L’analisi di calderoni di Glenfield Park risalenti a quasi due millenni e mezzo fa ha permesso agli archeologi dell’Università di Leicester di creare, attraverso un progetto di archeologia sperimentale, una replica pressoché perfetta, fornendo informazioni sulle competenze dei metallurghi, dell’Età del Ferro inglese, nei processi di produzione.

Nel 2013, durante uno scavo nei pressi del villaggio di Glenfield Park, nel Leicestershire, gli archeologi hanno scoperto una collezione unica di manufatti metallici dell’Età del Ferro che gettano nuova luce sui rituali delle comunità dell’Isola britannica.

Il tesoretto di oggetti in metallo, uno dei più grandi del suo genere nella contea, comprendeva una spada, fibule, ma la maggior parte del ritrovamento era costituita dai resti di un gruppo di 11 grandi calderoni realizzati in lega di rame e ferro: una delle due sole grandi collezioni di tali oggetti provenienti da tutta l’Europa dell’Età del Ferro. La collezione, senza precedenti in termini di varietà di manufatti, offre i calderoni che evidenziano il ruolo dell’insediamento come probabile luogo di tradizioni associate a deposizione rituale di oggetti importanti.

I calderoni sono costituiti da orli in ferro, corpi emisferici in lega di rame e due anse ad anello in ferro fissate a una fascia superiore in ferro. Sono stati rinvenuti in condizioni estremamente fragili e sono stati estratti dal sito di scavo in blocchi di terreno per il successivo microscavo e le analisi.

Dopo la conclusione del lavoro sul campo condotto dai  Servizi Archeologici dell’Università di Leicester, i conservatori del MOLA (Museum of London Archaeology) hanno condotto un accurato microscavo sui delicati resti del calderone. Dopo essere rimasti così a lungo sepolti nella pesante argilla del Leicestershire, i calderoni si erano corrosi e deformati, ma una combinazione di TAC, radiografie mirate e un’attenta pulizia e campionamento ha rivelato informazioni importanti sulla loro fabbricazione, il loro utilizzo e le loro condizioni prima del loro smaltimento, avvenuto circa 2.400 anni fa.

Liz Barham, Conservatrice del MOLA, osserva che la conservazione dei calderoni di Glenfield Park attraverso la registrazione dettagliata, il campionamento e l’integrazione con l’analisi scientifica ha portato alla luce molte nuove informazioni sulla loro fabbricazione, riparazione e utilizzo nel corso della loro vita utile, basandosi sul lavoro svolto con precedenti scoperte di calderoni. Nonostante le loro condizioni di schiacciamento e corrosione, i conservatori sono stati in grado di identificare molti dettagli utili alla ricerca, per produrre informazioni sulla realizzazione di una replica e forse fornire uno sguardo sulle comunità dell’Età del Ferro che li hanno realizzati, utilizzati e infine scartati.

Nonostante le condizioni dei resti, il lavoro di conservazione e scientifico ha portato alla luce dettagli intricati sulle abilità di lavorazione dei metalli dell’Età del Ferro, rivelando l’uso di tecniche sofisticate per modellare la sottile lamina di rame del corpo globulare e per temprare e saldare il ferro.

Le numerose toppe di riparazione rinvenute su tutti i calderoni suggeriscono che durante la loro produzione si siano verificati alcuni incidenti, ma anche che una volta in uso, fossero stati mantenuti con cura e avessero una lunga durata, il che indica la loro importanza per la comunità che li utilizzava.

John Thomas, direttore degli scavi e vicedirettore dell’ULAS, ritiene che i calderoni siano stati utilizzati in occasione di grandi raduni e feste, e gli esempi di Glenfield non fanno eccezione: con capacità comprese tra 15 e 57 litri, avrebbero potuto sfamare diverse centinaia di persone se utilizzati contemporaneamente. Dovevano essere una parte importante delle attività di rituali legate a questo insediamento, ma dopo un lungo periodo di utilizzo furono infine sepolti in diverse aree del sito per ragioni sconosciute. I risultati del progetto saranno importanti per comprendere gli aspetti sociali delle comunità dell’Età del Ferro nelle Midlands e oltre.

Per comprendere l’aspetto dei calderoni quando erano in uso, Hector Cole, un archeologo specializzato in lavorazione del ferro, è stato incaricato di crearne una replica a grandezza naturale. Il risultato è uno straordinario nuovo calderone che si basa sulle caratteristiche principali del materiale rinvenuto a Glenfield e, soprattutto, sulle osservazioni derivanti dal restauro.

Hector Cole ritiene che le competenze tecniche utilizzate erano di altissimo livello, forgiando modellando, trapanando bronzo e ferro con grande precisione. Se si fosse proceduto nell’ordine sbagliato, si sarebbe ottenuto una forma distorta che non poteva essere corretta. 

I risultati del progetto sono stati pubblicati finora nel numero di giugno della rivista Current Archaeology, mentre il rapporto completo degli scavi sarà pubblicato l’anno prossimo.

Il progetto Glenfield Cauldrons si è svolto nell’inverno 2013/14 (scavi) ed è stato commissionato in anticipo rispetto a Optimus Point, un grande complesso di magazzini e centri di distribuzione di Wilson Bowden Ltd. vicino alla M1 e al villaggio di Glenfield, entrambi situati alla periferia urbana di Leicester.