RECENSIONE MOSTRA “TESORI DEI FARAONI, ROMA
“Tesori dei Faraoni“ è il titolo evocativo della mostra che riunisce 130 manufatti provenienti dai musei del Cairo e di Luxor (che ho avuto il piacere di visitare diverse volte, ndr), installata al centro di Roma, alle Scuderie del Quirinale, suscitando, in chi scrive, contrastati sentimenti variabili tra la commozione e l’ammirazione assoluta. La mostra, inaugurata il 24 ottobre 2025, chiuderà , dopo la proroga, il prossimo 14 giugno 2026.
La mostra è stata curata con sapienza e competenza da Terek el-Awady con gli organi statali italiani che hanno dato un enorme contributo in organizzazione e allestimento (Ales Arte Lavoro, Servizi del Ministero della Cultura, Mondo Mostre e Scuderie del Quirinale); fondamentale è stato il contributo dei funzionari del Ministero della Cultura egiziano e il Ministro del Turismo e delle Antichità, che hanno permesso il prestito delle opere all’Italia, nonché il Consiglio Supremo delle Antichità egiziano.
Prima di spendere altre parole sulla mostra, una menzione particolare si desidera esprimerla al catalogo della mostra stessa: un corposo manuale di circa 400 pagine con splendide foto, il regesto dei manufatti esposti, un testo curato dall’archeologo Zahi Hawass, è una sorta di manuale sulla storia e sull’arte egizia scritto in un linguaggio comunicativo alla portata di tutti, ricco di informazioni su una delle culture preistoriche e storiche che hanno fatto la storia del mondo.
L’uomo ha sempre avuto la necessità di mantenere un legame con la storia e con gli antenati, attraverso opere letterarie, monumenti grandi e piccoli, corredi funerari e l’interesse per l’antico Egitto ha sempre avuto un piano elevato rispetto ad altre culture e civiltà.
La mostra presenta autentici capolavori dell’arte egizia e i visitatori hanno un’occasione unica di ammirare manufatti unici e affascinanti. Il percorso espositivo , curato nei minimi particolari nelle ampie sale delle Scuderie, accompagna i visitatori alla scoperta dei faraoni e del loro regno in uno scenario caratterizzato dalla presenza del Grande Nilo che divide il territorio egiziano in due, rendendo la striscia di terra che solca il deserto da sua a nord una terra fertile unica.
I manufatti esposti narrano molteplici aspetti della civiltà egizia, dalla figura del sovrano, della corte, dei dignitari, all’arte e all’architettura, dalla vita quotidiana alle credenze religione nella cosmogonia egiziana, alla immancabile visione della morte e dell’aldilà.
Una sezione particolare è dedicata alla Città d’Oro, la Golden City di Amenothep III, Tjhn itn, la abbagliante Aten, fatta edificare tremilaquattrocento anni fa dietro al suo tempio funerario (dove oggi sorgono i Colossi di Memnone…), vicino al sito dove sorgerà, un paio di secoli dopo, il tempio funerario del faraone Ramses III, a Medinet-Habu, a Tebe ovest. La scoperta è avvenuta nel 2020 e, chi vi scrivi ha avuto il piacere di visitarne il cantiere nel 2023. Il centro è enorme e racconta, attraverso manufatti di ogni tipo, strutture pubbliche, areee residenziali ed economiche, strade e lughi di culto, tutti realizzati in mattone crudo di tafla (il limo del Nilo), dettagli preziosi della vita quotidiana in un centro del Nuovo Regno, uno spaccato di vita cristallizzato a oltre tre millenni or sono.
Concludo questa breve recensione con la descrizione di un manufatto unico e già osservato al Museo del Cairo, quello vecchio posto in Piazza Tahrir: è la Triade di Micerino, opera della IV Dinastia, Antico Regno, realizzata in scisto e rinvenuta nel Tempio a Valle della più piccola delle tre piramidi della Piana di Giza, quella di Micerino, appunto. Rinvenuta nel 1908, mostra il faraone in posizione incedente o stante al centro che indossa la corona bianca dell’Alto Egitto e il gonnellino plissettato. Alla sua destra, la dea Hator, indossa un lungo abito, una parrucca e una corona composta da disco solare tra due corna di vacca. Alla sinistra del faraone, la personificazione del nòmo di Tebe con l’emblema del distretto sopra la testa. Anche queste due figure sono in posizione incedente. Una serie di iscrizioni confermano quanto le triadi rappresentino un concetto di regalità sacra del faraone, raffigurato tra le divinità a confermarne la legittimazione del potere.
Buona visita alla mostra!
Daniele Mancini
Per ulteriori info: Scuderie del Quirinale
Foto della galleria di Daniele Mancini


