NOVITA’ SULLA TOMBA DI ALESSANDRO MAGNO

Per leggere questo articolo occorrono circa 3 minuti

Come ribadito in altre occasioni, gli ultimi momenti di una campagna di scavo sono sempre i più proficui: è accaduto anche a Calliope Limneos-Papakosta, che negli ultimi 14 anni ha setacciato i Giardini Shallalat, un parco pubblico nel cuore di Alessandria, in Egitto, alla ricerca delle tracce della tomba di Alessandro Magno, il grande conquistatore , anche faraone, che ha dato il nome alla città.

L’ultima campagna è stata molto deludente ma quando è improvvisamente affiorato un elemento di marmo bianco, immediatamente il team è stato pervaso da un’ondata di speranza.

Sepolti e dimenticati per secoli, il team ha portato alla luce alcune mura di fondazione di un edificio monumentale risalente all’era di Alessandro Magno. Ma non solo. Il manufatto rinvenuto alla fine dello scavo si è rivelato essere una statua ellenistica raffigurante il grande re, un nuovo e significativo incentivo per proseguire gli scavi anche in futuro.

La Papakosta, che dirige l’Hellenic Research Institute of the Alexandrian Civilization da sette anni, ha scavato a oltre 10 metri sotto l’Alessandria moderna e ha scoperto un quartiere reale della città antica e, secondo gli archeologi, il sito potrebbe conservare uno dei più grandi obiettivi dell’archeologia: la tomba perduta di Alessandro Magno.

Quando Alessandro ha compiuto 20 anni ed è diventato il Re della Macedonia, in seguito all’assassinio di suo padre, Filippo II, nel 356 a.C., ha dato l’avvio a uno dei più ambiziosi regni della storia. Nei successivi 12 anni il brillante Alessandro ha rovesciato ogni impero che si è frapposto sulla sua strada, tra cui la Persia e l’Egitto, dove si è dichiarato faraone. L’indomito condottiero è morto, ahimè, nel 323 a.C., all’età di 32 anni: le sue spoglie non hanno avuto immediata pace.

Dopo numerose discussioni tra i suoi generali eredi, il corpo di Alessandro Magno è stato sepolto prima a Menfi, in Egitto, poi nella città che porta il suo nome, Alessandria, dove la sua tomba è stata visitata e venerata come il tempio di un dio.

Dopo 14 anni di sterili ricerche, la Papakosta e il suo team hanno portato alla luce questa antica statua in marmo ellenistico di Alessandro Magno, ora esposta al Museo Nazionale di Alessandria.

Alessandria e la tomba del suo fondatore sono state sempre minacciate, non da forze invasori, ma dalla natura. Un decennio prima della nascita di Alessandro, nel 365 a.C., uno tsunami ha inondato la città. Il disastro ha, purtroppo, segnato l’inizio di una lunga era di terremoti e di innalzamento del livello del mare, che minaccia ancora oggi Alessandria.

Le acque del delta del Nilo, su cui si trova Alessandria, inoltre, hanno fatto affondare lentamente la parte antica della città a una velocità di 0,25 centimetri l’anno, con punte di quasi 4 metri dall’epoca di Alessandro. La città è sopravvissuta costruendo sopra le sue antiche strutture e riuscendo ad accogliere una popolazione di oltre cinque milioni di abitanti.

Nel tempo, oltre alle fondamenta della città sepolte, anche la posizione della tomba di Alessandro è stata dimenticata. Autori antichi, come Strabone, hanno descritto la tomba di Alessandro Magno, ma la sua posizione rispetto alla città moderna rimane un mistero.

La perduta posizione della tomba non ha impedito agli archeologi di cercarla. Esistono rapporti di oltre 140 scavi ufficiali, tutti falliti, aumentandone il desiderio di scoperta.

La speranza di una scoperta senza prcedenti induce la Papakosta, guidata da resoconti antichi e da una mappa di Alessandria del XIX secolo, a effettuare diverse campagne. Recentemente si è avvalsa anche della tecnologia moderna, come la tomografia a resistività elettrica (ERT), per determinare dove scavare. L’ERT trasmette una corrente elettrica nel terreno per misurare la resistenza e rilevare eventuali oggetti sotto la superficie. Finora, il suo team ha identificato 14 anomalie che potrebbero essere strutture molto al di sotto del piano di calpestio moderno.

Utilizzando questi e altri metodi, Papakosta è riuscita a portare alla luce intere porzioni dell’antico quartiere reale della città, tra cui una strada romana e i resti di un imponente edificio pubblico che potrebbe identificarsi nella tomba di Alessandro. Inoltre, l’intercetto della falda acquifera non ha fatto desistere la tenace archeologa: ha fatto progettare un elaborato sistema di pompe e tubi flessibili per mantenere il sito sufficientemente asciutto in modo da poter essere scavato.

Nel corso degli anni la Papakosta, sempre più convinta che si stia avvicinando alla tomba perduta di Alessandro Magno, è un classico esempio di ottimismo, una buona dose di realismo e qualche spicciolo di fortuna…

Buon proseguo!

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Hellenic Research; National Geographic

AlessandroMagno

Ciao! Lascia un commento. Grazie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: