Una pionieristica ricerca condotta dalla Teesside University di Londra svelerà nuove informazioni sull’economia di pelle, pellami e del cuoio nell’Impero romano, gettando nuova luce sulla produzione, sul commercio e sulla vita quotidiana nell’antichità.

Il progetto di ricerca mira a scoprire come la pelle veniva prodotta, commercializzata e utilizzata nell’Impero romano, un argomento rimasto a lungo oscuro a causa della rarità dei materiali organici conservati.

Gillian Taylor, docente associata presso la School of Health & Life Sciences della Teesside University, è a capo del progetto e ha iniziato a lavorare a stretto contatto con altri ricercatori, Rhiannon Stevens, docente all’University College di Londra, Elizabeth M Greene, titolare della cattedra di ricerca canadese in archeologia romana presso la Western University in Ontario, Canada, e Matthew Breen, docente emerito di genetica oncologica comparata presso la North Carolina State University.

Il progetto triennale ha ricevuto un sostanzioso premio economico finanziario dall’Arts and Humanities Research Council (AHRC) del Regno Unito per la ricerca e l’innovazione (UKRI).

Tecniche scientifiche all’avanguardia saranno combinate con il sequenziamento del DNA antico e con competenze archeologiche per esplorare manufatti in pelle provenienti da importanti siti romani in Gran Bretagna, Paesi Bassi e Siria.

Il progetto si concentra su manufatti in pelle provenienti da siti come Vindolanda, un forte romano vicino al Vallo di Adriano nel Northumberland, che vanta la più grande collezione di oggetti in pelle romani dell’Impero. Altri siti chiave includono Trimontium in Scozia, Valkenburg e Vechten nei Paesi Bassi.

Il team di ricerca collaborerà anche con il Vindolanda Trust, il National Museum of Scotland e il Museo Archeologico Nazionale olandese, il National Museum of Antiquities, nei Paesi Bassi.

Queste istituzioni forniscono accesso alle collezioni e supportano attività di sensibilizzazione che aiuteranno a far conoscere la ricerca a un pubblico globale.

La Taylor conferma che questa sarà la prima analisi biomolecolare su larga scala del cuoio romano, permettendo di identificare la specie, il sesso e l’origine degli animali utilizzati nella produzione del cuoio, ricostruendo e approfondendo le reti socio-economiche che sostenevano la vita romana, dalle catene di approvvigionamento militare all’artigianato civile.

Secondo la Taylor, integrando i dati scientifici con i modelli storici, è possibile ricostruire un quadro più completo dell’economia romana e aiuterà a comprendere non solo come vivevano gli individui dell’impero, ma anche come si adattavano, innovavano e si collegavano attraverso grandi distanze.

Ha inoltre sottolineato l’attualità del progetto di ricerca, in un momento in cui il cambiamento climatico continua ad accelerare il degrado dei siti archeologici. I risultati della ricerca contribuiranno a definire le future politiche per il recupero archeologico e l’identificazione del cuoio, in particolare laddove i reperti organici sono a rischio.