TECNICA NON INVASIVA RIVOLUZIONA STUDI SU MUMMIE EGIZIANE

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Una tecnica non invasiva è destinata a rivoluzionare lo studio delle mummie egiziane, recentemente testata con successo, per la prima volta, su campioni di antichi corpi conservati. 

L’analisi scientifica degli individui mummificati può rivelare dettagli importanti sul modo in cui le persone vivevano e morivano in passato. Gli approcci paleoproteomici, il nuovo metodo molecolare di sequenziamento di proteine antiche tramite spettrometria di massa, sono teoricamente adatti per ottenere informazioni sull’entità della conservazione dei tessuti, sull’uso di sostanze a base di proteine ​​per l’imbalsamazione necessari il restauro, nonché per caratterizzare il microbiota, il microrganismo che vive nei tratti digestivi degli esseri umani o in uno specifico ambiente, sia dall’individuo che dall’ambiente circostante.

Queste analisi, di solito, richiedono la distruzione di un campione di tessuto, una pratica che è  per lo più scoraggiata dalla maggior parte dei musei. Purtroppo, ciò significa che studi approfonditi, ad esempio prendendo più campioni da ciascun individuo, sono raramente fattibili. 

Recentemente, i ricercatori guidati da Beatrice Demarchi dell’Università di Torino affermano di aver risolto questo problema, applicando con successo una certa tecnica di campionamento non invasivo sulle mummie egiziane. 

La tecnica si basa su supporti cromatografici a letto misto incorporati su membrane di etilene-vinil acetato (EVA), precedentemente utilizzato esclusivamente su materiale storico, come manoscritti, tessuti e dipinti. Ora, secondo gli esperti, è riuscito a estrarre antiche proteine ​​dalla superficie delle mummie egiziane. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Archaeological Science, Volume 119 , luglio 2020. 

Per lo studio è stata utilizzata una metodologia innovativa basata sul contatto tra la pelle della mummia e la membrana in EVA che estrae le proteine presenti sulla superficie in modo non invasivo, rendendole disponibili per le analisi, funzionalizzata con un medium cromatografico. Inoltre, il team ha recuperato e autenticato sequenze di collagene umano e cheratina, nonché potenziali biodeteriogeni batterici / fungini, da un raro esempio di mummificazione precoce dall’Antico Regno. 

Secondo il rapporto ufficiale dell’Università di Torino, la mummia (Supp. 16747 del Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino), rinvenuta negli anni Venti del secolo scorso durante gli scavi della Missione Archeologica Italiana, appartiene a una giovane donna e proveniva da Gebelein, nell’Alto Egitto.

Oltre agli elementi di sequenziamento nella sua pelle, il team, in collaborazione con l’Università di Pisa, è stato in grado di scavare nei dettagli della tecnica di mummificazione utilizzata sul corpo della donna, come l’uso della resina di pino sulla pelle e sui tessuti che rivestono il corpo, tra i quali spicca una rarissima tunica plissettata. 

Secondo l’autrice principale dello studio, la Prof.ssa Demarchi, l’uso efficace di questa tecnica non invasiva sulle mummie consentirà lo studio dell’intera collezione di mummie nel Museo dell’Università, incrementando le nostre conoscenze su patologie / salute e l’evoluzione della mummificazione in Egitto, dal periodo predinastico a quello tolemaico. 

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Mummie

2 pensieri riguardo “TECNICA NON INVASIVA RIVOLUZIONA STUDI SU MUMMIE EGIZIANE

  • 29 Giugno 2020 in 12:59
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    Caro Daniele seguo tutti i tuoi articoli con passione e le traduco con le bandiere è le mando ai mie amici grazie di far rivivere il mondo saluti Armelle d’Hendecourt dal Belgio

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    • 29 Giugno 2020 in 13:31
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      Cara Armelle, Grazie infinite per leggermi

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