giovedì, 5 Marzo 2026
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PORTATO ALLA LUCE UN MITREO DI EPOCA ROMANA A RATISBONA, GERMANIA

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Un intervento iniziato come archeologia preventiva, una procedura preliminare per lo sviluppo urbano nel cuore storico di Ratisbona, si è trasformato in una scoperta di straordinaria importanza per la comprensione della provincia romana della Rezia. Al numero 6 di Stahlzwingerweg, dove erano previsti tre edifici residenziali, il lavoro di ArchäoTeam GmbH, guidato da Sabine Watzlawik, ha portato alla luce i resti di un tempio dedicato al dio Mitra, un mitreo!

Museen der Stadt Regensburg

La sua età, attestata tra l’80 e il 171 d.C., lo rende il primo spazio di culto romano identificato all’interno del perimetro della città vecchia e il più antico mitreo documentato fino ad oggi in tutta la Baviera.

Lo scavo, condotto in più fasi dalla primavera all’autunno del 2023, si è svolto in condizioni di notevole complessità a causa delle ridotte dimensioni del lotto soggetto a edificazione. Questa circostanza ha costretto gli archeologi a lavorare in settori separati, una metodologia che ha inizialmente complicato l’interpretazione complessiva delle strutture rinvenute.

Le prime indicazioni non si discostavano dal consueto spettro cronologico per un sito in quest’area: tracce di occupazione preistorica, romana e medievale erano documentate, con materiali per lo più conformi alle aspettative. Un meticoloso processo di sintesi e analisi post-scavo, guidato dall’archeologo Stefan Reuter, è stato necessario affinché la vera natura del complesso romano emergesse chiaramente. Le prove principali indicavano un edificio singolare, i cui resti. per lo più deperibili in quanto costruiti in legno. richiedevano un’interpretazione basata su prove indirette ma conclusive.

Tra gli elementi decisivi per l’identificazione vi è un’ara o pietra consacrata, la cui superficie, purtroppo erosa, ha perso l’iscrizione che indubbiamente un tempo conteneva. Accanto ad essa, il recupero di frammenti di lamine metalliche votive, simili a quelle documentate in altri templi, e di elementi di arredo appartenenti a un piccolo armadio sacro o a edicola hanno costituito un primo corpus di manufatti.

Tuttavia, furono i reperti associati alla pratica rituale a fornire la chiave definitiva: tra le ceramiche recuperate si trovano diversi frammenti di un vaso decorato con motivi serpentini, simbolo ripetutamente associato al culto mitraico. A questi si aggiungono resti di incensieri e brocche con manico, chiamate Henkelkrüge. La presenza di questi vasi per liquidi conferma una delle attività centrali del culto misterioso: la celebrazione di feste ritualicomunioni simboliche che riunivano gli iniziati nel recinto sacro.

La cronologia del santuario, uno degli aspetti più rilevanti della scoperta, ha potuto essere stabilita grazie allo studio delle monete rinvenute nel contesto archeologico. Queste ne collocano l’uso nel periodo corrispondente all’accampamento di coorti di Kumpfmühl e all’adiacente insediamento civile sulla riva del Danubio. Questo quadro temporale, precedente alla fondazione del grande accampamento legionario di Castra Regina, indica che il culto di Mitra era praticato nella regione decenni prima di quanto si pensasse in precedenza.

Museen der Stadt Regensburg

Come spiega Maximilian Ontrup, archeologo presso i Musei Civici di Ratisbona, l’importanza della scoperta è doppiamente unica. A livello locale, costituisce il primo santuario di epoca romana identificato nel centro storico. A livello regionale bavarese, è il più antico dei nove mitrei finora noti . Questa datazione precoce sfida la narrazione consueta che colloca l’apice dei misteri di Mitra tra la fine del II secolo, per poi estendersi per tutto il III secolo e declinare con l’avanzata del Cristianesimo nel IV e V secolo.

Le implicazioni storiche della scoperta vanno ben oltre la sfera locale. Il Mitreo di Ratisbona getta una luce intensa e tangenziale sulla città danubiana, ancora poco conosciuta, consentendo di intravedere la sua composizione sociale e religiosa in una fase formativa. Oltre a Ratisbona, il santuario e i suoi arredi forniscono dati inestimabili sulla liturgia, gli oggetti rituali e la diffusione geografica di un culto misterico che, nonostante studi approfonditi, conserva ampi margini di enigma.

Quasi tutte le informazioni su questi rituali sono desunte dall’iconografia e dagli spazi di culto, poiché non sono sopravvissuti testi sacri o manuali di iniziazione. Ogni Mitreo di nuova scoperta rappresenta quindi una pagina recuperata da un libro perduto.

Riconoscendo questa eccezionale importanza, la città di Ratisbona e l’Ufficio Statale Bavarese per la Conservazione dei Monumenti hanno avviato una collaborazione per finanziare un progetto di ricerca dedicato esclusivamente alla valutazione completa dei reperti, attualmente in corso. Nei Musei Civici di Ratisbona, i manufatti, apparentemente modesti, frammenti di ceramica, metallo corroso e resti di animali sacrificali, saranno sottoposti a un processo di contestualizzazione ed esposizione per fornire una narrazione comprensibile al pubblico.

La frontiera del Danubio, dunque, lungi dall’essere un’area periferica e tardo-romanizzata, dimostra attraverso questo tempio di essere un territorio dinamico in cui le correnti religiose orientali trovarono molto presto terreno fertile, soprattutto tra i militari delle legioni, disegnando un paesaggio spirituale più complesso e antico di quanto i libri di storia avessero dipinto.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Stadt Regensburg

 

Rezia

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