LE TAVOLETTE CERATE DI TONGEREN, BELGIO
Markus Scholz, docente di archeologia delle Province romane ed Epigrafia antica presso la Goethe-Universität di Francoforte, in collaborazione con il suo team, ha decifrato la cosiddetta Iscrizione Argentea di Francoforte, che aveva attirato l’attenzione mondiale fornendo la prova che la fede cristiana si era già diffusa a nord delle Alpi nel III secolo d.C.
La perseveranza e la competenza di Scholz hanno ora contribuito a un altro straordinario risultato di decifrazione. Insieme a Jürgen Blänsdorf, docente emerito presso la Johannes Gutenberg-Universität di Magonza, ha identificato una scrittura precedentemente illeggibile conservata sui resti lignei di tavolette di cera romane scoperte a Tongeren, in Belgio.
Tongeren è ampiamente considerata la città più antica del Belgio. Situata nella provincia orientale del Limburgo, le sue origini risalgono all’insediamento romano di Atuatuca Tungrorum, probabilmente distrutto durante le invasioni unne del 451 d.C. Resti archeologici di epoca romana continuano a emergere in città ancora oggi e negli anni ’30, furono rinvenuti numerosi frammenti di legno, inizialmente interpretati come parti di assi o scatole.
Solo in seguito si capì che si trattava in realtà delle cornici di legno di tavolette di cera romane. Queste tavolette un tempo contenevano uno strato di cera sottile e fungeva da superficie di scrittura per una vasta gamma di scopi quotidiani e ufficiali. Quando le lettere venivano incise nella cera con uno stilo, la pressione lasciava spesso deboli impronte nel legno sottostante, tracce che richiedevano di essere decifrate.
La cera stessa è scomparsa da tempo ma, all’epoca degli scavi, gli studiosi presumevano che non fosse sopravvissuto alcun scritto e i reperti furono in gran parte dimenticati fino al 2020, quando Else Hartoch, direttrice del Museo Gallo-romano di Tongeren, li ha riportati all’attenzione degli studiosi.
Nel 2021, Scholz, con il supporto di Blänsdorf, è riuscito a scoprire una miniera di informazioni. Rispetto all’iscrizione in argento, questo materiale si è rivelato molto più difficile da interpretare. Scholz osserva che il legno, con le sue venature naturali, era risultato completamente essiccato: distinguere le scanalature che facevano parte di una lettera da quelle causate da crepe, danni o dal processo di essiccazione stesso è stato estremamente impegnativo; ostacoli significativamente maggiori rispetto a quelli incontrati con l’amuleto della Nida romana di Francoforte, soprattutto perché molte delle tavolette erano state riutilizzate, creando palinsesti sovrapposti.
Gli 85 frammenti superstiti provenivano da due diversi contesti archeologici: un gruppo è stato recuperato da un pozzo vicino al foro e ad altri edifici pubblici, dove le tavolette sembrano essere state deliberatamente distrutte e gettate via. Gettandole nel pozzo probabilmente si garantiva che le informazioni in esse contenute non potessero più essere lette, quasi come un’antica forma di protezione dei dati.
Come hanno scoperto Scholz e Blänsdorf, molti di questi testi erano contratti o documenti ufficiali: secondo gli studiosi, quando redigevano i contratti, gli scribi applicavano deliberatamente una forte pressione in modo che la scrittura si imprimesse profondamente anche nel legno.
Il secondo gruppo di frammenti proveniva da una depressione fangosa apparentemente riempita con tavolette usurate e altri rifiuti per favorire il drenaggio. Qui, i ricercatori hanno anche identificato diverse tipologie di testi, tra cui copie amministrative ed esercizi di scrittura di studenti, spesso l’uso finale di tavolette già riutilizzate, nonché una bozza di iscrizione destinata a una statua del futuro imperatore Caracalla, risalente al 207 d.C.
Il processo di decifrazione è stato scrupoloso, osserva Scholz. Sebbene il team abbia utilizzato tecniche di visualizzazione avanzate come la Reflectance Transformation Imaging (RTI) utilizzando un sistema a cupola, i progressi sono stati spesso lenti. Durante queste sessioni, ogni ricercatore ha presentato i risultati intermedi, che sono stati poi discussi e perfezionati insieme, producendo gradualmente ulteriori approfondimenti.
Solo circa la metà degli 85 frammenti conserva tracce di scrittura identificabili: le lettere, le parole e i nomi decifrati hanno fornito importanti spunti storici. Tra questi, vi è la prova che anche nelle province romane venivano ricoperte alte cariche politiche. Le tavolette menzionano un decemviro, un magistrato di alto rango, e dei lictores, assistenti di alti funzionari statali o municipali, ruoli che in precedenza erano stati documentati molto raramente nelle province settentrionali dell’Impero romano.
I testi gettano luce anche sulla popolazione che viveva nella regione. Alcuni individui sembrano essersi stabiliti a Tongeren dopo aver completato il servizio militare nell’esercito romano, tra cui veterani della flotta del Reno. I nomi registrati sulle tavolette indicano una popolazione notevolmente diversificata, che comprende origini celtiche, romane e germaniche. Molti di questi nomi erano precedentemente sconosciuti da altre fonti.
Per Scholz, il lavoro si è rivelato altrettanto avvincente: sebbene il materiale in sé possa sembrare modesto e le iscrizioni meno spettacolari a prima vista, la decifrazione delle tavolette di cera ha dato un contributo sostanziale all’archeologia romana e alla storia antica di quelle lontane province.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Rhein-Main Universitäten
Bibliografia: Else Hartoch (a cura di), The Writing Tablets of Roman Tongeren (Belgium) and Associated Wooden Finds, Turnhout 2025



Molto interessante! Grazie Alessandro Guerri
Gent.mo Alessandro, grazie per leggermi