LE TRACCE DELLA SANGUINOSA COLONIZZAZIONE CRISTIANA A HUNACTI, YUCATÁN
Nelle campagne dello Yucatán settentrionale, un team di ricercatori ha portato alla luce la storia di Hunacti, una città missionaria del XVI secolo di breve durata, le cui strade in pietra e la cui chiesa in stile spagnolo nascondono una narrazione più profonda di persecuzioni incessanti, resilienza e silenziosa adesione alle tradizioni religiose Maya.
Guidati dall’antropologa Marilyn A. Masson dell’Università di Albany, i ricercatori dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia del Messico, della Morehead State University e dell’Università del Galles del Sud hanno ricostruito un vivido ritratto dei 15 anni di vita di Hunacti, dalla sua fondazione nel 1557 al suo abbandono nel 1572.
Gli scavi di tre residenze d’élite, della piazza centrale e della chiesa hanno rivelato un insediamento che inizialmente si allineava alle aspettative coloniali spagnole, per poi mantenere, e in alcuni casi intensificare, le pratiche tradizionali Maya nonostante le persecuzioni spagnole e i disastri naturali.
Pubblicato sulla rivista Latin American Antiquity, lo studio offre uno sguardo approfondito su come una città missionaria del territoriorio maya ma di breve durata abbia affrontato i rivolgimenti del primo dominio coloniale spagnolo.
Secondo la Masson, Hunacti è un paradosso: è stata costruita in modo grandioso, inizialmente con leader autoctoni collaborativi, eppure è diventata famosa per la sua resistenza continua, anche quando i costi erano diventati elevati.
Hunacti fu fondata come sito missionario di visita, una comunità satellite visitata periodicamente dai frati francescani provenienti da centri conventuali più grandi. La sua struttura rifletteva gli ideali spagnoli: strade a griglia si irradiavano da una piazza centrale dove una chiesa a forma di T si ergeva sullo sfondo di piramidi preispaniche ed edifici amministrativi. Tre grandi case d’élite, costruite in stile spagnolo con pareti intonacate, finestre ad arco e nicchie, circondavano la piazza.
I documenti storici suggeriscono che i leader fondatori del sito godevano di privilegi rari per le élite maya durante i primi periodi del dominio coloniale: accesso ai cavalli, proprietà di una piantagione di cacao e controllo su una parte significativa del lavoro per la costruzione della città.
Secondo Masson, l’importanza di Hunacti attirò attenzioni indesiderate e negli anni ’60 del Cinquecento, la città ebbe un ruolo di primo piano nei famigerati ‘processi per idolatria’ francescani guidati da Diego de Landa, che prendevano di mira i leader Maya per aver continuato a praticare riti religiosi tradizionali.
La ricerca mostra che nel 1562, un capo Maya della comunità, Juan Xiu, fu arrestato insieme ad altri otto e morì sotto tortura dopo essere stato accusato di sacrifici umani. Successivamente, nel 1565 e nel 1570, i successivi leader furono puniti per idolatria, con fustigazioni pubbliche incluse. Poi, nel 1572, la carestia colpì Hunacti e la città fu abbandonata, con la probabile migrazione degli abitanti nella vicina Tixmehuac.
Secondo i ricercatori, un bizzarro episodio del 1561, quando lo stesso Xiu raccontò di aver visto un neonato nato morto con segni simili a quelli della crocifissione, potrebbe aver segnato il destino della città, attirando l’attenzione dei francescani.
Secondo gli autori, gli scavi nella chiesa e nelle case dell’élite raccontano una storia che le cronache spagnole solo accennano: sotto la patina di architettura europea, gli abitanti di Hunacti erano ancorati alle tradizioni Maya.
I ricercatori hanno trovato incensieri in ceramica con volti o figure modellate che rappresentano antiche divinità Maya, in tutte e tre le case d’élite e in diverse aree della chiesa. Molti degli incensieri sono stati rinvenuti sopra gli ultimi piani coloniali, il che suggerisce che il loro utilizzo continuò fino alla fine dell’insediamento, nonostante i divieti francescani.
Altri rinvenimenti includono utensili in selce e calcare locali; è stato recuperato solo uno strumento in metallo europeo (un’ascia); scarse merci europee: Hunacti produceva pochi articoli di carattere europeo e poche sono le tracce di una produzione in eccesso per i mercati spagnoli; resti faunistici, per lo più specie autoctone come cervi, pecari e iguane, un cavallo, status symbol per le élite.
Sebbene la breve occupazione di Hunacti possa essere vista come un fallimento in termini coloniali, Masson e i suoi colleghi la interpretano diversamente. I leader dell’insediamento sembrano essere passati da una iniziale cooperazione a una posizione più autosufficiente e resistente, limitando il coinvolgimento con le reti commerciali spagnole e mantenendo il controllo sulla vita religiosa.
Questa scelta probabilmente andò a discapito della stabilità a lungo termine e dell’accesso ai beni spagnoli, ma conservò un certo grado di autonomia locale, un risultato apprezzato da molte comunità indigene che dovettero affrontare le pressioni della colonizzazione, un modo di preservare le proprie tradizioni e prendere le proprie decisioni, anche sotto forti pressioni esterne.
L’archeologia di Hunacti arricchisce la comprensione della diversità di esperienze tra le città Maya dell’era coloniale: mentre alcune comunità abbracciarono elementi del Cristianesimo e del governo coloniale per garantirsi benefici materiali, altre, come Hunacti, accettarono il costo della resistenza al dominio spagnolo mantenendo le tradizioni religiose Maya precoloniali.
La ricerca, finanziata dalla National Geographic Society, evidenzia anche il valore dell’archeologia domestica nel riscrivere le narrazioni sulla passività indigena che un tempo dominavano le storie coloniali. Per Hunacti, le strategie di negoziazione, adattamento e sfida hanno lasciato una traccia materiale che parla ancora, più di quattro secoli dopo, che gli ultimi residenti se ne andarono dalla loro grande piazza.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Università di Albany, https://www.albany.edu/news-center/news/2025-study-reveals-maya-towns-defiant-stand-early-colonial-era


