martedì, 18 Agosto 2026
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TAVOLETTA ROMANA IN PIOMBO CON UNA MALEDIZIONE DECIFRATA DAI RICERCATORI DI HEIDELBERG

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I ricercatori dell’Università di Heidelberg hanno decifrato una rara tavoletta romana in piombo del II secolo contenente una maledizione, scoperta nei Paesi Bassi, gettando nuova luce sulla diffusione delle pratiche magiche nell’Impero Romano.

Il manufatto inscritto, rinvenuto durante gli scavi archeologici nella città olandese di Heerlen, contiene un’antica iscrizione greca che invoca divinità e demoni della tradizione magica egizia. Il ritrovamento è considerato insolito perché la maggior parte delle tavolette di maledizione rinvenute nell’Europa settentrionale sono scritte in latino.

Il manufatto è stato scoperto sotto la piazza del municipio di Heerlen, nel sito dell’antico insediamento militare romano di Coriovallum, nella provincia della Bassa Germania. La tavoletta, che misura appena 9,3 per 4,8 centimetri, era stata sepolta nell’ambito di un rituale volto a invocare forze soprannaturali contro un nemico.

Le antiche tavolette di maledizione, note come defixiones, in latino, e katadesmoi, in greco, erano comunemente fatte di piombo, un materiale a cui si attribuivano poteri vincolanti. Tali tavolette contenevano tipicamente incantesimi volti a influenzare controversie legali, competizioni atletiche, rivalità commerciali o relazioni sentimentali.

Per studiare l’iscrizione, i ricercatori dell’Istituto di Papirologia dell’Università di Heidelberg hanno utilizzato la tecnica RTI (Reflectance Transformation Imaging), una tecnica fotografica specializzata che combina più immagini scattate in diverse condizioni di illuminazione. Questo metodo ha permesso agli studiosi di rivelare dettagli difficili da vedere a occhio nudo.

L’analisi della tavoletta ha identificato tre gruppi distinti di caratteri, tra cui un’invocazione a esseri soprannaturali scritta in greco antico. I ricercatori hanno anche scoperto tre simboli magici che si riteneva servissero a comunicare la maledizione a poteri divini o demoniaci.

L’iscrizione nomina quattro individui, due uomini e due donne, descritti come compagni di schiavitù. Secondo Rodney Ast, direttore accademico dell’Istituto di Papirologia, la tavoletta potrebbe essere stata concepita per maledire i quattro schiavi stessi o per invocare una punizione soprannaturale contro un individuo non identificato in loro nome.

La composizione del gruppo è particolarmente intrigante. I due uomini portano nomi latini, mentre le donne hanno nomi greci, il che suggerisce una comunità culturalmente eterogenea all’interno dell’Impero Romano.

Julia Lougovaya, ricercatrice presso l’istituto, ha affermato che è possibile che una delle donne sia stata responsabile della commissione o della stesura della maledizione. Potrebbe essere stata originaria dell’Egitto romano e aver portato con sé la conoscenza di pratiche magiche associate alla comunicazione con le potenze divine.

Secondo gli esperti, la tavoletta fornisce una preziosa testimonianza degli scambi culturali e religiosi nel mondo romano. Nei primi secoli d.C., le tradizioni magiche provenienti dall’Egitto, dal Vicino Oriente, dalle comunità ebraiche e dai gruppi cristiani emergenti interagivano e si diffondevano sempre più in tutto l’impero.

Joachim Quack, direttore dell’Istituto di Egittologia dell’Università di Heidelberg, ha osservato che la magia occupava un posto importante nell’antica società egizia. Mentre i rituali di protezione e guarigione erano spesso accettati all’interno delle pratiche religiose ufficiali, gli incantesimi volti a nuocere agli altri venivano generalmente eseguiti in segreto.

I ricercatori ritengono che la tavoletta di Heerlen offra un esempio eclatante di come queste tradizioni si siano diffuse ben oltre i loro luoghi d’origine, integrandosi nella vita quotidiana di tutta l’Europa romana.

La tavoletta con la maledizione dovrebbe essere esposta al pubblico presso il Museo di Heerlen. Verrà inoltre pubblicata una versione scientifica completa dell’iscrizione e della sua interpretazione, che consentirà ai ricercatori di tutto il mondo di esaminare il raro manufatto e il suo significato per lo studio delle religioni e della magia antiche.

 
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università di Heidelberg

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