi, indotte da Dioniso in uno stato estatico.
Al centro della parete di fondo, una donna viene condotta da un attendente del dio per essere iniziata al suo culto misterico. Le donne sono anche raffigurate mentre cacciano, un tema che, secondo l’archeologa Molly Swetnam-Burland del The College William e Mary, è sottolineato dalle raffigurazioni di animali vivi e morti nei fregi dipinti che corrono sopra i pannelli principali.
la Swetnam-Burland ritiene che quando sono rappresentate donne reali raffigurate nelle case romane, sono tipicamente mostrate in ruoli sociali più appropriati ed è interessante che nella Casa del Tiaso si celebri la natura selvaggia delle donne senza mostrare il contrappunto: come dovrebbero essere quando sono abbottonate nella loro vita quotidiana.
Fine Seconda parte
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Archaeology.com top 10 2025


