TAVOLETTE MALEDETTE RINVENUTE IN UN POZZO AD ATENE

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Questa è la settimana del dopo Festival di San Remo, per molti, per il sottoscritto è la settimana dopo la più salutare scorpacciata egittologica e ripartiamo da alcune tavolette maledette. Nel 2016 è stato portato alla luce un pozzo durante uno scavo archeologico per studiare l’approvvigionamento idrico delle terme vicino al Dipylon, ad Atene. Lo scavo ha riportato numerosi oggetti, tra cui coppe, contenitori per mescolare vino, lucerne, vasellame vario, monete e una scatola di legno.

La scoperta più entusiasmante sono state, probabilmente, le 30 tavolette “maledette”, tutte realizzate in piombo, databili a circa 2500 anni fa, che avrebbero dovuto contaminare l’acqua. La cosiddetta “magia nera” non era consentita nell’antica Atene ed era proibito scrivere incantesimi sulle tombe dei defunti. Chiunque desiderasse invocare una maledizione contro qualcuno, avrebbe dovuto trovare altri metodi per farlo.

Secondo Jutta Stroszeck, del Deutsches Archaologisches Institut di Atene, responsabile della ricerca Kerameikos excavations, un modo era quello di gettare tavolette con maledizioni nei pozzi. L’acqua, in particolare, era sacra nella religione greca, protetta dalle Ninfe che potevano diventare molto ostili se non fosse trattata con rispetto

Per ingraziarsi il favore delle Ninfe, i regali venivano spesso gettati in acqua. Inoltre, si credeva che da alcuni pozzi si avesse accesso all’Ade e lanciando maledizioni nei pozzi di nemici l’accesso potesse essere “attivato”.

Gli archeologi sostengono che c’erano quattro ragioni fondamentali per maledire qualcuno: vincere una causa legale, avere successo negli affari, vincere negli agoni sporti e per questioni riguardanti l’amore e l’odio. I testi, dunque,  sono scritti sulle tavolette che invocano gli dei degli Inferi per infliggere danni ad altre persone e il soggetto che ha ordinato una maledizione non è mai menzionato per nome; solo il destinatario ha il piacere di trovare il suo nome su una tavoletta maledetta.

Gli antichi greci assumevano “professionisti” che scrivevano le maledizioni, credendo di avere poteri soprannaturali. Posizionando, invece, la tavoletta su una tomba, speravano che la maledizione sarebbe stata portata negli Inferi dall’anima del defunto.

Quante credulonerie…

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Istituto archeologico tedesco di Atene

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